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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
I dati Frontex / Italia

In Europa è record di sbarchi, Tunisia e Libia i nodi per Meloni

Mai così tanti ingressi irregolari dal 2016: nel 2022 nella rotta del Mediterraneo Centrale c'è stato un aumento del 51% rispetto all'anno precedente. E un accordo Ue per la gestione è ancora lontano

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha promesso di ridurre gli sbarchi di migranti irregolari sulle nostre coste. E come per tutti i governi precedenti al di là delle parole non sarà un compito facile, anzi. Come certificano i dati di Frontex il numero degli ingressi irregolari nell'Unione europea è ai livelli più alti dal 2016: nel 2022 ci sono stati circa 330 mila attraversamenti, un aumento del 64% rispetto all'anno precedente. La rotta del Mediterraneo centrale, quella che interessa l'Italia, ha registrato 102.529 arrivi con un aumento del 51% rispetto al 2021. Egiziani, tunisini e bengalesi sono state invece le prime tre nazionalità di migranti sbarcati, e lo scorso anno è stato quello con il maggior numero di arrivi dalla Libia dal 2017 e il maggior numero dalla Tunisia nella storia recente.

Dopo il minimo indotto dalla pandemia nel 2020, il 2022 è stato il secondo anno consecutivo con un forte aumento del numero di arrivi irregolari in Ue. La rotta dei Balcani occidentali è stata la più battuta e ha rappresentato quasi la metà del totale. Lì siriani, afghani e tunisini insieme hanno rappresentato il 47% dei rilevamenti con il numero di siriani che è approssimativamente raddoppiato a 94 mila. Le donne hanno rappresentato meno di uno su dieci dei migranti arrivati, mentre la quota di minori segnalati è leggermente scesa a circa il 9% di tutti i rilevamenti.

Mercoledì Meloni ha tenuto un vertice a Palazzo Chigi per discutere del problema con i vice premier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Il premier ha discusso con loro di una strategia per rallentare i flussi verso l'Italia, strategia che passa da accordi con i Paesi di partenza. In quest'ottica sono stati organizzati i viaggi di Tajani prima in Turchia oggi e poi e a seguire in Tunisia e Libia. Non è la prima volta che un governo prova a trovare un accordo con le nazioni nordafricane per provare a fermare gli sbarchi, ma la Tunisia e la Libia non si sono mai rivelati dei partner altamente affidabili in questo senso.

E purtroppo neanche gli altri Stati membri dell'Ue si sono mostrati di grande aiuto in passato. Il 9 e 10 febbraio a Bruxelles è previsto un Consiglio europeo sul tema ma il raggiungimento di un accordo per una gestione condivisa del fenomeno sembra lontano. La proposta di un nuovo Patto Ue per la migrazione e l'asilo giace sui tavoli negoziali da settembre 2020. Come ribadito a più riprese dalla Commissione, il nuovo accordo europeo va approvato entro la fine della legislatura, ovvero entro i primi mesi del 2024, ma le distanze tra i governi restano ancora tante.

Il testo in discussione non prevede il superamento di Dublino, che sancisce il principio che è lo Stato di ingresso del migrante che deve farsi carico della sua pratica di asilo e contro cui l'Italia da sempre si batte, ma inserisce comunque una serie di opzioni di 'solidarietà'. I Paesi che non ricevono direttamente i richiedenti asilo possono scegliere se accettare di propria spontanea volontà il ricollocamento nel loro territorio (come già avviene in maniera volontaria, anche se in numeri minimi), offrire un sostegno al rimpatrio, gestendolo in prima persona, o se garantire un supporto operativo.

Tuttavia l'approvazione de Patto Ue sui migranti entro i primi sei mesi del 2023, che coincidono con la presidenza svedese, non è mai stata alla portata delle istituzioni europee, e Stoccolma ha già detto chiaramente che non sarà possibile portare a casa il risultato. Il governo Meloni dovrà vedersela da solo, almeno per il momento.

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