Frontex rivela: “Non abbiamo interlocutori in Libia”. E il Consiglio d’Europa scrive a Minniti: “Chiarisca accordo con Tripoli”

Destano preoccupazione le parole del direttore dell'Agenzia Ue che dovrebbe formare i guardacoste libici. E intanto da Strasburgo si chiedono all'Italia garanzie sul rispetto dei diritti umani dei migranti bloccati nel paese nordafricano

Una immagine della missione Ue EunavForMed / Ebs

Circa 46 milioni di euro stanziati finora per “formare” la guardia costiera locale e fermare i barconi dei trafficanti diretti alla volta dell’Europa. Con il limite, quasi paradossale, che l’agenzia Ue che dovrebbe occuparsi di questa formazione non ha “interlocutori in Libia”. A rivelarlo è stato oggi Fabrice Leggeri, il direttore di Frontex, l’agenzia europea che collabora con le missioni Eubam Libia e EunavForMed per formare i guardacoste di Tripoli e “arrivare ad avere una forma embrionale di forze dell'ordine”.  Peccato, pero’, che “per il momento non abbiamo interlocutori libici", ha detto Leggeri ai deputati del Parlamento europeo a Bruxelles. 

"Sappiamo tutti quanto sia difficile addestrare i guardacoste, in assenza di uno Stato funzionante e regolare. Ma è uno sforzo che dobbiamo fare per arrivare ad avere interlocutori", aggiunge Leggeri, evidenziando anche come non sia l'Agenzia a scegliere il personale destinato all'addestramento.
 
Quanto alle operazioni di ricerca e salvataggio di migranti di fronte alla Libia, Leggeri ha ricordato che gli interventi negli ultimi mesi si erano concentrati "nelle acque libiche o nelle immediate vicinanze, col rischio che i trafficanti usassero le navi" di Triton e delle Ong "come parte dei loro affari criminali. Per questo è necessario il giusto equilibrio", afferma.

La lettera del Consiglio d'Europa

Sempre oggi, a rinfocolare le polemiche sui rapporti tra l’Ue, l’Italia e la Libia è arrivata la lettera  del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, al ministro degli Interni Marco Minniti: "Le sarei grato se potesse chiarire che tipo di sostegno operativo il suo governo prevede di fornire alle autorità libiche nelle loro acque territoriali - si legge nella missiva - e quali salvaguardie l'Italia ha messo in atto per garantire che le persone salvate o intercettate non rischino trattamenti e pene inumane, e la tortura".
 
Nel documento si chiedono anche informazioni sul nuovo Codice di condotta per le ong coinvolte in operazioni di salvataggio in mare, una richiesta già rivolta alle autorità italiane in una lettera adottata ieri dalla commissione migrazioni dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e indirizzata al capo della delegazione italiana, Michele Nicoletti (Pd). Rispetto agli accordi con la Libia, il commissario evidenzia che "il fatto di condurre operazioni in acque territoriali libiche non assolve il Paese dagli obblighi derivanti dalla convenzione europea dei diritti umani".
 
Muiznieks ricorda che la Corte di Strasburgo ha stabilito, in varie sentenze, che gli Stati membri del Consiglio d'Europa rispondono delle loro azioni come se agissero nel proprio Paese quando hanno un controllo effettivo o esercitano l'autorità su un individuo sul territorio di un altro Stato. Secondo il commissario "questo sarebbe, a suo avviso, vero per le navi italiane che intercettano e salvano migranti nelle acque libiche".

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La replica di Minniti

"Mai navi italiane o che collaborano con la Guardia costiera italiana hanno riportato in Libia migranti tratti in salvo". Il nostro Paese, poi, "non sottovaluta affatto il tema del rispetto dei diritti umani in Libia e anzi lo considera cruciale, al punto da farne una componente essenziale della complessiva strategia sviluppata dal Governo". Cosi' il ministro dell'Interno Marco Minniti in una lettera in risposta al Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa.

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