Francia lascia l'operazione Nato: "Chiude un occhio sul contrabbando di armi della Turchia"

La missione Sea Guardian dovrebbe servire a far rispettare l'embargo in Libia, ma Parigi accusa Ankara di usarla come copertura proprio per fornire armamenti all'esercito di al-Sarraj

Navi della misisone Sea Guardia - foto archivio Ansa

La Francia ha deciso di ritirarsi, almeno temporaneamente, da un'operazione navale della Nato nel Mediterraneo. Si tratta di una decisione presa per il fatto che parigi non si sarebbe sentita sostenuta abbastanza dall'Alleanza atlantica dopo che il mese scorso ha avuto un incontro aggressivo con le navi della Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, sospettate di trasportare armi verso la Libia, in violazione di un embargo che invece dovrebbero far rispettare.

La lettera

L'ambasciatore francese presso la Nato, Muriel Domenach, ha inviato una lettera al segretario generale Jens Stoltenberg, informandolo della decisione di ritirarsi dall'operazione Sea Guardian, che ha proprio lo scopo di far rispettare l'embargo. La missiva lamentava il fatto che l'Alleanza, nel suo rapporto sull'accaduto, "non ha stabilito i fatti", di fatto lavandosene le mani. La notizia, non confermata da fonti ufficiali, è stata riportata per la prima volta dal quotidiano francese L'Opinion.

Le accuse alla Turchia

Emmanuel Macron sta subordinando il ritorno del Paese all'operazione Sea Guardian a quattro richieste: che gli alleati ribadiscano il loro impegno per l'embargo sulle armi, vietare l'uso dei segnali di chiamata della Nato quando le navi effettuano operazioni nazionali; migliorare il coordinamento tra Sea Guardian e l'operazione Ue Irini, che ha lo stesso obiettivo, e l'istituzione di un meccanismo per disinnescare i conflitti ed evitare incidenti tra gli alleati. Queste regole servirebbero a rendere più difficile il sostegno di Erdogan al governo del premier, riconosciuto dall'Onu, Fayez al-Sarraj, a cui la Turchia starebbe fornendo armi, in violazione dello stesso embargo che dovrebbe far rispettare. Per farlo da una parte si oppone al coordinamento con la Ue, che renderebbe le cose più difficili, e dall'altro utilizzerebbe il trucco di usare il segnale di chiamata Nato mentre le sue navi scortano imbarcazioni al cui interno sono nascoste enormi quantità di armi.

L'incidente

L'incidente che è al centro della polemica è avvenuto il 10 giugno quando la fregata francese Le Courbet, operando sotto il comando della Nato, ha tentato di indagare sulla destinazione prevista di una nave mercantile battente bandiera tanzaniana, la Cirkin, ma le è stato impedito aggressivamente dal farlo da tre navi navali turche che la scortavano, secondo quanto denunciato dai funzionari francesi. Il sospetto era proprio che la Cirkin stesse trasportando armi in Libia. Secondo funzionari francesi, le navi turche si sarebbero spinte fino a far lampeggiare le loro luci radar per tre volte nello spazio di pochi secondi, una manovra che di solito precede il fuoco, e hanno anche detto che i marinai turchi sono stati visti indossare giubbotti antiproiettile, in piedi e armi in pugno, in un chiaro atteggiamento di minaccia. Questa ricostruzione però viene smentita da Ankara.

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Nato divisa

Il 17 e 18 giugno, il ministro della Difesa francese Florence Parly ha presentato una denuncia in una riunione ministeriale della Nato e ottenuto il sostegno di otto alleati su un totale di 30, per le sue critiche al comportamento della Turchia. Tra i contrari gli Stati Uniti di Donald Trump e il Regno Unito di Boris Johnson. I leader politici dell'alleanza hanno faticato a mantenere una dimostrazione di unità negli ultimi anni in mezzo a combattimenti a volte feroci, tra cui forti lamentele da parte di Trump sulle scarse spese militari e le critiche di Macron sulla mancanza di coordinamento e contro le azioni unilaterali turche.

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