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Venerdì, 1 Marzo 2024
Proposte estreme / Francia

La Francia come l'Iran: Macron vuole bloccare i social network durante le rivolte

Il presidente francese rilancia l'idea di limitare l'accesso a piattaforme come Tik Tok o Twitter durante le manifestazioni violente. Una pratica tipica dei regimi autoritari

La situazione in Francia è sfuggita di mano e il governo non sa più come arginare le proteste, ricche di episodi violenti, seguite all'uccisione dell'adolescente Nahel M.da parte di un poliziotto. Per tastare il polso della situazione basta ascoltare l'ultima proposta del presidente Emmanuel Macron, che ha immaginato di limitare o addirittura bloccare l'accesso ai social network per impedire che in caso di nuove rivolte le persone possano organizzarsi su queste piattaforme. In un Paese che si fa vanto di essere una patria di democrazia, nonché di aver dato vita alla Rivoluzione, l'idea dell'inquilino dell'Eliseo sa davvero di ultima spiaggia in una società che si sta dimostrando (come diverse altre dell'Occidente) sempre più razzista e divisa e dove le profonde fratture sociali ed economiche vengono risolte a suon di repressione. Mentre Macron prova ad arginare lo scambio di messaggi digitali, continuano a circolare liberamente i proiettili delle forze dell'ordine. Nella notte fra sabato 1 e domenica 2 luglio un ragazzo di 27 anni è morto a Marsiglia, per il probabile "shock violento a livello del torace" causato da un proiettile di "tipo flash ball", in dotazione alla polizia mentre partecipava ad una manifestazione in ricordo di Nahel.

Sindaci stressati

L'idea è spuntata nel corso di un incontro con i sindaci di 200 comuni riuniti all'Eliseo con i quali Emmanuel Macron ha condiviso le sue preoccupazioni riguardo l'ondata di proteste che ha travolto la Francia a seguito dell'uccisione del minorenne Nahel M., ad opera di un poliziotto. Quest'ultimo ha sparato a freddo al diciassettenne perché il ragazzo aveva provato a sfuggire ad un controllo. Da quel momento la risposta è stata rabbiosa, caotica e violenta, in particolare da parte dei giovanissimi, che hanno invaso le strade di tantissime cittadine, da Nanterre (dove è avvenuto l'omicidio) a Parigi, da Lione a Marsiglia. Anche nei piccoli comuni distanti dall'attenzione dei media si sono verificati episodi di danneggiamenti, incendi e furti. "Bisogna fare una riflessione sui social, sui divieti che dobbiamo mettere. E quando le cose sfuggono di mano, potresti doverti mettere in condizione di regolarli o interromperli", ha dichiarato Macron.

L'idea di mettere in atto misure per bloccare i social network in caso di nuove rivolte sembrava inizialmente una "fake news", come l'aveva definita il ministero dell'Interno in un tweet solo due giorni prima. Invece si è progressivamente rivelata vera. Dapprima Robert Ménard, sindaco di estrema destra di Béziers, ha confermato la dichiarazione a due televisioni francesi, precisando che il presidente aveva suggerito di "pensare di tagliare l'accesso ai social media: Snapchat, TikTok, Instagram" in determinate condizioni. Poi sono arrivate altre conferme in forma anonima ai partecipanti all'evento, come quelle raccolte dal sito Euractiv.

Questioni legali

Come ha ricordato sia il quotidiano Le Monde che l'Afp, i blocchi temporanei dei social network, parziali o totali, sono vietati dall'attuale legge francese. Sia la Costituzione francese che il diritto europeo garantiscono il diritto alla libertà di espressione. Inoltre il Consiglio costituzionale francese ha stabilito in diverse occasioni che le misure che limitano la libertà di espressione in nome della tutela dell'ordine pubblico devono essere "proporzionate e giustificate". Questo organo era già intervenuto nel 2020, quando aveva criticato la maggior parte della "legge Avia" sull'odio online. In particolare aveva contestato la sua norma principale, che richiedeva ai social network di rimuovere i contenuti "odiosi" entro ventiquattro ore. Il Consiglio aveva stabilito che la misura costituiva "un'ingerenza nell'esercizio della libertà di espressione e di comunicazione che non è necessaria, appropriata e proporzionata".

Modalità di blocco

In teoria un blocco di questi siti sarebbe possibile. In pratica, dovrebbe passare attraverso i sistemi dei nomi di dominio ( Domain Name System, o Dns), quindi attraverso il sistema di rinvio utilizzato dai fornitori di servizi Internet. In casi specifici e solo su decisione del giudice o su richiesta diretta della polizia, i fornitori francesi bloccano determinati siti con contenuti illegali, pensiamo ai casi di pirateria digitale o a siti pedopornografici. In questo caso però il governo francese prenderebbe di mira i principali social network, perfettamente legali come Instagram, Snapchat o Twitter, che non sarebbero più in grado di comunicare con i propri server. Se da un lato i blocchi basati sui Dns sono facili da realizzare, è altrettanto semplice aggirare queste limitazioni, sia sul computer che sui cellulari. Alcuni sistemi di messaggistica o social network, in particolare Telegram e Signal, vengono ampiamente utilizzati dai dissidenti durante proteste e disordini, perché hanno predisposto infrastrutture tecniche abbastanza efficaci nell'evitare il blocco da parte del Dns.

Scelta autoritaria

La proposta risulta divisiva anche all'interno della maggioranza. Il deputato Eric Bothorel (del partito Renaissance) ed esperto in materia di questioni digitali lo ha definito "un errore". La democrazia, a suo avviso, si rivelerebbe più debole degli strumenti utilizzati contro di essa. Più dure le critiche piovute su Macron da parte dell'opposizione. "Il Paese dei diritti umani e dei cittadini non può allinearsi alle grandi democrazie di Cina, Russia e Iran", ha commentato ironicamente Olivier Faure, segretario del Partito socialista, facendo riferimento a tre regimi reputati tra esempi di autoritarismo ai limiti della dittatura. Il blocco dei social network è già stato applicato da alcuni Paesi sul loro territorio. Sia nel 2014 che nel 2015 a fronte di proteste antigovernative, la Turchia ha ripetutamente bloccato siti come Twitter, Facebook e YouTube. Non sempre però riuscendo ad essere efficace proprio per le considerazioni di cui sopra. La stessa risposta è stata adottata in Iran, quando il regime di stampo religioso si è preoccupato a causa del dilagare delle proteste seguite all'omicidio di Mahsa Amini, mentre la Russia ha provato in passato a bloccare l'accesso al servizio per impedire il raccordo tra gli oppositori di Vladimir Putin.

Soluzioni alternative

Già questo mercoledì 5 luglio l'esecutivo sembra aver fatto marcia indietro, almeno su alcuni aspetti. Al canale France Inter l'ufficio della Segreteria di Stato per il digitale ha garantito che l'ipotesi di un blocco "non era sul tavolo". Secondo Olivier Véran, portavoce del governo, quelle chi si stanno prendendo in considerazione sono invece "sospensioni di funzionalità, come la geolocalizzazione su determinate piattaforme". In sostanza il governo francese starebbe studiando delle soluzioni meno invasive e più sofisticate a livello tecnologico, ma senza stabilire limitazioni su larga scala, che susciterebbero sia aspre critiche da parte della società civile che complessi aspetti legali d a affrontare.

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