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Lunedì, 8 Agosto 2022
Il voto / Francia

Il giallo delle elezioni in Francia: ha vinto Macron o Melenchon?

Dubbi sui calcoli del ministero degli Interni. Fra 7 giorni il secondo turno: il presidente francese rischia di perdere la maggioranza assoluta. E di dover fare i conti con il leader della sinistra

Chi ha vinto il primo turno delle elezioni legislative in Francia? La domanda divide ancora il Paese, con la coalizione di centrosinistra che rivendica il successo, almeno nelle percentuali di consensi, e accusa il ministero degli Interni di aver "truccato" i dati per favorire il partito di governo. Un'accusa che buona parte dei media ritengono fondata da valide ragioni. Ma al di là del risultato parziale, per Emmanuel Macron si apre una settimana di fuoco in vista del secondo turno, che stabilirà la composizione dell'Assemblea nazionale e che potrebbe "balcanizzare" il parlamento lasciando il presidente senza una maggioranza di riferimento per i prossimi 5 anni.

Già, perché il sistema francese prevede collegi uninominali dove i singoli deputati vengono eletti sulla base di due turni. L'alta soglia di sbarramento al primo turno (50% dei voti, ma solo se l'affluenza ha superato il 25% degli aventi diritto) comporta nei fatti che quasi tutti i collegi debanno passare per il ballottaggio: le urne che si sono chiuse domenica sera, infatti, hanno consegnato solo 5 deputati eletti su 577. La percentuali di voti ottenuti a livello nazionale, dunque, non incide sui risultati definitivi, ma ha senza dubbio un importante significato politico.

Lo ha in particolare per la Nouvelle Union populaire, écologique et sociale (Nupes), ossia la coalizione guidata dal partito di sinistra France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che ha messo insieme socialisti, verdi e il Partito comunista. Dopo aver sfiorato il ballottaggio alle elezioni presidenziali, e aver indirettamente dato mandato ai suoi elettori di votare Macron al posto della candidata di destra Marine Le Pen, Mélenchon si è presentato alle legislative con l'obiettivo dichiarato di sfidare il neo ri-eletto capo dell'Eliseo e incidere sulle scelte politiche del nuovo governo. 

Stando ai risultati diffusi dal ministero degli Interni, il partito di Macron (l'ex République en marche, ribattezzato per l'occasione Ensemble, ossia "insieme") ha chiuso il primo turno in leggerissimo vantaggio su Nupes (25,75% dei voti, contro il 25,66%). Peccato che nella stima del ministero non siano stati considerati alcuni candidati di sinistra, le cui preferenze sono state conteggiate per i singoli partiti e non per la coalizione. Un metodo sbagliato anche per i giudici del Consiglio di Stato, che avevano accolto un ricorso di Nupes alla vigilia del voto invitando il ministero a rispettare la richiesta di un "brand unico" da parte della coalizione di centrosinistra.  

Buona parte dei media, dunque, hanno seguito il Consiglio di Stato, e rivisto i calcoli del ministero (già sotto accusa di recente per le informazioni non proprio corrette sulla gestione fallimentare della finale di Champions league a Parigi). Per esempio, l'autorevole Le Monde ha stabilito che, conteggiando tutti i candidati di Nupes, la coalizione raggiungeva il 26,1% dei voti contro il 25,8% di Insieme. In altre parole, Mélenchon può rivendicare che la sua coalizione è la prima forza politica del Paese. Il Rassemblement national di Marine Le Pen, che era riuscito a superare di un soffio proprio Mélenchon al primo turno delle presidenziali, si è attestato al 18%, in calo rispetto a quel turno. I Repubblicani, il partito moderato che ha guidato a lungo il Paese, si sono fermati all'11%. Male l'altro sovranista di Francia, Eric Zemmour, che non ha raggiunto il ballottaggio nel suo collegio.

Quella di Mélenchon rischia però di essere una vittoria di Pirro: un conto sono i voti raggruppati su scala nazionale, un altro è il gioco delle alleanze nei singoli collegi, che di solito premia i partiti con maggiore tradizione locale e che nel 2017 aveva permesso a Macron di bissare il successo alle presidenziali ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi dell'Assemblea. Secondo Le Monde, i candidati di Nupes dovranno adesso "affrontare una situazione senza precedenti": il rischio di veder sorgere contro di loro una sorta di cordone sanitario, un “fronte anti-Mélenchon”.

Il leader della sinistra è stato spesso presentato dai suoi avversari come un antieuropeo, ammiratore del presidente russo Vladimir Putin e dell'ex capo di Stato venezuelano Hugo Chavez. Di sicuro, la France insoumis di Mélenchon è critica nei confronti delle politiche economiche e finanziarie europee, in particolare l'austerity, ma non ha mai sposato l'idea nazionalisti di una uscita dall'Ue, come ha fatto invece, almeno fino a qualche anno fa, la destra di Le Pen. Inoltre, Nupes ha al suo interno socialisti e verdi, partiti profondamente europeisti. Senza dimenticare l'appoggio indiretto di Mélenchon a Macron proprio contro Le Pen.

Tutte considerazioni che non hanno convinto finora il partito del presidente "restituire il favore" al leader della sinistra: alla domanda su chi sostenere nei collegi dove il ballottaggio è tra un candidato di Nupes e uno di Le Pen, i leader di Insieme si sono limitati a dire che valuteranno "caso per caso". Per l'ecologista Yannick Jadot, si tratta di una scelta "scandalosa". Una scelta che però, dati alla mano, è chiaramente dettata dalla paura di Macron non solo di perdere la maggioranza assoluta (eventualità oramai abbastanza assodata, secondo gli analisti), ma di dover fare i conti con le richieste di Mélenchon, che continua a rivendicare il ruolo di premier, già affidato alla fedele Elisabeth Borne.

Secondo le proiezioni attuali, Nupes potrebbe conquistare tra i 150 e i 190 seggi. Ottenere i voti dei macronisti laddove Insieme non è al ballottaggio rischia di spingere i risultati effettivi verso la parte alta della forbice. Il partito di Macron, invece, potrebbe perdere tra i 50 e i 100 seggi rispetto a oggi: una débacle che rischia di non venire compensata dai Repubblicani, il partito moderato più in linea con le posizioni di Insieme. A quel punto, per avere una maggioranza stabile, Macron dovrà scendere a patti o con Nupes o con Le Pen.

Nel primo caso, per il liberale capo dell'Eliseo si tratterà di rivedere importati pezzi del suo programma economico e sociale. Nel secondo caso, il leader europeista rischia di rompere il patto repubblicano che ha finora estromesso la destra estrema dal potere. E di agire in patria contro quei valori professati in Europa. 

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