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La Francia donerà 500mila vaccini ai Paesi poveri, ma resta una goccia nel mare

Macron aveva chiesto ai leader del G7 di donare almeno il 3% delle loro dotazioni ma le Ong denunciano la tremenda disuguaglianza nel mondo nella campagna per creare l'immunità di gregge: “Nelle nazioni ricche un'iniezione al secondo, in quelle in via di sviluppo nessuna”

Entro giugno la Francia consegnerà 500mila dosi delle sue scorte di vaccino anti-Covid ai Paesi più poveri. L'annuncio è arrivato da una fonte dell'Eliseo ripresa da Politico.

La mossa arriva dopo che l'Italia, sostenuta dalla Commissione europea, ha bloccato l'export di vaccini prodotti nel proprio territorio verso Stati extra Ue. E fa seguito all'appello lanciato all'ultimo G7 dal presidente Emmanuel Macron affinché i Paesi più ricchi del mondo si impegnassero a donare tra il 3 e il 5 per cento delle loro dosi di vaccino alle nazioni più povere. Una quota che è più o meno quella che adesso Parigi annuncia di destinare ai Paesi a corto di vaccini (e di fondi), dal momento che lo stesso Eliseo ha precisato di avere ricevuto finora 7 milioni di dosi.

La solidarietà della Francia (e quella del resto del G7)

"Ciò che conta per il presidente" Macron "è che il meccanismo sia impostato rapidamente perché c'è bisogno di velocità", ha spiegato la fonte sentita da Politico. La decisione della Francia apre un altro fronte della solidarietà rispetto a quello seguito finora dagli Stati più ricchi e dal G7, ossia l'iniziativa internazionale Covax. Questa iniziativa, guidata tra gli altri dall'Oms, prevede la raccolta di fondi per l'acquisto di vaccini e la successiva consegna al di fuori degli accordi sottoscritti dai singoli Stati (o gruppi di Stati come nel caso dell'Ue). I fondi raccolti finora ammontano a circa 7,5 miliardi dollari, di cui 4 versati dagli Usa, 1,2 dalla Germania e 1 miliardo dalla Commissione Ue (di cui più della metà come garanzie). Il contributo della Francia è di 122 milioni di euro, poco meglio dell'Italia, ferma a 104 milioni (entrambi i Paesi hanno messo meno della Fondazione Bill and Melinda Gates).

Gli accordi con Big Pharma

Non è chiaro se la donazione diretta di vaccini da parte di Parigi violerà gli accordi sottoscritti tra l'Ue e le case farmaceutiche. Secondo quanto denunciato nelle settimane scorse da media e attivisti, Bruxelles si sarebbe impegnata con le aziende produttrici a non destinare le proprie scorte al di fuori dell'Ue, in modo da non compromettere le trattative tra Big Pharma e gli altri Paesi, visto i prezzi più bassi ottenuti in generale dalla Commissione europea. Anche il Regno Unito, almeno con AstraZeneca, aveva concordato di non esportare al di fuori del suo territorio i vaccini prodotti in casa. 

Le denuncia di Oxfam

Di fatto, le mosse delle economie più potenti, ossia del G7, Usa compresi, stanno rallentando la consegna dei vaccini nei Paesi più poveri. Come denunciato dall'Oxfam, Usa, Unione europea e Regno Unito si stanno opponendo alle proposte avanzate da oltre 100 Paesi in via di sviluppo per la sospensione dei brevetti dei vaccini, in discussione oggi all'Organizzazione mondiale del commercio. "La disuguaglianza tra Paesi ricchi e poveri nell'accesso ai vaccini è più acuta e drammatica che mai. Le nazioni più ricche nell'ultimo mese hanno vaccinato in media una persona al secondo, mentre la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo ancora non è stata in grado di somministrare una singola dose, con una carenza strutturale di forniture mediche e scorte di ossigeno”, sostiene l'Oxfam secondo cui stando ai ritmi attuali i Paesi a basso reddito saranno in grado di vaccinare solo il 3% della popolazione entro metà anno e il 20% entro la fine del 2021.

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