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Venerdì, 21 Giugno 2024
La rivolta / Francia

La Nuova Caledonia è sempre più nel caos

Un poliziotto ha ucciso un uomo all'indomani della visita di Emmanuel Macron. È la settima vittima da quando sono iniziate le violente proteste nell'arcipelago francese nel Pacifico

Un poliziotto ha ucciso un uomo di 48 anni in Nuova Caledonia, l'arcipelago francese nel Pacifico teatro da oltre una settimana di violenti scontri. Si tratta della prima volta che un civile viene ammazzato da un membro delle forze dell'ordine dall'inizio delle violenze, esplose il 13 maggio. L'omicidio è avvenuto il 24 maggio, all'indomani della visita del presidente Emmanuel Macron nel territorio francese del Pacifico, corso sulle isole per provare a placare la furia di una parte degli abitanti indigeni noti come Kanak. 

La dinamica dell'omicidio 

Secondo quanto dichiarato dai magistrati locali, un agente di polizia e un suo collega sono stati "aggrediti fisicamente da un gruppo di una quindicina di persone" a Dumbea, appena fuori dalla capitale Noumea. Secondo una nota diffusa dal procuratore Yves Dupas, la situazione di pericolo ha "costretto il poliziotto ad estrarre l'arma", sparando un colpo "per districarsi dallo scontro fisico". L'uomo ucciso è la settima persona che muore in poco più di una settimana, da quando sono iniziate le rivolte nell'arcipelago francese della Nuova Caledonia. Tra le vittime ci sono anche due gendarmi. L'agente che ha sparato è stato preso in custodia. Il procuratore ha fatto sapere inoltre che è stata avviata un'indagine per omicidio colposo da parte di persona autorizzata. Queste azioni legali vengono avviate automaticamente in Francia quando un poliziotto uccide un individuo. 

La visita di Emmanuel Macron

Solo il giorno prima dell'omicidio, il 23 maggio, il presidente francese Emmanuel Macron era volato nell'arcipelago del Pacifico, situato a circa 17mila chilometri dalla Francia continentale, nel tentativo di disinnescare la grave crisi politica scaturita con le proteste contro una riforma sul diritto di voto. Gli scontri si innestano inoltre in una situazione economica al collasso, a cui ha contribuito la "crisi del nichel". Vari investitori, sia nazionali che stranieri, nonostante agevolazioni e sussidi da parte del governo francese hanno deciso di interrompere le estrazioni del prezioso minerale, generando una mole di disoccupati, di cui la stragrande maggioranza rientra nella popolazione indigena.

Durante la sua visita express, Macron non ha pronunciato la parola chiave tanto attesa dai protagonisti delle insurrezioni: il ritiro del disegno di legge elettorale. "Dopo aver ascoltato tutti, mi impegno a garantire che questa riforma non venga approvata oggi e che ci diamo qualche settimana per consentire un dialogo sereno e di ripresa in vista di un accordo globale", ha detto il leader francese. Parole ritenute troppo vaghe da parte dei Kanak, che puntano a completare il processo di autodeterminazione e vorrebbero ottenere l'indipendenza dell'arcipelago dallo Stato francese. Macron ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla potenza delle rivolte, parlando di "un movimento insurrezionale assolutamente senza precedenti, che nessuno aveva mai visto arrivare con un tale livello di violenza".

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Il blocco di Tik Tok

Nei giorni scorsi Parigi ha dichiarato lo stato di emergenza in Nuova Caledonia, inviando centinaia di rinforzi militari e di polizia per ristabilire l'ordine. Tra le misure adottate dal governo transalpino c'è anche lo stop al social Tik Tok. Si tratta della prima volta che uno Stato dell'Unione europea adotta una decisione di questo tipo. L'Eliseo accusa la piattaforma, molto diffusa tra i giovani dell'arcipelago, di aver contribuito alla "diffusione di disordini insurrezionali nell'ordine pubblico". Come segnala il quotidiano Le Monde questa decisione sta sollevando molte critiche. Diverse associazioni che difendono le libertà pubbliche, tra cui la Lega per i Diritti Umani e Quadrature du Net, insieme all'associazione Mouvement Kanak e a tre privati, hanno presentato una richiesta di sospensione del blocco, respinta però dal Consiglio di Stato.

I giudici non sono entrati nel merito del provvedimento, ma hanno ritenuto che le organizzazioni che contestavano il blocco non avessero fornito la prova di una flagrante violazione dei diritti degli abitanti della Nuova Caledonia. Già lo scorso anno il governo francese aveva minacciato il blocco di alcuni social, in seguito alle violenze esplose in Francia da parte di giovani arrabbiati dopo l'uccisione da parte di un poliziotto del giovane Nahel. Il provvedimento però non era mai stato adottato. Stavolta il blocco è arrivato senza preavviso. Secondo i commentatori la decisione è contraria alle pratiche abituali della Francia e di altri Stati europei, i cui governi di norma mantengono rapporti di contatto con i social network, che di solito si adeguano a decisioni fondate su base giuridica. 
 

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