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Fondi Ue in cambio della stretta sui migranti: il patto con l'Africa che non piace alle ong

Il testo che sostituirà la Convenzione di Cotonou include aiuti ai Paesi a reddito basso nel controllo dei flussi migratori. Gli Stati africani dovranno anche accettare i rimpatri. Le organizzazioni umanitarie perplesse anche sui diritti Lgbt

Un nuovo accordo per la lotta alla povertà in Africa in cambio di maggiori controlli sui migranti e porte aperte ai rimpatri dall’Europa. La Commissione europea ha annunciato di aver raggiunto un accordo politico sul testo del partenariato per lo sviluppo dei Paesi a reddito basso e che succederà alla Convenzione di Cotonou del 2000, il patto bilaterale tra Ue e i Paesi dell’Africa, del Mar dei Caraibi e del Pacifico. Il nuovo testo copre un gran numero di aree, che vanno dallo sviluppo delle economie alla crescita sostenibile, passando per il rispetto dei diritti umani e le minacce sanitarie come il Covid-19. Ma a quanto si apprende le organizzazioni per i diritti umani più attive di Bruxelles avrebbero espresso ai legislatori europei tutte le loro critiche sul nuovo accordo, sotto accusa per le potenziali violazioni dei diritti dei migranti e ritenuto debole sulla tutela delle donne e delle persone Lgbt. 

L'Ue promette aiuti su crescita e Covid

Nell’ambito del nuovo accordo quadro - destinato a entrare in vigore negli ultimi mesi del 2021 - si va verso “una partnership più moderna e politica” tra le due sponde del Mediterraneo. Ue e Africa promettono di “agire insieme sulle sfide ambientali e sui cambiamenti climatici”, “sulla pace e sicurezza” e su “crescita sostenibile e inclusiva”. Si prevede la creazione di posti di lavoro, in particolare come risultato di investimenti e sviluppo del settore privato, ma sempre con un sostegno Ue. Nella giornata di ieri la Commissione europea ha anche annunciato un piano di sostegno sul Covid-19 che mira ad aiutare i Paesi africani nell’immediato. “Questo progetto illustra l'impegno dell'Unione europea per aiutare a migliorare la preparazione per le emergenze sanitarie globali e per rafforzare il supporto ai sistemi sanitari in Africa”, si legge in una nota della Commissione.

L'esecutivo Ue per il momento ha messo sul piatto 10 milioni di euro, 9 dei quali andranno al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Gli esperti Ue lavoreranno con gli Stati africani “sulla sorveglianza armonizzata continentale delle malattie infettive, la condivisione dei dati e l'individuazione precoce delle minacce”. Partecipa al progetto anche il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie, che riceverà un contributo Ue di un milione di euro da usare per rafforzare l’organico e supportare il quadro di sicurezza sanitaria africano. “Insieme stiamo aiutando i Paesi partner a rafforzare le loro capacità di prevenire, rilevare e rispondere alle minacce per la salute”, ha dichiarato la commissario ai Partenariati internazionali, Jutta Urpilainen.

L'impegno sui migranti

In cambio agli aiuti economici, l’Ue si aspetta un impegno “in linea con il nuovo Patto Ue per la migrazione e l’asilo” incentrato sui rimpatri rapidi dei migranti irregolari che arrivano in Europa. L'accordo raggiunto tra Unione europea e Unione africana “stabilisce gli impegni dei partner, riconoscendo che la migrazione e la mobilità possono avere impatti positivi se ben gestite e la necessità di affrontare gli impatti negativi e le cause profonde della migrazione irregolare”, si legge nel documento che spiega l’accordo. “Il miglioramento della cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione dei migranti irregolari è un elemento cruciale del nuovo accordo e dell'approccio globale alla gestione della migrazione”, si legge ancora.

Le critiche delle ong

Il documento ha subito attirato le critiche degli attivisti per i diritti umani, già in disaccordo con la Commissione per la virata della politica Ue sull’immigrazione che sposterà gran parte degli sforzi dall’accoglienza al rimpatrio. Le associazioni criticano i pochi riferimenti nel testo alla migrazione legale, mentre non viene fatto nessun riferimento ai percorsi legali per la migrazione per lavoro. C’è poi la questione dei rimpatri che per le organizzazioni a tutela dei diritti umani vanno fatte sempre su base volontaria e solo dopo la verifica della nazionalità dei rimpatriati.

Preoccupazione anche sui diritti di donne e Lgbt

Gli attivisti contestano anche il linguaggio debole del testo sulla tutela dei diritti delle donne e degli omosessuali, mentre le associazioni sostengono la necessità di fare chiari riferimenti alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, in piena attuazione delle precedenti convenzioni internazionali. 

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