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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Storia e memoria / Belgio

"Fondere la statua del re per farne un monumento alle vittime del colonialismo"

La proposta di un gruppo di esperti incaricati dal governo di Bruxelles di suggerire cosa fare delle sculture che celebrano il passato imperialista della nazione

Una statua di colui che fu il re del Belgio, Leopoldo II, potrebbe essere fusa per essere trasformata in un monumento ai milioni di persone che morirono durante il dominio della nazione sul Congo e a tutte le altre vittime del colonialismo. Un gruppo di storici, architetti e altri specialisti, ha avuto l'incarico dal governo regionale di Bruxelles, di immaginare cosa poter fare con il monumento che si trova alle spalle del palazzo reale e che è finito al centro delle critiche nella capitale del Paese, soprattutto dopo l'esplosione del movimento Black Lives Matter nel 2020.

Gli esperti hanno suggerito anche una seconda opzione per la statua di bronzo del re che governò la nazione nel 19esimo secolo: quella di creare un parco di statue all'aperto per ospitare l'opera equestre, insieme ad altri controversi monumenti dedicati a figure del passato coloniale, in modo da renderli ancora accessibili, come in un museo, ma togliendoli da luoghi importanti della città, per non dare l'impressione di voler celebrare ancora le loro gesta. I due scenari sono stati proposti in un rapporto di 256 pagine sulla "decolonizzazione" dello spazio pubblico di Bruxelles.

La città ha decine di monumenti e strade che prendono il nome dagli uomini che hanno costruito l'impero belga alla fine del 19esimo secolo. Re Leopoldo II acquisì il Congo nel 1885 e lo gestì come un suo feudo personale, da cui estrarre risorse per arricchirsi, fino al 1908. In quel periodo milioni di persone morirono a causa di trattamenti brutali, fame e malattie. Lo Stato belga prese poi il controllo del Paese nel 1908, guadagnando colonie anche nell'odierno Ruanda e Burundi dalla Germania dopo la prima guerra mondiale, e lo mantenne fino al 1960, quando il Paese riconquistò la propria indipendenza grazie alla lotta organizzata da Patrice Lumumba, che poi diventò primo ministro fino a quando non fu assassinato in una congiura sostenuta dagli Stati Uniti per le sue posizioni filosovietiche.

L'eredità coloniale del Belgio, compresa la violenza contro le popolazioni africane, il furto di risorse naturali e il razzismo contro i neri, sono "fatti storici consolidati che non sono sempre riconosciuti e pienamente riconosciuti dal Belgio", afferma il rapporto redatto dagli esperti. A loro avviso è importante rimuovere le statue dai luoghi principali di una città, sottolineando che “uno spazio pubblico decolonizzato non è uno spazio in cui tutte le tracce coloniali sono state cancellate”, ma uno spazio “privo di elementi materiali che promuovono allora come oggi il rapporto asimmetrico tra l'ex 'civilizzatore' bianco e l'ex nero colonizzato , perpetuando un'ideologia razzista e fautrice di disuguaglianze”.

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