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Il premier slovacco, Igor Matovic, all'arrivo delle dosi Sputnik. Foto: dal profilo Twitter @CUTIzpravy

Il premier slovacco, Igor Matovic, all'arrivo delle dosi Sputnik. Foto: dal profilo Twitter @CUTIzpravy

Flop Sputnik: la Slovacchia lascia in magazzino 200mila dosi. In Russia vaccinazioni sotto il 10%

Bratislava ha comprato 2 milioni di dosi e solo dopo si è interrogata sulla loro efficacia e sicurezza. Risultato: a oggi nessuno slovacco ha ricevuto l'iniezione russa. Difficoltà nella campagna vaccinale anche a Mosca, dove Putin si è esposto in prima persona per rassicurare i cittadini sempre più scettici

Il primo marzo il premier slovacco, Igor Matovic, si è recato di persona all’aeroporto di Kosice per dare il ‘benvenuto’ a un carico di dosi Sputnik provenienti dalla Russia. Matovic, parlando alle telecamere davanti ai vaccini ancora imballati nella stiva di un aereo militare, ha annunciato che la Slovacchia nei due mesi successivi avrebbe ricevuto “un milione di vaccini”, e poi "un altro milione a maggio e giugno”, come stabilito dal contratto coi russi. Poche ore più tardi, il leader della Lega, Matteo Salvini, esultava per la notizia delle fiale russe sul suolo Ue: “Altri Paesi europei si muovono per tutelare la salute dei loro cittadini, superando i ritardi dell'Europa: lo faccia anche l’Italia!”. Ma a quasi un mese dall’arrivo di quelle prime 200mila dosi, celebrate come l’ancora di salvezza nella tempesta della caotica strategia vaccinale Ue, nessun cittadino slovacco ha finora ricevuto neanche la prima iniezione. Nel mentre, la mortalità per Covid del Paese è rimasta la terza più alta d’Europa e sei ministri hanno rassegnato le dimissioni. 

Le fiale in attesa

A bloccare la somministrazione delle dosi russe in Slovacchia non è stata né l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e tantomeno la Commissione Ue. A ritardare le inoculazioni è invece l'attesa per i risultati dei test condotti dalle autorità del Paese. Dal momento che il vaccino russo non è ancora stato autorizzato dall’Ema, a prendersi la responsabilità di dare l’ok all’immissione nel mercato slovacco delle fiale sono le autorità nazionali che, solo dopo aver comprato due milioni di dosi, si sono messe il problema di testarle prima per verificarne l’efficacia e la sicurezza. Una situazione aggravata dalle bordate contro il primo ministro, accusato di aver bypassato la sua maggioranza nell’acquisto delle dosi. Di qui le recenti dimissioni dei ministri degli Esteri e dell’Istruzione, che hanno fatto salire a sei il numero di defezioni nel Governo.

I ritardi nella produzione dello Sputnik

Il flop dello Sputnik in Slovacchia ricorda, per certi versi, quanto avvenuto in Russia nell’ultimo anno. Registrato l’11 agosto 2020 come “il primo vaccino anti-Covid al mondo”, lo Sputnik - che prende il nome dal primo satellite artificiale lanciato in orbita dall’Unione Sovietica - si è trovato di fronte agli stessi problemi di produzione di dosi riscontrati dalle altre case farmaceutiche, se non in misura maggiore. A oggi, la percentuale di russi che hanno ricevuto almeno una dose è ferma intorno al 7,26% contro una media Ue del 13,96%.

La crisi di fiducia

A pesare sulla campagna di vaccinazione messa in piedi da Mosca è anche la diffidenza manifestata dagli stessi russi nei confronti delle fiale sviluppate dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleja. I sondaggi dell’istituto russo Levada Center hanno dimostrato che il numero di russi riluttanti a farsi vaccinare con lo Sputnik V è cresciuto negli ultimi mesi al 62% rilevato a febbraio a fronte del 58% di ‘scettici’ registrato a dicembre. Numeri che hanno convinto il presidente Vladimir Putin ad annunciare la sua imminente vaccinazione, che è avvenuta martedì scorso. 

La vaccinazione di Putin

Peccato che all’evento non fosse consentita la presenza di giornalisti o telecamere, un fattore che ha sensibilmente ridotto l’effetto ‘rassicurante’ che Mosca sperava di ottenere. Al contrario, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha dovuto spiegare che al capo del Cremlino “non piace” l’idea di farsi vaccinare in pubblico e non è stato reso noto neanche dove sia avvenuta la somministrazione, se in una struttura di vaccinazione o se nell’ufficio o nella residenza del capo di Stato.

L'efficacia delle dosi

Al netto della reputazione delle dosi tra i cittadini russi, a iniziare a interessarsi dello Sputnik sono stati anche gli esperti che hanno pubblicato uno studio sulla rivista medica britannica The Lancet. L’efficacia di Sputnik V di prevenire gli effetti più gravi del Covid-19, e dunque l’ospedalizzazione dei contagiati, risulta pari al 91%. Ma non è ancora chiaro se il vaccino possa prevenire la diffusione della malattia anche nella sua forma più lieve o asitonmatica.

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