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Giovedì, 18 Agosto 2022
La parabola / Regno Unito

Finisce l'era Johnson, il premier tradito dal suo stesso ego

Il leader dei conservatori costretto alle dimissioni dopo una rivolta interna al suo partito. Maestro dei proclami e delle campagne elettorali, si è rivelato inadatto al difficile ruolo del governo

“In politica nessuno è neanche lontanamente indispensabile”. Lo ha riconosciuto Boris Johnson nel discorso con cui ha annunciato le sue dimissioni da leader dei conservatori (e quindi a breve da capo del governo) dopo una raffica di defezioni all'interno del suo esecutivo che hanno reso la sua posizione insostenibile Ma l'ex sindaco di Londra se non indispensabile, sicuramente si sentiva formidabile. Il suo ego, la convinzione di poter riuscire a superare tutte le difficoltà e di poter raggiungere tutti i risultati prefissati grazie alla sua capacità di leadership, gli sono stati fatali.

Il suo carisma nelle campagne elettorali è indiscusso, ma il lavoro quotidiano di governare il Regno Unito si è dimostrato al di sopra delle sue capacità. Gli annunci roboanti e gli slogan efficaci possono aiutare a vincere le elezioni, così come a tenere unita una nazione nei momenti di difficoltà, ma non a gestire un partito come quello conservatore, da sempre prono al 'regicidio' e alle ribellioni. E così l'uomo che ha portato nel 2019 i Tory alla più ampia maggioranza a Westminster dal 1987, i tempi di Margaret Thatcher, e alla più alta percentuale di consensi dal 1979, è caduto sotto i colpi del fuoco amico. Proprio come la premier che lo ha preceduto, Theresa May, fatta fuori da una rivolta orchestrata proprio da Johnson, che ora resterà a Downing Street meno tempo di lei, lui che sognava di fare almeno tre mandati come la Lady di Ferro. Per May una magra consolazione, visto che Johnson più di lei verrà ricordato dalle future generazioni, checché ne dicano i suoi detrattori.

Lui resterà sempre il premier che ha portato a compimento la Brexit (e prima ancora alla vittoria del referendum), che ha guidato il Regno Unito nella tempesta della pandemia, e che è stato in prima linea nella battaglia al fianco dell'Ucraina contro l'invasione della Russia di Vladimir Putin. Piaccia o no come si è comportato, sono cose che finiranno nei libri di storia. E si tratta più che di una magra consolazione per BoJo, che pure sognava di avvicinarsi nella fama al suo idolo, Winston Churchill, ma che invece non gli è arrivato neanche vicino, tradito dalla sua stessa goffagine e faciloneria, che lo hanno portato a diventare protagonista di diversi scandali che hanno compromesso irrimediabilmente la sua immagine nella nazione e nel partito. Nel Paese lui stesso ha ordinato un lockdown e il divieto per i nuclei familiari di incontrarsi? E vabbè però i suoi dipendenti (e lui stesso) meritavano un po' di svago dopo il lavoro, quindi perché non organizzare qualche festicciola a Downing Street ("non credevo fossero in violazione delle regole, non avevo capito”, ha avuto anche il coraggio di dire). Gira voce che l'uomo che stai per nominare vice capogruppo in Parlamento abbia commesso molestie sessuali? Ma perché indagare oltre, sono solo voci, intanto lo nomino, poi si vedrà.

Tutti questi per lui erano solo peccati veniali, poca roba, a fronte dei risultati comunque ottenuti. Disse Get Brexit Done, e la Brexit l'ha portata a compimento (certo con un bel pasticcio in Irlanda del Nord, che ora dovrà sbrigare il suo successore, ma comunque). Durante la pandemia nonostante un inizio a dir poco surreale, con lui che negava la gravità della situazione e si vantava di aver stretto le mani a tutti negli ospedali con malati Covid, poi ha portato l'isola ad avere il programma di vaccinazione più veloce del mondo. La prima iniezione del pianeta è stata in Gran Bretagna, quella fatta alla 90enne Margaret Keenan, l'8 dicembre 2020. Il Regno Unito è stato anche il primo Paese a dire addio alle restrizioni, restituendo ai suoi cittadini la tanto amata (e agognata) libertà, mentre nella altre nazioni c'erano ancora il social distancing e le mascherine. E nonostante la narrazione piuttosto caricaturale fatta da tanti della sua gestione dell'emergenza, i britannici hanno apprezzato la sua scelta di puntare più sul buon senso che sulle restrizioni e la paura, e il fatto che gli aiuti economici sono stati elargiti a pioggia.

Ma tante altre promesse fatte dall'ex sindaco di Londra sono rimaste però solo sulla carta, sono rimaste solo dei proclami, quelli che appunto vanno bene per vincere le elezioni, ma non sono abbastanza per governare. Ad esempio il Levelling up, il far crescere economicamente tutte le regioni dell'Inghilterra, non solo quelle già sviluppate, così come la promessa di fermare l'immigrazione irregolare, nonostante la linea durissima messa in campo e la vergogna delle deportazioni in Ruanda. E un proclama troppo propagandistico è stato ritenuto dai suoi anche il progetto di abbassare le tasse dopo due anni di spesa pubblica ai massimi livelli, per placare la crisi causata da un'economia costretta a fermarsi nel tentativo di fermare il maledetto virus.

E così ora Boris (come confidenzialmente lo chiamano i britannici come da noi si faceva un tempo con Silvio), è arrivato alla fine della sua avventura, e in maniera molto meno gloriosa di quello che si aspettava. Resterà comunque il ricordo di un premier sui generis per il Regno Unito, dallo stile eccentrico e scapigliato. Come la sua testa.

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