Alla tv (privata) europea 122 milioni di fondi pubblici. E la Corte dei conti solleva dubbi

Un report dei giudici contabili dell’Ue mette nel mirino gli stanziamenti della Commissione a favore di Euronews, canale multilingue di informazione sull’Europa. La maggioranza delle quote in mano a un finanziere egiziano, il resto diviso tra una tv Usa e alcune emittenti pubbliche, tra cui la Rai

jean-Claude Juncker durante un'intervista a Euronews

Perché la Commissione europea ha utilizzato 122 milioni di fondi pubblici per finanziare, tra il 2014 e il 2018, una tv privata? E quali sono i criteri adottati dall’emittente per “preservare la sua imparzialità editoriale e una prospettiva europea”? Sono le domande contenute in un rapporto della Corte dei conti Ue, che ha sollevato non pochi dubbi sul modo in cui Bruxelles foraggia Euronews, il canale multilingue di informazione sull’Europa.

Il mandato pubblico

Il rapporto nasce in seguito alla richiesta del Parlamento europeo di “verificare se i finanziamenti a Euronews sono effettuati in modo efficiente e trasparente e utilizzati esclusivamente per adempiere al mandato conferito a Euronews”. Ma qual è questo mandato? Di fatto, Euronews nasce come un progetto paneuropeo per creare un canale di informazione che fosse la “voce” dell’attualità Ue. Nata nel 1993, oggi il canale trasmette le sue trasmissioni in 155 Paesi e in 13 lingue: arabo, francese, greco, inglese, italiano, persiano, portoghese, russo, spagnolo, tedesco, turco e ungherese.

Eppure, questi numeri non sembrano convincere i giudici contabili dell’Ue. La Corte, infatti, ha rilevato che “Euronews non è accessibile alla maggior parte o a tutti i cittadini nell'Unione europea". Inoltre, per ricevere un sostegno pubblico diretto come quello stanziato negli ultimi anni, Euronews dovrebbe avere un mandato ‘pubblico’. Eppure, rilevano i revisori, “nessuno Stato membro dell'Ue ha concesso a Euronews un mandato di servizio pubblico o l'ha considerato un'emittente pubblica, il che significa che non gli forniscono finanziamenti diretti”.

Secondo l'eurodeputata del Movimento 5 stelle, Rosa D'Amato, "siamo dinanzi a un gigantesco spreco a danno dei cittadini europei. Che fa il pari con altri finanziamenti per nulla chiari elargiti in questi anni dalle istituzioni Ue ai media. L’informazione libera e corretta è un bene per la democrazia che va tutelato. Altra cosa sono gli sprechi: l’Ue prenda esempio dal goveno italiano e li tagli, una volta per tutte”, dichiara. 

Di chi è Euronews

Di fatto, Euronews è una tv privata. L’editore è EuronewsNBC, società di diritto francese, le cui quote sono detenute per il 53% dalla Media Globe Networks del finanziere egiziano Naguib Sawiris e per il 25% dalla statunitense NBCUniversal. La ‘quota pubblica’ è relegata al 22%, divisa tra una ventina di emittenti nazionali, tra cui la Rai.

Nonostante questa natura privata, un terzo del fatturato annuale di Euronews proviene dai fondi Ue, elargiti in virtù di un accordo esclusivo tra la società e la Commissione. "L'Ue fornisce un'importante fonte di entrate per un canale televisivo che è per lo più di proprietà privata", dice Mihails Kozlovs, membro della Corte dei conti. "La Commissione europea dovrebbe verificare annualmente se Euronews rispetta gli impegni di preservare la sua imparzialità editoriale e una prospettiva europea. Ma non abbiamo trovato alcun legame formale tra questi impegni e i criteri della Commissione per l'assegnazione annuale dei fondi”, aggiunge.  

La replica dell'emittente

Ai dubbi della Corte, Euronews replica sottolineando l’imparzialità e la mission della testata. “Il fatto che Euronews sia di proprietà privata - ha detto a Politico il chief financial officer David Cipel - non influisce sulla sua missione storica di interesse generale europeo nel campo dell'informazione, in particolare grazie a una governance specifica che è stata implementata dal 2015, conferendo poteri forti e unici a un Comitato editoriale controllato dagli azionisti pubblici”. Inoltre, sostiene sempre Cipel, la tv raggiungerebbe “il 67% di tutte le famiglie nei 28 paesi dell'Ue”.

La Commissione, dal canto suo, ha sottolineato come “Euronews sia soggetta a un rigoroso monitoraggio attraverso regolari valutazioni e audit esterni e indipendenti. Nel 2016 la Commissione ha chiesto un audit indipendente sull'andamento dei finanziamenti Euronews, le cui conclusioni hanno contribuito a stabilire l'accordo quadro attuale firmato” con l’emittente.

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