"Coronavirus, deluso da risposta Ue": il capo (italiano) della ricerca europea lascia incarico per protesta

Mauro Ferrari, professore di fama internazionale, era stato scelto a gennaio per guidare l'European Research Council. Dietro le dimissioni, lo scontro con gli altri membri del board sulla lotta alla pandemia: "Proposto piano alla Commissione, ma non sono stato ascoltato"

Aveva provato a concentrare le risorse della ricerca europea verso la lotta alla pandemia, e aveva anche elaborato una proposta per la Commissione Ue. Ma questi sforzi sarebbero stati osteggiati dai suoi stessi colleghi e non adeguatamente sostenuti a livello politico. Per questo, Mauro Ferrari ha deciso di lasciare il Consiglio europeo della ricerca, l'organo Ue che si occupa di fondi e linee guida per il settore scientifico: "Torno in prima linea", ha scritto in una lettera pubblicata sul Financial Times.

Ferrari si era appena insediato alla presidenza del Consiglio il primo gennaio di quest'anno, in un incarico che doveva durare quattro anni. "Sono rimasto estremamente deluso dalla risposta europea al Covid-19", scrive Ferrari, "per cio' che riguarda la completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso, le pervasive chiusure unilaterali delle frontiere e la scala marginale delle iniziative scientifiche sinergiche".

Lo scienziato sottolinea: "Temo di aver visto abbastanza sia della governance della scienza, sia delle operazioni politiche dell'Unione europea. In questi tre lunghi mesi, ho effettivamente incontrato molte persone eccellenti e impegnate, a diversi livelli dell'organizzazione del Cer e della Commissione europea. Tuttavia, ho perso la fiducia nel sistema stesso. E ora i tempi richiedono azioni decisive, mirate e impegnate - un appello alla responsabilità per tutti coloro che hanno l'aspirazione di fare la differenza contro questa devastante tragedia". 

Ferrari è considerato uno dei padri della nano/micro-tecnologia biomedica. Dopo una lunga carriera negli Stati Uniti, è stato scelto per guidare il Cer. Adesso la decisione di tornare "in prima linea". Perché "credo che adesso la priorità sia fermare la pandemia. La priorità è salvare verosimilmente milioni di vite. Cio' ha la precedenza su carriere, politica e anche la bellezza di una certa scienza". Il riferimento è a quanto accaduto in queste settimane all'interno delle istituzioni europee. 

"Ho pensato che in un momento come questo, i migliori scienziati del mondo dovrebbero essere dotati di risorse e opportunità per combattere la pandemia - ha scritto Ferrari - con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi strumenti diagnostici, nuovi approcci dinamici comportamentali basati sulla scienza, per sostituire le spesso migliorate intuizioni dei leader politici". Ma il consiglio scientifico del Cer, il suo organo direttivo, avrebbe respinto all'unanimità l'idea, spiega il professore, con la motivazione che il suo mandato gli consente di finanziare solo la ricerca "dal basso verso l'alto" ovvero quella proposta dagli scienziati, piuttosto che programmi "dall'alto verso il basso" più ampi con obiettivi fissati dai leader dell'Ue.

"Ho sostenuto che non era il momento che la governance scientifica si preoccupasse eccessivamente delle sottigliezze delle distinzioni tra la ricerca dal basso verso l'alto e quella dall'alto verso il basso", ha spiegato Ferrari. Il professore ha avuto una seconda opportunità quando la presidente Ursula von der Leyen gli ha chiesto il suo parere su come affrontare la pandemia e per la Commissione ha sviluppato un piano "al quale ha contribuito con direttive sostanziali". Ma "il fatto stesso di aver lavorato direttamente con lei ha creato una tempesta politica interna", al Cer. "La proposta è stata trasmessa a diversi livelli dell'amministrazione della Commissione europea, dove credo si sia disintegrata all'impatto". Ferrari lamenta "la completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso, le pervasive chiusure delle frontiere unilaterali" nell'Ue.

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Le sue dimissioni arrivano nel pieno delle tensioni tra l'Italia e l'Ue sulle misure anticrisi da assumere in campo sanitario, ma soprattutto sul fronte economico.

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