Anche Farage dice no a Salvini. E il Parlamento minaccia di sospenderlo

Il leader del Brexit party chiude le porte ai sovranisti di destra, ma rischia di venire sospeso dal Parlamento Ue per un finanziamento sospetto. Gli spagnoli di Vox e il Forum per la democrazia olandese aderiscono ai conservatori dell'Ecr

Il gruppo dei sovranisti di destra voluto da Matteo Salvini e Marine Le Pen perde un altro possibile alleato. Dopo Viktor Orban, anche il leader del Brexit party, Nigel Farage, ha annunciato che non entrerà a far parte della compagine dell'Europa della libertà e delle nazioni, l'Enf.

Lo ha detto lo stesso politico britannico a Politico, confermando quanto aveva già anticipato la settimana scorsa. Farage il 29 maggio, parlando con i giornalisti, aveva definito "congetture" le ipotesi di un passaggio del Brexit party nel promosso da Salvini e non aveva confermato nemmeno la permanenza nell'Efdd, il gruppo di cui faceva parte anche il Movimento 5 stelle nella passata legislatura.

Farage: "Si sono comportati male"

"Sì è così, ho preso una decisione", ha dichiarato per poi raccontare: "Ho già detto dell'incontro privato che ho avuto la scorsa settimana e posso dirvi che loro (gli esponenti dell'Enf, ndr) si sono comportati malissimo. Io sono molto all'antica credo nella fiducia, nell'onore, nelle strette di mano, e le conversazioni fatte davanti un caffè non devono essere di pubblico dominio", e invece è "quello che l'Enf ha fatto", rendendo pubblico il loro incontro. Farage ha poi continuato: "Non ho mai preso l'impegno di unirmi a loro, ho avuto una conversazione preliminare amichevole che loro hanno deciso di utilizzare in modo politico e direi piuttosto disonesto".

Anche Vox e gli olandesi dicono no

E Farage non è l'unico a chiudere le porte a Salvini. Il partito di estrema destra olandese Forum per la democrazia, ha deciso di aderire al gruppo dei Conservatori e riformatori europei (Ecr), alleandosi con i Tories britannici, il Partito Legge e Giustizia al governo in Polonia e Fratelli d'Italia. Il Forum per la democrazia, guidato dall'esponente anti-islam e anti-Ue Thierry Baudet, ha ottenuto l'11% dei voti e 3 seggi. 

I finanziamenti sospetti a Farage

Ma anche Farage ha qualche grana da risolvere. Il mese scorso Strasburgo ha aperto un'inchiesta su dopo che Channel 4 News riportò che il politico britannico non aveva dichiarato donazioni da 450mila sterline ricevute dal magnate delle assicurazioni Arron Banks, un co-fondatore del gruppo favorevole alla Brexit Leave.EU. Anche l'Olaf, l'agenzia antifrode dell'Ue, sta valutando se aprire un'indagine formale sulle accuse.

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Secondo le regole del Parlamento, i membri devono dichiarare tutti i regali che hanno ricevuto "quando rappresentano il Parlamento in veste ufficiale" e "tali doni devono essere riportati nel registro" pubblico. Banks avrebbe fornito a Farage una vettura con autista, viaggi negli Stati Uniti e un'abitazione lussuosa nell'elegante quartiere Chelsea di Londra. Ora ha un giorno per fornire spiegazioni adeguate. “Che cos'è questo, un tribunale di canguri che mi dà solo 24 ore di preavviso per accuse prese da report di stampa?”, ha lamentato il politico in una nota in cui sostiene di “non aver ricevato soldi privati per scopi politici”.

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