Facebook, Google e Twitter non mantengono le promesse sulle fake news. E l'Ue s'infuria

Il rapporto sui progressi compiuti nella disinformazione on-line mostra performance deludenti. Bruxelles: "Facciano di più, bisogna assicurare l'integrità delle prossime elezioni europee"

L’Internet delle cose promesse e non mantenute. Facebook, Google e Twitter si sono impegnate con l’Unione europea per contrastare le disinformazione sulla rete, ma al di là di parole e proclami è stato fatto poco. La Commissione non è contenta, rileva “poche informazioni” sui progressi raggiunti e lamenta nei confronti dei tre colossi del web “dettagli non sufficienti” necessari a dimostrare che siano state effettivamente predisposte in tutti gli Stati membri dell’Ue le misure promesse.

La reprimenda ufficiale è sottoscritta da quattro commissari europei: Vera Jourova (Tutela dei consumatori), Mariya Gabriel (Economia digitale), Andrus Ansip (Mercato unico digitale) e Julian King (Unione della sicurezza). Si teme che gli utenti-consumatori siano ancora troppo esposti alle fake news, e che in vista delle elezioni europee di maggio servano passi avanti sostanziosi. “Abbiamo bisogno di vedere maggiori progressi sugli impegni presi dai principali social network”, sostengono i commissari. “Esortiamo Facebook, Google, e Twitter a fare di più negli Stati membri per assicurare l’integrità delle elezioni del Parlamento europeo a maggio”.

Ma c’è dell’altro. A fine anno il collegio valuterà in che misura le imprese tecnologiche hanno tenuto fede ai loro impegni. Sullo sfondo c’è la minaccia di “ulteriori azioni, anche di natura regolamentare”. Per ora si concede tempo, precisa la vicecapo del servizio dei portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva. “Abbiamo iniziato l’esercizio con la pubblicazione di questo rapporto, e diamo questa possibilità prima di procedere con eventuali strumenti regolatori”. Il senso di frustrazione è alto. Da una parte si teme che le elezioni europee possano essere condotte a colpi di messaggi inesatti e fuorvianti.

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Dall’altra parte c’era un impegno che non si vede mantenuto, soprattutto da Facebook. Dopo lo scandalo dei milioni di utenti a cui sono stati profilati i dati in barba alle regole sulla privacy, ci si attendeva dal social network un cambiamento nelle politiche di gestione dei flussi su internet. Nello specifico, si rileva che “ancora una volta Facebook non ha saputo fornire tutte le informazioni necessarie, compresi i dati sulle azioni intraprese a gennaio sull'esame accurato dei posizionamenti degli annunci o sugli sforzi per interrompere gli incentivi pubblicitari e di monetizzazione per coloro che sono dietro alla disinformazione”. Non si fa lotta alle fake-news. E la Commissione Ue si spazientisce.

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