Romania, fake news e propaganda filo-russa in Tv. “Basta pubblicità a chi fa disinformazione”

13 Ong chiedono alle imprese di non sponsorizzare i loro prodotti su due reti televisive accusate di diffondere false notizie e fare campagne d’odio

Foto Ansa EPA/SERGEI ILNITSKY

Una rete di associazioni della società civile rumena ha fatto appello alle imprese del Paese affinché smettano di comprare spazi pubblicitari su due canali televisivi. Le emittenti Antena 3 e Romania TV sono accusate di avvelenare il dibattito pubblico dell’ex repubblica sovietica diffondendo fake news e facendo campagne di propaganda filo-russa, volte a screditare i valori liberal-democratici ed europeisti.

Nel 2018, una petizione firmata da 25mila cittadini rumeni, e sostenuta da molti leader della società civile, aveva già richiesto uno stop alla collaborazione tra multinazionali e Intact Group, l’editore che controlla Antena 3. “Una società fondata e posseduta indirettamente da Dan Voiculescu, condannato per 10 anni nel 2014 per riciclaggio di denaro - scrivono le associazioni in protesta - e che ha trascorso 3 anni in carcere”.  Romania TV, invece è di proprietà di Sebastian Ghita “condannato per corruzione e riciclaggio di denaro sporco - si legge nella nota delle Ong - attualmente ricercato dall’Interpol, è latitante in Serbia”.

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Nel mirino degli attivisti rumeni sono finite aziende e multinazionali come Carrefour, Lidl, P&G, Metro Cash & Carry e tante altre, le quali, con il loro acquisto di spazi pubblicitari,  “stanno sostenendo la diffusione di notizie false e incitamento all’odio” e che sarebbero troppo vicine al paese di Vladimir Putin. I rappresentanti delle organizzazioni, riunite nella pagina Facebook “Stop Fake News in Romania”, si dicono “preoccupati per la massiccia riduzione della qualità delle notizie e la sua sostituzione con aggressive manipolazioni e propaganda”. “Ciò sta portando a difficoltà del pubblico a distinguere realtà e notizie false, a un aumento delle tensioni sociali e all'aggressività tra gruppi e disaggregazione dei normali processi democratici”, concludono le associazioni.

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