L'Ue prova a rassicurare Zuckerberg e ad evitare la chiusura di Facebook in Europa

Nessuna legge obbliga il gigante dei social a tenere i dati in Europa. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione, che poi ha annunciato nuove regole sulle criptovalute

Foto dal profilo Twitter @SABCNews

Al momento nessuna regola europea “impone requisiti di localizzazione dei dati”. In altre parole, Facebook e le altre imprese del web che trasferiscono informazioni personali relative a cittadini europei sui server di Paesi extra-Ue, come gli Stati Uniti, potranno continuare a farlo. Chissà se la rassicurazione arrivata questa mattina da Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, avrà l’effetto di calmare gli animi dopo le minacce degli ultimi giorni. L’impresa di Mark Zuckerberg aveva infatti avvertito sulla possibilità di interrompere il funzionamento di Facebook e Instagram in tutta Europa se l’autorità garante dei dati personali in Irlanda avesse insistito con la richiesta di interrompere il trasferimento di dati. 

La minaccia di abbandonare il Vecchio Continente si riferiva alla disputa legale in corso tra il gigante del web e la Commissione irlandese per la protezione dei dati, l'organo regolatore al quale deve rispondere l'azienda visto che ha sede a Dublino. Le autorità irlandesi mettono in dubbio la legittimità, ai sensi delle regole comunitarie, del costante invio di dati personali dei cittadini Ue verso i server del colosso digitale che si trovano negli Stati Uniti.

L’interpretazione delle regole vigenti da parte di un autorevole rappresentante della Commissione europea non ha ovviamente valore legale, ma certamente sarà servita a mandare un segnale alla società californiana. Le parole di Dombrovskis sono arrivate nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo testo sui pagamenti digitali e sulle criptovalute. Un argomento, anche questo, di grande interesse per Zuckerberg, che ha annunciato da tempo la volontà di lanciare Libra, una criptovaluta progettata per offrire la possibilità di effettuare pagamenti digitali tramite il social network più popolare al mondo. Proprio l’incertezza legislativa ha finora messo in pausa il progetto, che secondo alcuni osservatori potrebbe avere un effetto dirompente sul panorama del commercio internazionale. Ma anche sulla sicurezza dei dati personali degli utenti relativi agli acquisti, alla disponibilità economica e alle preferenze del singolo consumatore.

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Proprio con riferimento al tema delle criptovalute, Dombrovskis ha annunciato la proposta “nel contesto della resilienza digitale” di mettere sotto “la supervisione dell’Ue” i fornitori “di servizi essenziali Ict", le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che lavorano con “istituzioni finanziarie”. Questo perché la Commissione avverte il rischio di “effetti collaterali” nel passaggio dei dati “tra il fornitore di servizi non finanziari e la società di servizi finanziari”. L’obbligo di un controllo di Bruxelles “fa parte della nostra proposta”, nella quale la Commissione preciserà che “quei fornitori tecnici, inclusi i fornitori di cloud, dovrebbero essere posti sotto la supervisione dell'Ue per garantire che i dati siano gestiti in linea con le normative”.

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