I controlli anti-evasione sul web non funzionano. E l'Ue perde 5 miliardi l'anno

La Corte dei conti comunitaria parla di attività di supervisione da parte di Bruxelles “insufficiente” e di attività “deboli” da parte delle autorità nazionali

Gli Stati membri dell'Unione europea hanno ancora molto lavoro da fare per quanto riguarda la riscossione degli importi corretti dell’Iva e dei dazi doganali nel commercio elettronico. Lo denuncia una nuova relazione della Corte dei conti europea secondo cui i controlli dell’Ue non sono sufficienti per prevenire le frodi e rilevare abusi, e secondo cui gli sforzi compiuti per assicurare la riscossione non sono ancora efficaci.

5 miliardi di perdite

E questo crea perdite nelle casse dei governi non da poco visto che la Commissione stima che l’Iva perduta globalmente nel commercio elettronico a causa delle frodi o delle scappatoie più o meno legali raggiunga i 5 miliardi di euro l’anno. “L’eventuale mancata riscossione dell’Iva e dei dazi doganali incide sui bilanci degli Stati membri e dell’Ue”, ha dichiarato Ildikó Gáll-Pelcz, il membro della Corte responsabile della relazione, secondo cui “il commercio elettronico si presta particolarmente ad abusi e la sua vulnerabilità alle irregolarità e alle frodi non è stata ancora del tutto attenuata.” I controlli sul commercio elettronico effettuati dalle autorità fiscali nazionali "sono deboli" e l'attività di supervisione di Bruxelles "è insufficiente", sottolinea il report, puntando il dito sull'incapacità dell'esecutivo comunitario di "prevenire abusi come la deliberata svalutazione dei prodotti" al di sotto dei prezzi previsti per l'applicazione dell'Iva.

Serve più cooperazione

Anche la cooperazione internazionale per garantire la riscossione dell'Iva sul web "non è ancora pienamente sfruttata", con un dialogo carente tra gli Stati membri, "incapaci di fornire stime valide e comuni del divario dell'Iva", cioè la differenza tra ciò che dovrebbe essere raccolto e ciò che lo è effettivamente. La Corte dei Conti Ue raccomanda quindi a Bruxelles di vigilare sulle soglie di conformità Iva, sviluppare un metodo per una stima precisa del divario di riscossione, e valutare sistemi di raccolta tecnologici per contrastare le frodi.

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