"Dai cristiani pro-Trump 270 milioni di donazioni per influenzare la politica europea e mondiale"

L'accusa di OpenDemocracy che spulciando tra migliaia di documenti finanziari è riuscita a ricostruire la ramificazione di questo traffico, veicolato da gruppi religiosi di destra vicini all'attuale capo della Casa bianca

Gruppi evangelisti a sostegno di Donald Trump

Duecentosettanta milioni di dollari in donazioni anonime per spingere le politiche populistiche di destra ed influenzare l’opinione pubblica europea e mondiale. A rivelarlo openDemocracy che spulciando tra migliaia di documenti finanziari è riuscita a ricostruire la ramificazione di questo traffico, veicolato dai gruppi cristiani di destra vicini all'amministrazione Trump e agli animatori della disinformazione da Covid-19. 

Il denaro, transitato in grande quantità tra Asia, Africa e Latina America, ha inondato anche i paesi europei in cui sono affluiti, in base alla ricostruzione dei openDemocracy, organizzazione di informazione indipendente e con presenza globale, ben 88 milioni di dollari, la somma più consistente dei 270 milioni. 

A legare queste donazioni all’amministrazione americana guidata da Donald Trump, due nomi prestigiosi dell’entourage del presidente-imprenditore. Il primo Jay Sekulow, legale personale di Trump, direttamente affiliato ad uno dei gruppi cristiani in campo, l'altro, Rudolph Giuliani vicino a The Donald, e che insieme a Mr Sekulow ha difeso il presidente dall’impeachment. Entrambi sono nel pool legale che coordinerà le eventuali azioni che dovessero emergere dal risultato elettorale che prenderà forma il 3 novembre. 

Di questa grande fetta di denaro spartito nel Vecchio continente, la metà viene dal gruppo Alliance Defending Freedom (ADF), che ha una connessione con l’amministrazione Trump per il tramite di American Center for Law and Justice (ACLJ) di cui Sekeluw, l'avvocato del presidente USA, è parte integrante. ADF, infatti, è molto attiva in Europa. Come testimonia la documentazione dell’Unione europea, l'Alleanza a difesa della Libertà si avvale di sette lobbisti attivi a Bruxelles e spende 300 mila euro all'anno in attività di consulenza. 

In Europa, in particolare, questi gruppi hanno preso parte ad almeno 50 dispute davanti alla Corte europea dei diritti umani sfilando davanti il Tribunale di Strasburgo su diritti come accesso all’aborto e diritti sessuali in generale. Tra questi ci sono, infatti, il ricorso in corte per la difesa delle discusse restrizioni al diritto all'aborto introdotte recentemente in Polonia e il supporto manifesto a favore del governo polacco contro la Commissione europea nelle dispute contro le municipalità LGBT free. 

Tra le azioni di ADF si registrano anche interventi a favore della limitazione della contraccezione, aborto, adozione a favore delle coppie gay, diritti delle persone trans. Dall'italia all'Austria, passando per Norvegia e Francia, l'Alleanza a difesa della Libertà ha provato, così ad influenzare l'opinione pubblica con campagne e interventi diretti nella vita politica nazionale. 

Non si sono fatte attendere le reazioni alle rivelazioni di openDemocracy. Gli attivisti dei diritti umani, in particolare, hanno messo in guardia sulle minaccia che queste azioni costituiscono per le democrazie, invocando un rapido intervento delle autorità europee, indipendentemente che l'esito delle imminenti presidenziali americane sia o meno favorevole al presunto mandante, Donald Trump. 

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