Martedì, 19 Ottobre 2021
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Eutanasia, in Olanda si potrà sedare di nascosto chi soffre di demenza prima dell'iniezione letale

Le nuove linee guida del Paese sono state cambiate dopo che la Corte Suprema ha scagionato un medico che aveva messo un sedativo nel caffè della paziente prima di togliergle la vita, ritenendo così di rispettare la volontà espressa nel testamento biologico

In Olanda a un paziente che soffre di demenza avanzata e che prima di aggravarsi aveva chiesto l'eutanasia, i medici potranno somministrare di nascosto un sedativo prima dell'iniezione letale per evitare che si opponga al procedimento.

Il caso

Il Comitato di revisione per i casi di eutanasia (Rte) del Paese ha aggiornato le sue linee guida in materia in seguito al caso di una ex dottoressa di una casa di cura che era stata condannata e poi scagionata dall'accusa di omicidio, dopo un controverso caso che ha scatenato un forte dibattito nel Paese. L'accusa era nata perché il medico aveva messo un sedativo nel caffè della sua paziente di 74 anni prima di farle un'iniezione letale. La donna, quando era ancora nel pieno delle sue capacità mentali, aveva firmato due documenti dicendo che non voleva essere lasciata ad aggravarsi di Alzheimer ma che voleva morire quando sentiva che sarebbe arrivato "il momento giusto". Tuttavia, quando è entrata nella casa di cura Mariahoeve a L'Aia, non era più mentalmente competente e per praticarle l'eutanasia il medico le aveva prima somministrato un sedativo nel caffè, con il consenso della famiglia, poi quando la donna si agitò, facendo anche sospettare che forse volesse rifiutarsi di ricevere l'iniezione, il suo il genero addirittura la tenne ferma nel letto.

La versione della dottoressa

"Diceva venti volte al giorno che voleva morire, ma quando le chiedevo 'cosa diresti se ti aiutassi a morire?', mi guardava sbalordita e rispondeva 'questo mi sembra un po' troppo'", raccontò la dottoressa anni dopo. Il medico ha confermato che alla donna era stato chiesto tre volte, quando ormai la demenza era avanzata, se desiderava ancora l'eutanasia, e che lei era riluttante. "Non ho potuto ottenere la conferma e senza di essa ho dovuto fare questo passo", ha spiegato, aggiungendo: “È stato tremendamente difficile, ma per il suo bene. Credevo di lavorare entro i limiti della legge. Credevo che la sua sofferenza fosse terribile e sapevo che sarebbe potuta durare a lungo".

La sentenza della Corte

In seguito alla condanna della dottoressa, non solo a livello giudiziario ma anche da parte di 220 medici che firmarono un appello contro la pratica di sedare di nascosto i pazienti, si è espressa lo scorso aprile anche la Corte Suprema del Paese. Quest'ultima ha però stabilito che la legge non era stata violata e che, quando un paziente non è più capace di dare il suo assenso, un dottore deve dare una interpretazione della sua volontà lasciata scritta in precedenza, anche nel caso in cui lo scenario che si propone non è esattamente quello previsto. Come riporta DutchNews.nl in seguito a questo pronunciamento l'Rte, che basa le sue valutazioni sulla giurisprudenza e sulla legge sull'eutanasia che risale al 2002, ha aggiornato le linee guida affermando che in casi estremi i medici hanno spazio per l'interpretazione nell'applicare le richieste scritte (che devono comunque essere fatte quando si ha totale capacità di intendere e di volere), e che possono giudicare al meglio se un paziente con demenza sta soffrendo in maniera “insopportabile", uno dei sei requisiti legali per l'eutanasia, e quindi portare a termine la pratica anche se questo al momento non è più in gradi di confermare che la richiede.

La demenza

Sebbene non sia un requisito legale rigoroso, solitamente i medici chiedono a un paziente se desidera ancora morire prima di eseguire l'eutanasia, ma l'Rte afferma che ciò non è necessario in questi casi. "Nel somministrare l'eutanasia a un paziente che non è più mentalmente competente a causa della demenza avanzata, non è necessario che il medico concordi con il paziente il tempo o il modo in cui verrà somministrata l'eutanasia", affermano le nuove linea guida Rte secondo cui “questo tipo di discussione è inutile perché un tale paziente non capirà l'argomento”.

L'eutanasia nel Paese

Il Guardian ricorda che l'anno scorso ci sono stati 6.361 casi di eutanasia nei Paesi Bassi, poco più del 4% delle morti totali nel Paese. Di questi, il 91% era in casi di condizioni mediche terminali. Il resto dei casi riguardava gravi malattie psichiatriche, inclusa la demenza. Questo mese il governo olandese ha anche annunciato che cambierà le norme per consentire ai medici di praticare l'eutanasia anche ai bambini malati terminali di età compresa tra uno e 12 anni.

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