"Gli Stati europei senza l'Ue perderebbero oltre il 20% del Pil"

Lo studio dell'Eurocamera spiega le conseguenze economiche della scomparsa dell'Unione. Un rapporto destinato a far discutere, anche per il rimprovero alla classe dirigente: "Senza interventi economici coordinati, ripresa a rischio"

Come sarebbe l’Europa senza l’Unione europea? A chiederselo sono i gli esperti del Servizio di ricerca del Parlamento europeo (Eprs) in un rapporto che si interroga sugli effetti economici dell’eventuale scomparsa dell’Ue nel contesto del coronavirus. Uno scenario evocato non a caso durante un momento di difficoltà. “L'Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per tali crisi”, scrisse Jean Monnet, considerato uno dei padri dell’attuale Unione tra i 27 Stati membri. Citazione ricordata dagli stessi autori dello studio, che quantificano tra il 17 e il 22,7% la perdita di punti percentuali di Pil dei Paesi Ue se questi un domani dovessero trovarsi a gestire lo smantellamento dell’Unione.

I costi della non-Unione

I circa 20 punti di bilancio in rosso andrebbe poi a sommarsi al già previsto calo, quantificato intorno al 7,5% del Pil nel 2020, dovuto alla crisi del coronavirus. Lo studio, intitolato “Coronavirus e il costo della non-Europa” mette in chiaro che “anche le stime più prudenti suggeriscono che lo smantellamento del Mercato unico costerebbe all'economia europea fra il 3 e l'8,7% del suo Pil collettivo, cioè fra i 480 e i 1.380 miliardi di euro l’anno” scrivono i ricercatori. “In parallelo, il potenziale costo della non-Europa” in 50 settori diversi, che vanno dal digitale alla politica di coesione, “nel 2019 è di circa 2.200 miliardi di euro, cioè il 14% del Pil Ue (entro un periodo di 10 anni)”.

I fattori considerati

“Ne consegue - prosegue lo studio - che se entrambi i problemi si sviluppassero nello stesso momento, l'economia Ue potrebbe contrarsi fra il 17% e il 22,7%”. A questo proposito, lo studio si avvale di due concetti di base: il valore aggiunto europeo, che rappresenta il beneficio dell'azione collettiva esistente a livello europeo, e il costo della non Europa, che valuta i benefici rinunciati a non intraprendere ulteriori azioni in futuro verso l’integrazione tra Stati.

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I vantaggi dell'Europa unita

“Per superare le sfide che deve affrontare, l'Ue deve guardare sia allo stato attuale della sua integrazione sia a come si è sviluppata negli ultimi decenni”, sottolineano gli autori. “I risultati di questo studio - si legge ancora - confermano che quando è unita, l’Europa raggiungere più risultati, essere più efficace ed efficiente, poiché un'azione comune fornisce un livello di profondità strategica che nessun singolo Stato membro o gruppo isolato di Stati membri sarebbe in grado di raggiungere”. “Per questo motivo, una decisione risoluta verso una maggiore azione politica comune potrebbe favorire una ripresa più rapida, sostenibile e veramente inclusiva”, si evidenzia. “Le risposte e gli interventi economici degli Stati membri devono essere coordinati, altrimenti potrebbero finire col creare una maggiore divergenza a medio termine, mettendo a rischio la ripresa, in particolare negli Stati membri più vulnerabili”, fanno notare gli esperti, tirando le orecchie alla classe dirigente dei diversi Paesi e delle stesse istituzioni Ue.

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