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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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"Niente obbligo di accoglienza per i migranti salvati dalle ong": la proposta che divide il Parlamento Ue

Il centrodestra propone di modificare il Patto sulla migrazione, ma la stretta sui salvataggi delle organizzazioni umanitarie colpirebbe anche l'Italia

È scontro tra i gruppi politici al Parlamento europeo sul nodo annoso della gestione dei flussi migratori e delle regole per l’asilo. Uno dei due relatori dell'Aula, Tomas Tobé, ha presentato gli emendamenti al Regolamento proposto lo scorso anno dalla Commissione sul tema, con i quali punta a “sbloccare lo stallo politico” intorno a uno dei dossier più controversi per l’Ue. Ma la discussione non è ancora iniziata e già emergono posizioni difficilmente conciliabili all’interno dell’emiciclo, soprattutto sul ruolo delle Ong nelle operazioni di ricerca e salvataggio e sulla responsabilità poi di accogliere i migranti da loro salvati in mare.

Il nuovo Patto sull'asilo e la migrazione, presentato dall'esecutivo comunitario nel settembre 2020, include il Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione, che punta a  una procedura più rapida alle frontiere in materia di asilo, nonché un meccanismo di screening pre-ingresso e una proposta di regolamento che si occupa di come gestire le crisi in materia di migrazione e asilo.

Superare lo stallo

L’eurodeputato svedese Tobé, membro dei Popolari e presidente della commissione Sviluppo, ha indicato alcuni punti cruciali che consentirebbero di procedere alla riforma del quadro normativo sul tema, bloccata da anni. Per Tobé, quest’impasse è dovuta al fatto che i Ventisette non intendono scendere a compromessi: chi insiste sui ricollocamenti obbligatori dei migranti e chi non ne vuole sentir parlare, in un muro contro muro che non porta da nessuna parte. Per questo, sostiene, non è “politicamente realistico” cristallizzarsi su questo punto, ma bisogna trovare una mediazione tra le due posizioni opposte.

Solidarietà "flessibile"

La sua soluzione è un “meccanismo di solidarietà obbligatorio" che consenta però "opzioni flessibili”, in base al quale “ogni Stato membro dovrà contribuire in un modo o l’altro: attraverso il ricollocamento, il sostegno al rimpatrio o misure di rafforzamento delle capacità di accoglienza”. Ma, ha specificato, “le misure di rafforzamento delle capacità non diventeranno un semplice modo per tirarsi fuori dalla condivisione della responsabilità, ma dovranno avere un impatto reale per alleviare il fardello degli Stati membri coinvolti”. Insomma o si accetta di accogliere migranti da altri Paesi, o si contribuisce allo sforzo per rimandarli nel loro Paese di origine o si contribuisce agli sforzi di chi dovrà garantire ai rifugiati l'accoglienza.

Cooperazione

Un altro punto centrale a suo avviso è “rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi”, dato che circa il 30 per cento delle persone che entrano in Ue vengono rimpatriate in quanto migranti economici e non richiedenti asilo (delle domande di asilo, poi, viene approvato in media solo un terzo). Tobé vorrebbe anche introdurre un meccanismo di “prevenzione”, che gli Stati membri possono attivare per mettere “in preallerta” la Commissione in casi di “rischio di pressione migratoria” ed evitare di agire solo quando l’emergenza è già scattata.

Il nodo delle operazioni SaR

Ma la relazione di Tobé è accusata di puntare a una stretta sul lavoro delle Ong nel Mediterraneo. Nel testo originale del regolamento si menzionava un meccanismo di solidarietà che mirava ad assistere gli Stati membri in cui sbarcano i migranti raccolti nelle operazioni SaR (dall'inglese “Search and Rescue”, cioè le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti in mare), sia che queste fossero coordinate direttamente dalle autorità statali, sia che fossero "condotte autonomamente" da organizzazioni private o non governative (Ong). E Bruxelles chiedeva di regolamentare la questione degli sbarchi in seguito a queste operazioni. Nella relazione di Tobé, questi passaggi vengono soppressi, lasciando la questione in un limbo d'incertezza giuridica, e quindi lasciando ai vari governi la scelta su se e come gestire gli sbarchi delle imbarcazioni delle Ong. La cancellazione delle misure specifiche per coloro che arrivano in Europa indebolisce ulteriormente questo meccanismo rafforzando l'imprevedibilità e l'incertezza", ha attaccato Pietro Bartolo del Pd. L'eurodeputato italiano, che è anche relatore ombra del provvedimento per il gruppo socialista, ha annunciato che il gruppo “non può sostenere questa proposta”, se non ci saranno modifiche essenziali. Una maggiore certezza giuridica in materia avrebbe impedito episodi come quello che ha portato a processo il leader della Lega Matteo Salvini che, quando era ministro dell'Interno, nell'agosto del 2019 vietò l'ingresso della nave Open Arms nel porto di Lampedusa, e ora è accusato di squestro di persona.

Il plauso di FdI

L’eurodeputato Nicola Procaccini (FdI), del gruppo dei Conservatori e riformisti, ha accolto positivamente “la proposta di eliminare dalla normativa il meccanismo di accoglienza per gli sbarchi avvenuti a seguito di operazioni di ricerca e soccorso in mare” così come “il pieno riconoscimento istituzionale dell’attività scellerata condotta dalle Ong che trasbordano migranti da una parte all’altra del Mediterraneo”. Procaccini ha definito “uno specchietto per le allodole” i meccanismi di solidarietà proposti dalla Commissione: “Non risolvono alcun problema”, ha aggiunto, sottolineando che “non può esserci alcuna redistribuzione dei migranti. Non perché non li vuole Orbán o i governi sovranisti, ma perché non li vuole nessuno”. 

Sinistra contraria

D’altro canto, gli altri gruppi parlamentari, dai liberali alla sinistra passando per socialisti e verdi, si sono fortemente opposti alle modifiche proposte da Tobé al Regolamento della Commissione. La stessa Fabienne Keller, liberale francese e co-relatrice insieme al popolare svedese, ha sostenuto che “quest’approccio danneggerà gli Stati membri in prima linea che sono già sotto una pressione spropositata”, aggiungendo di essere preoccupata dalla rimozione del meccanismo di ricollocamento in relazione alle operazioni SaR. Per il francese Damien Careme (Verdi), la proposta del relatore “danneggerà gli Stati in prima linea perché saranno i soli responsabili dei nuovi arrivi e dei richiedenti asilo”. Anche l’eurodeputata tedesca Cornelia Ernst (Sinistra) si è detta “scioccata” dalla proposta di Tobé, domandandogli se i suoi colleghi conservatori italiani, greci, maltesi e spagnoli fossero d’accordo.

Lo stato della normativa

Secondo Tobé, è giunto il momento “di realizzare le riforme che permettono di riottenere il controllo sulle frontiere esterne, di affrontare i fattori e le cause della migrazione irregolare, di offrire procedure d’asilo rapide ed eque a chi lo richiede, e l’effettivo rimpatrio” di coloro cui non viene concesso l’ingresso in Ue. Per l’eurodeputato, il Regolamento proposto dalla Commissione, che rappresenta uno dei cardini del Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, è “un passo nella direzione giusta”. Ma la discussione sul nuovo pacchetto legislativo è ferma da oltre un anno. L’obiettivo di Bruxelles è, sulla carta, trovare un giusto equilibrio tra solidarietà e condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri. Nel frattempo, il quadro normativo rimane quello del cosiddetto “Dublino III”, per cui a prendersi carico delle richieste d’asilo sono sempre i Paesi di primo arrivo: un sistema che penalizza quegli Stati, come l’Italia, che si trovano lungo le frontiere esterne dell’Ue. Del resto, se in passato erano stati principalmente i membri mediterranei dell’Unione a porre con urgenza la questione migratoria, ora il tema è diventato rovente anche per molti Paesi dell’est Europa, dove la pressione dei flussi che transitano dalla Bielorussia è sempre maggiore.

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