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Martedì, 30 Novembre 2021
La quarta ondata

Perché l'Europa non dice (ancora) che la terza dose sarà inevitabile

Dai problemi di comunicazione alla carenza di vaccini Pfizer, nell'Ue il booster è ancora al palo. Ma sarà molto probabilmente necessario per il rinnovo del Green pass

Il dibattito sulla terza dose è iniziato da tempo. Ma per la Commissione e i Paesi Ue il cosiddetto "booster" sta creando non pochi grattacapi, soprattutto sul fronte della comunicazione. Per capire meglio la questione basta leggere le statistiche dell'Ecdc, il centro europeo per le malattie, dove ancora si parla di "vaccinazione completa" per chi ha ricevuto due dosi dei vaccini Pfizer, Moderna o Astrazeneca. Il fatto è che ormai la comunità scientifica ha chiarito, studi alla mano, che l'effetto di tali vaccini va a scemare nel tempo. E che con ogni probabilità la vaccinazione completa non sarà più tale se non si procede con una terza dose. Un problema che va di pari passo con quello che finora era considerato un successo di Bruxelles nella lotta alla pandemia di Covid-19, ossia il Certificato digitale Covid, da noi più comunemente noto come Green pass.

Problemi di comunicazione

Il regolamento europeo del certificato non fissa alcuna scadenza per chi ha ottenuto il Green pass dopo aver completato le due dosi (cosa che riguarderà ormai anche il vaccino Janssen). All'interno della Commissione Ue è ormai chiaro che il regolamento va rivisto, ma Bruxelles per il momento prende tempo. Stando a quanto si apprende da fonti europee, alcuni governi, in particolare quelli più in ritardo con le prime dosi, come Romania e Bulgaria, temono che comunicare troppo in fretta la scadenza dei vaccini e il conseguente obbligo della terza dose per il certificato Covid, rischi di vanificare gli sforzi che stanno facendo per contrastare il diffuso scetticismo no vax e aumentare l'immunizzazione della popolazione.

Ci sarebbe poi anche un altro problema: ci sono abbastanza vaccini per il booster? La questione non è così secondaria, se è vero che la Germania ha dovuto diramare una circolare ai centri vaccinali per fissare un tetto all'uso di Pfizer, il vaccino anti-Covid di gran lunga più utilizzato in Ue. Il fatto è che nei magazzini tedeschi, le dosi di Pfizer scarseggiano, mentre quelle di Moderna restano inutilizzate. Secondo il ministero della Salute di Berlino, circa 16 milioni di dosi di Spikevax, il nome ufficiale del vaccino di Moderna, rischiano tra l'altro di scadere entro il primo trimestre del 2022 se non verranno utilizzate. E nel resto dell'Ue? 

Magazzini vuoti?

Stando ai dati dell'Ecdc, ci dovrebbero essere almeno 200 milioni di dosi di vaccino contro il Covid disponibili attualmente nei magazzini dei 27 Paesi Ue. Il problema è che di queste, solo 76 milioni sono Pfizer. Ci sono poi 64 milioni di dosi di Moderna, 68 milioni di Astrazeneca e circa 22 milioni di Janssen. Potrebbero essere sufficienti per aumentare la quota generale di vaccinati e accelerare sulle terze dosi. Se non fosse che oramai quasi tutti hanno puntato su Pfizer, mentre sugli altri vaccini ci sono non poche resistenze da parte anche dei pro-vax più convinti.

ECDC-VaccineTracker_Total vaccines doses distributed to EU_EEA countries by vaccine product as of 2021-11-22-2

Il caso di Moderna è lampante: Svezia e Danimarca ne hanno vietato l'uso per gli under 30, il che vuol dire anche per la fascia ancora non immunizzata in modo massiccio, quella degli under 18. La Francia ha addirittura sconsigliato lo Spikevax per la terza dose. In tutti questi casi, pesano alcuni studi scientifici che hanno dimostrato degli effetti gravi di questo vaccino sui muscoli cardiaci, che sarebbero ben più alti di quelli riscontrati con Pfizer. Su Astrazeneca, poi, al di là dei vari divieti emessi dalle agenzie del farmaco di mezza Ue, c'è ormai una sfiducia diffusa tra la popolazione. E anche Janssen viene visto con sospetto dopo la scoperta che non ne basta una dose per garantire una immunizzazione duratura (o più duratura degli altri commercializzati fin da principio per un trattamento con due dosi).   

ECDC-VaccineTracker_Total vaccines doses distributed to EU_EEA countries by vaccine product as of 2021-11-22-3

Il caso del Regno Unito

Insomma, il succo è che di 200 milioni di dosi di vaccini a oggi disponibili nell'Ue, circa il 65% o non può essere utilizzato per via di restrizioni decise dalle autorità sanitarie nazionali, o rischia di venire rifiutato dai pazienti. Un problema che invece il Regno Unito non sembra avere. Qui, la terza dose è già stata somministrata al 22% della popolazione, ossia a oltre 15 milioni di persone. Più o meno quanto fatto, ma insieme, da Germania, Francia, Italia e Spagna. 

Il nuovo smacco di Londra all'Ue

Il premier Boris Johnson ha detto durante una conferenza stampa che allo stato attuale delle cose, per evitare nuove restrizioni, è necessario procedere con le terze dosi per tutti: una dichiarazione molto chiara, a differenza di quelle diramate da gran parte dei suoi colleghi nell'Ue. "Nel corso del tempo, la protezione di due vaccini inizia a diminuire", ha detto in una conferenza stampa. "La terza dose aumenta la protezione fino a oltre il 90% contro l'infezione sintomatica", ha aggiunto. Questa settimana l'Inghilterra ha aperto le vaccinazioni agli over-40 e l'obiettivo del governo è ora quello di somministrare ulteriori 10 milioni di dosi entro Natale, riporta Euronews.

Ue in ordine sparso

A seguire l'approccio inglese vi sono anche Islanda, Ungheria e Serbia. Tutti e tre i Paesi hanno somministrato un numero record di "booster". L'Islanda detiene il podio con una persona su cinque ad aver già ricevuto il richiamo. L'Ungheria e la Serbia sono al secondo posto con 14 e 16 terze dosi per 100 abitanti, secondo i dati di OurWorldinData. Il resto d'Europa procede in ordine sparso: alcuni Paesi hanno lanciato le loro campagne di richiamo nelle ultime settimane, ma solo il 3,7% della popolazione Ue ha ricevuto una terza iniezione. Alcuni Stati, come Francia e Lituania, hanno deciso di portarsi avanti e di dare una spinta alla nuova campagna vaccinale inserendo un termine per la terza dose. Parigi, ha fissato la data al 15 dicembre per i cittadini over 65, mentre Vilnius ha invece optato per una data di scadenza dopo sette mesi dalla seconda dose (o dal vaccino monodose Johnson & Johnson) lasciando però due alternative per ottenere un’estensione del pass necessario per muoversi in molti luoghi e viaggiare.

Il nodo Green pass

Le fughe in avanti degli Stati membri sulla scadenza del Green pass e sulla terza dose mettono in agitazione i funzionari di Bruxelles, consapevoli dei potenziali danni delle regole diverse da Paese a Paese. “Riteniamo con fermezza che sia importante avere un approccio coordinato su questo tema” perciò “la Commissione sta considerando tutte le opzioni a disposizione per garantire il coordinamento”, ha rivelato lo scorso giovedì Ana Gallego Torres, direttrice generale della Dg Giustizia e consumatori della Commissione europea, durante un’audizione al Parlamento europeo. “Di certo - ha aggiunto l’alta funzionaria Ue - non vogliamo vedere un’ampia gamma di approcci divergenti, che potrebbero minacciare il sistema del certificato Covid digitale Ue”, meglio noto in Italia come Green pass, “sul quale abbiamo investito molto tempo e soldi”.

Le critiche dell'Oms

Mentre l'Ue ragiona su come e quando mettere il piede sull'acceleratore della terza dose, l'Oms continua a definire "uno scandalo" che in Occidente si parli di "booster" quando i Paesi a basso reddito sono scoperti dalla vaccinazione.Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che è "uno scandalo" che in tutto il mondo vengano somministrati ogni giorno sei volte più richiami che dosi primarie nei Paesi a basso reddito, aggiungendo che "deve finire subito". "Non ha senso dare richiami ad adulti sani, o vaccinare i bambini, quando gli operatori sanitari, le persone anziane e altri gruppi ad alto rischio in tutto il mondo stanno ancora aspettando la loro prima dose", ha aggiunto. Inoltre, secondo il dottor David Nabarro, rappresentante dell'Oms per il Covid-19, fare affidamento solo su una strategia di vaccinazione completa è un azzardo per i Paesi ricchi, che dovrebbero piuttosto optare per un "approccio combinato" di mascherine e altri interventi sanitari, in modo da "consentire alle persone di evitare di essere infettati dal patogeno", ha detto.

Forse anche per rispondere alle critiche dell'Oms, proprio oggi la Commissione europea ha annunciato l'invio entro l'anno di 100 milioni di dosi di vaccini ai Paesi a basso reddito. Si tratta dei vaccini Janssen. 

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