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Sabato, 21 Maggio 2022
Effetto sanzioni

L'Europa può fare a meno del petrolio russo?

L’agenzia internazionale dell’energia fa marcia indietro sulle conseguenze dello stop alle importazioni di greggio previsto dalle prossime sanzioni Ue

Cambia il contesto e mutano le previsioni. La Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, a marzo aveva previsto uno “shock dell'offerta globale” determinato dall’eventuale stop alle esportazioni di petrolio dalla Russia. L’impatto dell’esclusione di Mosca dal mercato del greggio e dei derivati raffinati del petrolio, ora prospettato dal sesto pacchetto di sanzioni Ue al Cremlino per l’invasione dell’Ucraina, viene invece stimato al ribasso nell’ultimo rapporto mensile dell’agenzia. 

La Federazione Russa a marzo ha esportato circa 8,1 milioni di barili di petrolio al giorno verso il resto del mondo, segnando una riduzione rispetto ai mesi precedenti. Ad aprile le esportazioni sono però rimbalzate di 620 mila barili in più al giorno rispetto al mese precedente. L'Unione europea, nonostante lo scontro tra Bruxelles e Mosca innescato dalla guerra in Ucraina, è rimasta il primo mercato di destinazione per le vendite estere di petrolio russo. La sola Ue acquista infatti il 43% delle esportazioni petrolifere russe. 

L’ultima previsione degli analisti dell’Iea è che l’export di petrolio russo si ridurrà di 1,6 milioni di barili al giorno a maggio, 2 milioni a giugno e quasi 3 milioni da luglio in poi. Tali previsioni dipendono però in buona parte dall’esito dei negoziati Ue sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia dall’inizio della guerra in Ucraina, che include un generale divieto di importazione nell’Ue del petrolio russo a partire dal 2023. 

L’impatto di tale riduzione dell’offerta sulle tariffe alla pompa di benzina dovrebbe essere mitigato dall’aumento della produzione in altri Paesi fornitori e da un rallentamento della crescita della domanda globale. Quest'ultimo fenomeno rilevato nell’ultimo periodo dall’Agenzia internazionale dell’energia è un effetto dei nuovi lockdown in Cina causati dalla recrudescenza del Covid-19 nel Paese. 

La nuova valutazione degli analisti dell’Iea suggerisce che l'impatto economico per l’Unione europea delle sanzioni contro il mercato energetico russo dovrebbe dunque essere limitato.

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