Lunedì, 20 Settembre 2021
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"L'Europa ora deve trattare con i talebani"

Lo dice il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell. Che ringrazia Italia, Spagna e Francia per il lavoro di evacuazione dall'Afghanistan

Josep Borrell, l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera

I talebani "hanno vinto la guerra" in Afghanistan e l'Unione europea deve trattare con loro. A sottolinearlo, insistendo sull'esigenza di prevenire una crisi umanitaria nel Paese, è stato Josep Borrell, l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera. Il politico spagnolo, noto per non usare troppi giri di parole nonostante il suo lavoro diplomatico, rompe gli indugi. E indica quella che molto probabilmente sarà la strada maestra del blocco europeo per far fronte a una situazione che sembra aver colto alla sprovvista gli Stati membri. Che ora temono una nuova crisi migratoria.

Gli errori commessi

"Ci sono molte lezioni da trarre da quanto avvenuto, dobbiamo riconoscere che sono stati compiuti errori, in particolare per quanto riguarda la valutazione delle capacità militari dell'esercito afghano di resistere a un'offensiva talebana", ha detto Borrell durante una conferenza stampa al termine dell'incontro con i ministri degli Esteri dell'Unione. "Tutti sono rimasti sorpresi della disfatta in pochi giorni di un esercito per addestrare il quale abbiamo speso molto denaro e impegnato uomini", ha aggiunto.

Trattare con i talebani

Cosa fare adesso? "Tratteremo le autorità afghane come sono", dice Borrell, assicurando al contempo che l'Ue vigilerà sul rispetto da parte delle autorità afghane degli obblighi assunti con la comunità internazionale e sottolineando le preoccupazioni che restano al riguardo della situazione della società civile e in particolare delle donne e delle bambine. "Dobbiamo assicurare - continua - che la nuova situazione politica che si è determinata in Afghanistan non porti a un movimento migratorio su larga scala verso l'Europa, dobbiamo coordinarci tra noi e con i Paesi di transito e i vicini". Infine, "è necessario entrare in contatto con le autorità a Kabul, dobbiamo parlare con loro per avviare un dialogo prima possibile, per evitare un disastro umanitario. Un dialogo che dovrà anche essere incentrato sui mezzi per evitare il rientro di terroristi stranieri nel paese".

A una domanda sugli aiuti al Paese, il capo della diplomazia europa ha risposto insistendo più volte sulla necessità di distinguere gli aiuti umanitari dall'assistenza allo sviluppo non legata a necessità umanitarie. "I primi - ha detto - non solo non devono essere diminuiti, ma forse dovranno anche aumentare". Sugli altri si possono porre condizioni. Quando un giornalista afghano, quasi in lacrime, ha chiesto a Borrell di non riconoscere i talebani, l'Alto rappresentante ha ulteriormente chiarito che "non è una questione di riconoscere ufficialmente, è una questione di parlare con loro. Se si vuole che le persone, afghani e famiglie, che hanno lavorato con noi, con le nostre delegazioni, raggiungano l'aeroporto, si dovrà parlare con le autorità talebane, altrimenti sarà difficile per loro raggiungere l'aeroporto, sarebbe un'operazione logistica complicata". "Trattare dunque" con le autorità talebane, "restando però molto vigili sul rispetto degli obblighi internazionali accettati e sulle condizioni poste, oltre che sul rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza".

L'evacuazione

Nell'attesa di capire quali tavoli di trattative aprire con l'Afghanistan (su cui l'Ue non ha leve commerciali, ma solo quella degli aiuti umanitari), Borrell ricorda che al momento la priorità assoluta è "assicurare l'evacuazione nelle migliori condizioni di sicurezza dei cittadini europei che sono ancora presenti nel Paese e anche dei cittadini afghani che hanno lavorato con noi per oltre venti anni e che desiderino partire. Non possiamo abbandonarli". A tal proposito, Borrell ha ringraziato pubblicamente Spagna, Italia e Francia: l'Alto rappresentante a citato il governo di Madrid "per essersi offerto come 'hub'" per accogliere i cittadini afghani che hanno collaborato con i Paesi Ue e che ora verranno trasferiti in Europa e quindi distribuiti tra i Paesi membri che offrano loro dei visti, "l'Italia per il ponte aereo, la Francia per la sicurezza sul terreno".

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