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Martedì, 25 Giugno 2024
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Europa senza munizioni: l'Ucraina spara 5mila colpi al giorno

L'industria bellica Ue non riesce a stare al passo coi ritmi di produzione dettati dalla guerra in corso. E le risposte finanziarie di Bruxelles rischiano di essere insufficienti: ecco perché

L'industria bellica europea non riesce a mantenere i ritmi di produzione imposti dalla guerra in Ucraina. Per difendersi dall'invasione russa, il Paese guidato da Volodymyr Zelensky sta sparando oltre 5mila colpi d'artiglieria al giorno. Si tratta, ha spiegato il Financial Times, di una quantità equivalente alle commesse militari di un intero anno di diversi Paesi europei.

Di qui una crisi della catena di approvvigionamento nel settore Ue degli armamenti, pressato dalle forniture inviate a Kiev negli ultimi mesi e dalle ulteriori richieste di munizioni per difendere l'Ucraina, che vanno a sommarsi alla necessità di non lasciare sguarniti gli altri arsenali del Vecchio Continente.

L'allarme sulle difficoltà dell'industria bellica lanciato dal quotidiano della City di Londra di certo non ha colto di sorpresa i funzionari del Servizio europeo per l'azione esterna. Il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, due mesi fa ha infatti messo in guardia l'Europa sul rischio di restare senza armi o munizioni nel contesto geopolitico sempre più instabile. "A dieci mesi dall'inizio della guerra il sostegno all'Ucraina ha messo in luce che le nostre scorte erano fragili e inadeguate e che le nostre catene di approvvigionamento non erano adatte", ha detto Borrell in un discorso dell'8 dicembre scorso. "Abbiamo contattato molti rappresentanti dell'industria della difesa, chiedendo alle aziende interessate di fornire informazioni sulla loro capacità produttiva. Abbiamo fatto la stessa cosa con i vaccini, mesi fa", ha ricordato il vicepresidente della Commissione. 

L'Europa, ha rassicurato Borrell, "ha i soldi" per mettere in campo "un nuovo strumento Ue per facilitare e incentivare gli appalti congiunti" nel settore militare. Il piano verrà finanziato con 500 milioni di euro per il periodo 2022-24. Ma questa risposta potrebbe non essere sufficiente. 

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L'industria bellica non è infatti a corto di liquidità, bensì di materie prime. La guerra in Ucraina ha dato il via a una corsa all'approvvigionamento di prodotti chimici per gli esplosivi, metalli, plastica per micce e bossoli di artiglieria. "Una sfida particolare - spiega il Financial Times - è l'approvvigionamento di acido nitrico" che l'industria bellica utilizza in piccole quantità per fabbricare esplosivi, "ma che è anche un ingrediente chiave nella produzione di fertilizzanti", ha fatto notare il quotidiano finanziario. Di qui le difficoltà che richiederanno sforzi maggiori rispetto al semplice stanziamento di risorse finanziarie.

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