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Sabato, 22 Giugno 2024
L'annuncio / Svezia

Scoperto in Svezia il più grande giacimento di terre rare d'Europa

Si tratta di materie prime fondamentali per la produzione di tecnologie innovative come gli smartphone o le auto elettriche, a livello mondiale è la Cina che ora gestisce la gran parte della loro lavorazione

In Europa è stato trovato un nuovo giacimento minerario di terre rare, il più grande del continente. La scoperta è stata fatta in Svezia dalla società mineraria statale svedese Lkab, che ha dichiarato di aver individuato nell'area di Kiruna risorse per oltre un milione di tonnellate di ossidi di terre rare, delle materie prime molto scarse ma oggi sempre più richiesta perché fondamentale per molti processi produttivi delle tecnologie più innovative: dagli smartphone, ai pannelli solari e alle auto elettriche e ibride. "Questa è una buona notizia, non solo per Lkab, per la regione e per il popolo svedese, ma anche per l'Europa e per il clima", ha dichiarato l'amministratore delegato dell'azienda, Jan Mostrom, secondo cui la miniera "potrebbe diventare un importante tassello per la produzione di materie prime critiche che sono assolutamente cruciali per consentire la transizione verde".

Gli elementi delle terre rare non sono attualmente estratti in Europa e la regione dipende dalle importazioni dall'estero, soprattutto dalla Cina, mentre si prevede che la domanda aumenterà nei prossimi anni a causa dell'aumento dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili. "L'elettrificazione, l'autosufficienza e l'indipendenza dell'Ue dalla Russia e dalla Cina inizieranno in miniera", ha esultato il ministro dell'Energia, delle Imprese e dell'Industria Ebba Busch. Tuttavia, la strada per l'estrazione del giacimento in Svezia è lunga. Lkab ha dichiarato di voler presentare una richiesta di concessione per lo sfruttamento nel 2023, ma ha aggiunto che ci vorranno almeno 10-15 anni prima di poter iniziare a estrarre il giacimento e a spedirlo sul mercato.

Le terre rare sono costituite da 17 materie prime come disprosio, neodimio, cerio, olmio, praseodimio, scoperte alla fine del 18esimo secolo proprio in Svezia. Ognuna di loro ha proprietà diverse ma questi elementi sono stati raggruppati sotto lo stesso nome perché spesso sono presenti negli stessi suoli. Una volta che vengono estratte devono subire un trattamento di "separazione" così da distinguere i diversi minerali. Grazie alle loro particolari caratteristiche fisico-chimiche, risultano di fondamentale importanza nella componentistica di materiali di altissima tecnologia come smartphone, computer, tablet, macchine elettriche, turbine eoliche.

La Commissione europea considera le terre rare tra le risorse più critiche per la regione ma ha difficoltà ad assicurarsi forniture sufficienti a espandere il mercato del blocco. Secondo i calcoli dell'Università KU Leuven in Belgio, per sostituire gli idrocarburi e raggiungere la neutralità del carbonio nel 2050, l'Ue avrà bisogno di una quantità di terre rare pari a 26 volte quella di oggi.

A livello mondiale la Cina è il principale produttore e, secondo un rapporto della società di consulenza Adamas, attualmente sfrutta circa il 70 per cento delle miniere di terre rare a livello globale e gestisce tra l'85 e il 90per cento della loro lavorazione. Circa il 94 per cento di quelle stratte nel gigante asiatico proviene da depositi di bastnasite. Il giacimento principale si trova a Bayan Obo, Mongolia Interna (83%).

Il governo comunista ha sostenuto il settore con massicci investimenti pubblici che hanno permesso di mantenere una vasta rete di raffinazione delle materie prime, portando oggi molti produttori del pianeta ad esportarvi i loro minerali. Tuttavia, questo dominio è arrivato al costo di un pesante prezzo per l'ambiente. I depositi di questi materiali si trovano in tutto il mondo. I principali sono, oltre che in Cina, negli Stati Uniti, in Australia e in Russia, ma ce ne sono anche in Canada, India, Sud Africa e sud-est asiatico.

Prima della scoperta svedese (un milione di tonnellate di ossidi di terre rare stimate), l'US Geological Survey stimava le riserve mondiali a 120 milioni di tonnellate, di cui più di un terzo, 44 milioni di tonnellate, situate in Cina, 22 milioni in Vietnam, 21 milioni in Brasile 12 milioni in Russia e 7 milioni in India. Altri importanti giacimenti si trovano in Groenlandia e il loro sfruttamento è conteso tra Stati Uniti, Europa e Cina, ma il Paese è restio a utilizzarli in quanto l'estrazione ha un impatto ambientale molto elevato.

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