"Migranti, dall'Ue 30 miliardi per rimpatri e controllo frontiere. Solo 10 ad accoglienza e integrazione"

L'analisi della ong EuroMed Rights: "La lotta all'immigrazione irregolare non può significare indebolire il diritto d'asilo e i programmi di integrazione". Polemiche anche sui fondi europei a Libia e Turchia

Un centro di detenzione dei migranti in Libia.

Mentre è ancora in corso il vertice tra i leader Ue a Bruxelles per decidere le sorti del bilancio europeo, e forse del progetto stesso dell’Unione a 27, si moltiplicano gli appelli delle associazioni e gruppi di cittadini attivi su temi di particolare rilevanza sociale. Tra questi c’è sicuramente il capitolo migrazione, per il quale la Commissione europea propone uno stanziamento totale di 40,62 miliardi di euro spalmati nei prossimi sette anni da usare in programmi di accoglienza e asilo, suddivisi in 31,12 miliardi di euro per la dimensione interna e circa 10 miliardi di euro per i partner extra-Ue. L’intero capitolo aumenterebbe sensibilmente la dotazione rispetto al precedente quadro finanziario. Ciononostante, il mondo dell’associazionismo che ruota attorno all’accoglienza dei migranti non è per niente soddisfatto.

Fortezza Europa

Questo aumento, fa notare il network di associazioni EuroMed Rights, “è principalmente diretto al rafforzamento dell'approccio di sicurezza” e dunque “circa il 75% del bilancio Ue in materia di migrazione e asilo sarebbe destinato ai rimpatri, alla gestione delle frontiere e all'esternalizzazione dei controlli”. Un approccio alla migrazione “a scapito dell'asilo e dei programmi di integrazione all'interno degli Stati membri”, che si dovranno accontentare del solo 25% delle somme dedicate al capitolo di spesa. 

I fondi Ue alla Libia e alla Turchia

Le associazioni si dicono “preoccupate” dell’aumento delle risorse per la sicurezza nel bilancio Ue in discussione, direttamente collegato a un aumento delle violazioni dei diritti fondamentali. Ad esempio, “più fondi vengono assegnati alla cosiddetta ‘Guardia costiera libica’, più ci saranno respingimenti sulla rotta del Mediterraneo centrale”, scrivono gli attivisti. EuroMed Rights stima che dal 2014 a oggi oltre 60mila persone che cercavano di sfuggire alla violenza in Libia e che hanno messo a repentaglio la propria vita per lasciarsi tutto alle spalle siano state riportate in “strutture di detenzione non dignitose sostenute indirettamente dal bilancio Ue”. La Turchia, “un altro partner a lungo termine dell'Ue quando si tratta di esternalizzare i controlli sulle migrazioni”, dà disposizioni alle proprie autorità di “aprire e chiudere le frontiere, per negoziare l'erogazione di fondi”, come avvenuto di recente alla frontiera greco-turca.

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L'appello

Da qui un appello contro “l'opacità delle assegnazioni di fondi nell'ambito dell'attuale bilancio” e un invito all'Unione europea “a garantire la responsabilità e la trasparenza sull'uso dei fondi e sull'impatto umano, in particolare quando si tratta di Paesi in cui la corruzione è sistematica e che violano regolarmente i diritti dei migranti, dei rifugiati e dei loro cittadini”, ha affermato Wadih Al-Asmar, presidente di EuroMed Rights. “Mentre i leader si riuniscono a Bruxelles per discutere del prossimo quadro finanziario pluriennale, EuroMed Rights richiede che venga adottato un approccio più umano e basato sui diritti nei confronti di migranti e rifugiati, in modo che le richieste di empatia e azioni decise annunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non diventino insignificanti”, concludono gli attivisti.

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