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Lunedì, 8 Agosto 2022
Il quadro

Il Covid non ci ha insegnato nulla, l'Europa a corto di medici e infermieri

La situazione dei nostri sistemi sanitari è grave da anni e la pandemia non ha fatto che aggravarla, con gli ospedali che non sono stati rinforzati ma anzi si sono indeboliti

Durante i vari lockdown per il coronavirus non si sono contati i proclami fatti dai governi sull'importanza di rafforzare i nostri sistemi sanitari, gli applausi fatti a medici e infermieri, gli “eroi” della pandemia, edè stata abbondante la retorica sull'importanza di avere ospedali efficienti e disponibili a tutti. Ma finita la fase acuta dell'emergenza siamo tornati alla normalità, che è a quanto pare molto tragica, con i sistemi sanitari europei che non sono in grado di fornire i servizi che dovrebbero a causa di una mancanza di personale piuttosto generalizzata. La carenza di operatori sanitari è diffusa e riguarda tutto il mondo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che entro il 2030 mancheranno 15 milioni lavoratori del settore. La tendenza è nota da diversi anni e le cause sono ben identificate: la popolazione mondiale sta invecchiando e richiederà sempre più cure, così come l'aumento delle malattie croniche, mentre allo stesso tempo il personale sanitario non viene rinnovato a sufficienza. E il Covid non ha fatto che peggiorare le cose.

Come riporta Le Monde, in un lungo pezzo sulla situazione europea, tutti i Paesi del Vecchio continente sono colpiti da questa disorganizzazione e dalla carenza di personale sanitario. La carenza di operatori sanitari non è un problema nuovo in Germania, ma si è acuito negli ultimi anni. Secondo un recente studio del Ministero dell'Economia tedesco, alla fine del 2021 c'erano più di 35mila posizioni non coperte nell'intero settore, con un aumento di circa il 40% nell'arco di un decennio. Per questo il ricorso a lavoratori stranieri è massiccio e un medico su cinque che esercita in Germania è nato all'estero, con i siriani che costituiscono il gruppo più numeroso. Nelle case di riposo, più di un terzo degli assistenti e degli infermieri è straniero, proveniente soprattutto dai Paesi dell'Europa orientale e meridionale, ma anche dal Vietnam e dalle Filippine.

La carenza di medici di base è uno dei principali problemi del sistema sanitario del Belgio. In Vallonia, un Comune su due ha carenze che in 40 città sono gravi, con meno di cinque medici ogni 10mila abitanti. La carenza di infermieri è un altro dei problemi principali del Paese ed è stata aggravata dalla crisi del Covid-19. Ventimila posizioni sono ora vacanti e i lavoratori locali sono stanchi delle condizioni o attratti da stipendi migliori, in particolare nel vicino Lussemburgo, e stanno abbandonando la professione o la nazione.

Più di 700mila spagnoli sono in attesa di un intervento chirurgico e il tempo medio di attesa per questi pazienti è di 123 giorni, con grandi disparità tra le regioni autonome, che vanno dai 183 giorni dell'Aragona ai 156 della Catalogna, dove il 30% dei pazienti attende in media più di sei mesi per l'operazione. A Madrid non è raro aspettare dalle due alle tre settimane per una semplice visita medica, il che costringe molti pazienti a rivolgersi al pronto soccorso, che è già in affanno per pandemia e caldo. Il 18 giugno, più di 8mila infermieri hanno manifestato su appello di tutti i sindacati della professione per denunciare una "inaccettabile mancanza di risorse" e un "carico di lavoro insostenibile".

In Grecia, durante la crisi economica del periodo 2010-2018, sono partiti per l'estero circa 20mila medici e sono stati licenziati quasi 2mila operatori sanitari nel settore pubblico. Molti se non lasciano il Paese passano al privato, visto che lo stipendio base di un medico ospedaliero è di circa 1.200 euro al mese e, dopo 15 anni di servizio, può aspirare ad arrivare a massimo 1.900 euro, cifre bassissime rispetto alle altre nazioni del blocco. Non a caso la Grecia ha 3,4 infermieri ogni mille abitanti, rispetto agli 11,9 della Francia. Alcune isole, come ad esempio Samotracia, non hanno neanche un'ambulanza.

E se ci spostiamo al nord del continente le cose non cambiano. Anche la Svezia sta avendo delle grosse difficoltà causate dalla mancanza di personale. A Gällivare, nella parte settentrionale del paese, l'ospedale locale ha deciso di chiudere il reparto pediatrico per quindici giorni a luglio. I bambini ricoverati saranno trasferiti a 250 chilometri di distanza. Poco più a sud, a Umea, tutte le operazioni sono state annullate fino a nuovo avviso. In tutto il Paese, i dipartimenti di emergenza sono sovraccarichi. I pazienti aspettano per ore, spesso nei corridoi. E mancano anche i medici di base. Secondo un calcolo del National Health Skills Council, per raggiungere l'obiettivo di un medico di famiglia ogni 1.500 pazienti sarebbe necessario assumere 2.500 medici di base, circa il doppio del numero attuale.

E persino nel Regno Unito della Brexit non è per niente tutto rose e fiori, anzi. Il famoso National Health Service (Nhs), si trova in una situazione a seguito di dieci anni di investimenti insufficienti. Per sopperire alla cronica carenza di personale, l'azienda ha fatto affidamento su un'elevata percentuale di cittadini stranieri: all'inizio del 2021 il 14,6% della forza lavoro era di origine non britannica, di cui il 5,4% proveniente dall'Europa. E ora col divorzio dall'Ue va anche peggio, visto che tanti operatori sanitari sono tornati nel continente. Le liste d'attesa per le cure sono così lunghe che nell'aprile 2022, secondo la British Medical Association, il più grande sindacato dei medici del Paese, solo il 65,2% dei pazienti che si sono rivolti a uno specialista per un sospetto tumore ha iniziato il trattamento entro due mesi dalla visita.

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