Europa senza benzina: esperti prevedono crisi del petrolio Ue nei prossimi 10 anni

Meno greggio dai giacimenti del Vecchio Continente e dai Paesi partner, mentre le compagnie petrolifere sono costrette a tagliare su ricerche e investimenti per affrontare gli effetti del Covid. Ecco perché Bruxelles potrebbe trovarsi a gestire una crisi energetica

Foto EPA/ARSHAD ARBAB

L’Europa andrebbe verso un calo dell’approvvigionamento di petrolio che potrebbe lasciarla ‘a secco’ entro la fine del decennio appena cominciato. È quanto emerge da uno studio nel quale si avverte che l’estrazione di greggio potrebbe diminuire a un ritmo più rapido rispetto al calo della dipendenza dell’Ue dai combustibili fossili prevista dal piano di azione stabilito da Bruxelles nell’ambito del Green Deal. Meno barili verso l’Ue significherebbe maggiori rischi di una crisi energetica che esporrebbe il mercato unico a possibili shock dei prezzi.

I  dati

Nel rapporto, pubblicato dal think tank francese Shift Project, si afferma che il rischio di raggiungere un “picco di approvvigionamento di petrolio” prima che le principali economie siano passate a fonti energetiche più pulite è “un'ulteriore ragione per progettare un mondo senza petrolio”. L'analisi si basa sui dati forniti dalla società di consulenza norvegese Rystad Energy, secondo cui la produzione di petrolio dalla Russia e dall'ex Unione Sovietica - che forniscono oltre il 40% della fornitura di petrolio dell’Ue - è già entrata in una fase di declino. Una diminuzione dell’offerta che si inserisce in un contesto di calo della domanda comunque inferiore rispetto alla contrazione del petrolio estratto o importato nell’Ue. Anche la produzione petrolifera africana - che rappresenta oltre il 10% delle forniture di petrolio dell’Ue - dovrebbe diminuire drasticamente nel decennio appena cominciato, mettendo ancora più a rischio l’approvvigionamento dei Paesi mediterranei. Notizie allarmanti che si aggiungono alle preoccupazioni relative all’impatto della pandemia di Covid-19, che aggrava - secondo gli esperti - il rischio di una carenza di approvvigionamento di petrolio negli anni ’20. Il coronavirus ha infatti bloccato gli investimenti in nuovi progetti di ricerca e trasporto di petrolio.

Le conseguenze del Covid-19

Secondo i dati esposti, le principali compagnie petrolifere si vedono costrette a tagliare i loro piani di spesa di quasi il 25%, per una cifra superiore ai 35 miliardi di euro, con l’obiettivo di resistere all'impatto del coronavirus. Tra gli effetti indiretti della pandemia e delle misure di confinamento introdotte per contenere il contagio c’è stato anche un considerevole calo dei prezzi ai livelli minimi degli ultimi 25 anni. Un vero e proprio crollo dovuto in gran parte alla domanda in caduta libera. 

Scommettere sulle alternative per mettersi al riparo 

Gli esperti ritengono probabile che i prezzi del petrolio rimarranno bassi per almeno altri due anni. Questo perché gli Stati non si riprenderanno immediatamente dalla pandemia, ma si prevede che torneranno alla crescita entro la prima metà degli anni ’20. I Paesi che investiranno in maniera più decisa sui veicoli elettrici, si precisa nello studio, saranno in grado di evitare una eventuale seconda crisi economica dovuta all'aumento dei prezzi del carburante.

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