L'Eurogruppo esiste? La giustizia Ue si divide sul ricorso anti-Mes

Per il Tribunale del Lussemburgo, l'organo che riunisce i ministri dell'Eurozona potrebbe venire condannato per le sue decisioni di politica economica. Ma l'Avvocato generale ribalta le conclusioni della sentenza. Il caso sollevato da un gruppo di correntisti e risparmiatori danneggiati dalla ristrutturazione di due banche

Essere, o non essere. Si potrebbe prendere in prestito Amleto per sintetizzare il dilemma giuridico che sta dividendo giudici ed giuristi dell'Unione europea, che ancora non hanno trovato l'accordo su un punto nevralgico dell'architettura dell'Ue: l'Eurogruppo esiste o meno in quanto istituzione? Un dilemma non proprio secondario, perché da esso dipende, per esempio, il ricorso presentato da alcuni cittadini per chiedere il risarcimento dei danni causati, a loro giudizio, dal prestito concesso nel 2013 dall'Eurogruppo a Cipro attraverso il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Cosi' come simili ricorsi che potrebbero presentare altri cittadini europei, per esempio in Grecia. 

Ma andiamo per ordine, perché la questione richiede qualche passaggio preliminare. Innanzitutto il caso: nel corso dei primi mesi del 2012, diverse banche con sede a Cipro, tra cui la Cyprus Popular Bank (Laïki) e la Trapeza Kyprou Dimosia Etaireia (Bank of Cyprus o BoC), hanno incontrato difficoltà finanziarie. Il governo cipriota ha, quindi, presentato una domanda di assistenza finanziaria al presidente dell’Eurogruppo, che ha indicato nel Mes la risposta a tale istanza. Secondo l'accordo, sottoscritto da Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale, oltre che chiaramente da Cipro, l'erogazione dei prestiti del Mes sarebbe stata vincolata a una serie di "condizionalità", tra cui la ristrutturazione delle banche citate sopra. Si tratta del cosiddetto memorandum d'intesa che accompagna i programmi del Mes e che ha sollevato numerose polemiche per le riforme lacrime e sangue che hanno riguardato, qualche anno dopo, la Grecia. 

Ma torniamo a Cipro: nel ristrutturare le due banche, diversi correntisti e società che avevano anche investito in azioni e obbligazioni hanno visto ridurre enormemente il valore di conti e titoli. Da qui, alcuni di loro hanno deciso di fare ricorso al Tribunale Ue per chiedere alle istituzioni coinvolte nel Mes un risarcimento. Il Tribunale ha respinto tali domande di risarcimento del danno "per il motivo che la condizione dell’illiceità del comportamento contestato all’Unione europea non era soddisfatta". In altre parole, l'Ue aveva agito secondo le regole. Discorso chiuso? Non proprio. Innanzitutto, per scrivere la parola fine occorre attendere il secondo e ultimo grado della giustizia europea, quello della Corte Ue. Ma se uno stravolgimento della sentenza del Tribunale appare cosa poco probabile, c'è un aspetto delle conclusioni dei giudici di primo grado che ha una rilevanza non da poco: secondo il Tribunale, infatti, l'Eurogruppo può essere chiamato a rispondere delle sue scelte poiché esso è "un’entità dell’Unione formalmente istituita dai trattati e destinata a contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione".

Questa definizione, se confermata anche nel secondo e ultimo grado, ossia dalla Corte di giustizia Ue, potrebbe aprire la porta a nuovi ricorsi contro l'Eurogruppo. Non a caso, la sentenza del Tribunale, pur bocciando le speranze dei ricorrenti ciprioti, era stata salutata positivamente da diversi economisti e ong, che da tempo puntano il dito contro la "irresponsabilità" (o mancanza di accountability, per usare un termine più appropriato) dell'Eurogruppo. Secondo organizzazioni come Transparency International, questa carenza crea un vulnus per la democrazia, poiché di fatto viene concesso a un gruppo di ministri delle Finanze e di banchieri (dentro c'è anche la Bce) il potere di prendere decisioni che hanno un forte impatto sulla vita di milioni di europei "sfuggendo al controllo democratico", ossia senza correre il rischio di venire giudicati per il loro operato (ed eventualmente pagarne le conseguenze). 

Di contro, i Paesi europei si oppongono a fare dell'Eurogruppo un'istituzione ufficiale, pur attribuendogli il compito di dirimere le questioni tra i membri come successo di recente con le decisioni proprio sui prestiti del Mes per affrontare la crisi del coronavirus. Il Consiglio Ue (l'istituzione che riunisce tutti i Paesi membri, anche quelli al di fuori dell'Eurozona) ha dato mandato ai suoi legali di contestare le conclusioni del Tribunale, sperando che nel secondo e ultimo grado di giudizio del ricorso l'Eurogruppo torni a essere entità inesistente ai fini giuridici. In attesa della sentenza dei giudici della Corte Ue, è arrivato il parere dell'Avvocato generale della Corte, Giovanni Pitruzzella, ex sottosegretario nel governo Monti ed ex presidente della Autorità antitrust italiana, nonché uno dei costituzionalisti più importanti del Belpaese.

Secondo Pitruzzella, "l’Eurogruppo non può essere qualificato come organo dell’Unione ai fini della proposizione di un ricorso di annullamento" e "la sua influenza resta meramente politica. Infatti, in quanto organismo di natura informale, l’Eurogruppo non solo non dispone di competenze proprie, ma non ha alcun potere di sanzionare l’inottemperanza da parte dei suoi partecipanti in relazione all’attuazione degli obiettivi politici convenuti. Per quanto riguarda la natura giuridica e la qualificazione costituzionale dell’Eurogruppo, tale organo opera come 'ponte' tra il livello nazionale, il livello dell’Unione e il livello intergovernativo esterno al diritto dell’Unione". In altre parole, l'Eurogruppo 'non esiste' se non in quanto 'ponte' e "i giudici dell’Unione non sono competenti a conoscere delle azioni di risarcimento del danno intentate nei confronti di tale organismo".

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Il parere dell'Avvocato generale, di norma, trova riscontro nelle sentenze della Corte. Se così sarà, l'Eurogruppo, diventato per un breve tempo istituzione e potenziale bersaglio di nuove richieste di risarcimenti, potrebbe tornare a essere mera ed effimera entità (almeno da un punto di vista giuridico). A rispondere delle sue decisioni, però, avverte Pitruzzella, potrebbero essere le 'vere' istituzioni dell'Ue, in particolare la Commissione, che potrebbe venire accusata (e condannata) per "le conseguenze dannose derivanti da un’eventuale sua inerzia nel controllare la compatibilità con il diritto dell’Unione delle decisioni dell’Eurogruppo". 

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