Lunedì, 20 Settembre 2021
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"Il Covid? Una scusa per nuovi campi profughi sull'isola"

Erik Marquardt (Verdi) ha visitato Lesbo, in Grecia. Ci racconta le tensioni tra migranti e popolazione nel centro migranti con oltre 13mila persone su una capienza di 3mila. E che è stato ridotto in cenere la scorsa settimana

Foto dal profilo Twitter @ErikMarquardt

“Mi trovo a Mitilene, principale città dell’isola di Lesbo e dalla mia stanza vedo il porto. C’è bel tempo”. Mentre gli europarlamentari si trovano a Bruxelles per la seduta plenaria o nel proprio Paese d’origine per seguire la riunione a distanza (con la pandemia si è permesso lo ‘smart-voting’ da casa), Erik Marquardt ha deciso di andare a Lesbo. In un bizzarro scambio di ruoli, l’eurodeputato tedesco dei Verdi ha raccontato ai giornalisti lo scenario che si trova di fronte quando esce per strada e si addentra nei pressi di Moria, il campo per richiedenti asilo capace di ospitare fino a 3mila persone ma cresciuto a dismisura di fino a contenerne oltre 13mila. 

“È molto probabile che tra i migranti ci siano molte infezioni”, dice con preoccupazione riferendosi all’episodio che ha scatenato la crisi umanitaria ad oggi irrisolta. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre il campo è stato devastato da un incendio. Le autorità sospettano che ad appiccare le fiamme siano stati gli stessi abitanti del campo, esasperati dal lockdown disposto dopo che circa 35 migranti erano stati trovati positivi al coronavirus. Il confinamento è dunque andato ad aggiungersi alle precedenti norme di sicurezza che impedivano ai richiedenti asilo di fare la vita normale. Ma soprattutto li ha costretti a restare chiusi in ‘casa’ (spesso si tratta di tetti in lamiere e tende) sotto il sole cocente dell’estate greca. Da qui l’esasperazione che avrebbe portato al gesto estremo. “Ma tutti sanno che il coronavirus verrà usato come scusa per mettere su nuovi campi temporanei”, sostiene Marquardt con amarezza. 

“Un’intera famiglia è stata picchiata due giorni fa”, racconta l’eurodeputato, che dalle sue pagine social ha pubblicato video, immagini e post sull’emergenza e sulle tensioni con la popolazione locale dell’isola. La maggioranza degli abitanti di Lesbo, secondo Marquardt, “ha una mentalità molto aperta” e in tanti “hanno fatto anche grandi sforzi” per venire incontro ai 13mila sfollati del campo. Ma ci sono “anche i fascisti e i violenti”, precisa l’eurodeputato, “che già in precedenza avevano attaccato il campo”. In un’inedita convergenza di intenti, richiedenti asilo e fazioni anti-migranti in questo momento vogliono la stessa cosa, ovvero che non venga aperto un nuovo campo ‘temporaneo’ per continuare ad ospitare le famiglie di migranti nell’isola. I primi a non volerlo sono gli stessi che prima abitavano a Moria. “Non hanno più nulla da perdere”, spiega Marquardt. 

Eppure le autorità greche, di intesa con le istituzioni europee, si stanno muovendo proprio in questa direzione, con la progettazione di un campo co-gestito dal Governo di Atene e dall’Ue. Notizie che hanno fatto scattare la reazione di Marquardt determinato ad accendere i riflettori sulle vicissitudini di chi scappava da situazioni di difficoltà per trovarsi incastrato in un’isola-fortezza, impossibile da abbandonare. E con l’aggravante della crisi pandemica. 

“Nell'isola greca di Samos, sono stati scoperti due casi di coronavirus nel campo profughi sovraffollato di Vathy”, che a fronte di una capacità di 648 posti letto ospita oltre 4.600 persone. La notizia arriva in anteprima rispetto alle testate giornalistiche sul gruppo Telegram di #LeaveNoOneBehind, la campagna di solidarietà partita in Germania, su spinta anche di Marquardt, per offrire aiuto ai richiedenti asilo. In serata arriva l'aggiornamento che anche a Samos è partito un incendio, per fortuna subito domato dai vigili del fuoco. 

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