"Deputati costretti a versare stipendio al proprio partito”, antifrode Ue apre inchiesta

L’inchiesta dell’Olaf fa luce sulle irregolarità nella gestione dei soldi pubblici al Parlamento europeo. La donazione forzata sarebbe stata richiesta anche agli assistenti dei politici. Fonti comunitarie: “Nessun italiano coinvolto”

Diversi eurodeputati di due Stati membri hanno infranto le regole del Parlamento Ue, trasferendo parte dei loro stipendi ai rispettivi partiti nazionali. È quanto emerge da due indagini lanciate nel 2017 e nel 2018, e terminate a inizio 2020, dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). Per il momento non è stato ancora comunicato quali siano i due Paesi interessati, ma fonti dell'Eurocamera precisano che non ci sarebbero eurodeputati italiani coinvolti.

"Contributi al partito nazionale"

“Grazie alla prima indagine - scrive l'Olaf in un comunicato - è stato stabilito che tra il 2014 e il 2019 eurodeputati e personale della delegazione del loro partito presso il Parlamento Ue hanno versato contributi per oltre 640mila euro alla sede nazionale”. “Il team dell'Olaf ha inoltre stabilito che i pagamenti non sono stati effettuati spontaneamente, ma con il fine di adempiere agli obblighi stabiliti nella carta finanziaria che il partito aveva approvato per la sua delegazione presso il Parlamento Ue", si legge nella nota. 

Versamenti anche dagli assistenti

L'Olaf ha quindi concluso che l'Europarlamento “dovrebbe disporre di sanzioni efficaci per far fronte alla violazione delle sue norme e per consentire il recupero degli importi stabiliti dall’inchiesta”. Con la seconda indagine, “è stato stabilito che tra il 2014 e il 2019 alcuni eurodeputati hanno dato 3mila-4mila euro al mese per il loro partito, per un totale di oltre 540mila euro nel quinquennio. Questi versamenti - sottolinea ancora la nota - violano le norme del Parlamento Ue”. L'inchiesta ha inoltre rivelato che il partito interessato ha chiesto anche “agli assistenti parlamentari di dare contributi”. 

Le conseguenze

Secondo l'Olaf, gli eurodeputati “erano consapevoli di quanto avveniva e avevano disposto” che i loro assistenti parlamentari “fossero classificati con un grado elevato e avessero uno stipendio più alto per poter permettere contributi ai partiti nazionali”. L'Olaf raccomanda al Parlamento Ue di introdurre sanzioni appropriate agli eurodeputati che hanno infranto le regole dell'istituzione.

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