menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (a sinistra) e il presidente ungherese Viktor Orban (a destra)

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (a sinistra) e il presidente ungherese Viktor Orban (a destra)

Stop subito ai fondi Ue per Polonia e Ungheria: il Parlamento non molla la presa sullo stato di diritto

Il Parlamento europeo sminuisce l’accordo raggiunto dai leader: “È superfluo”. Il meccanismo a difesa dell’indipendenza dei giudici potrebbe tagliare le risorse strutturali ai Paesi ‘ribelli’ dal prossimo anno

Nessun diktat dei leader, i legislatori siamo noi. L’Eurocamera ha respinto, con una maggioranza di oltre due terzi dell’Aula, la richiesta del Consiglio europeo di rinviare l’applicazione del meccanismo di tutela dello stato di diritto in attesa di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Quelle dei 27 leader Ue, si legge nella risoluzione approvata ieri dagli eurodeputati, sono dichiarazioni “superflue” perché non giuridicamente vincolanti. E le salvaguardie di bilancio che potrebbero tagliare i fondi ai Paesi che non rispettano l’indipendenza dei giudici e che non combattono frodi e corruzione andranno applicate “dal 1 gennaio 2021”, sottolineano i deputati. Una versione, quella dell’emiciclo, che si scontra con la realpolitik continentale. 

Il difficile compromesso

È bene ricordare che, fino alla vigilia dell’incontro della scorsa settimana tra i leader, Ungheria e Polonia opponevano il veto all’intero bilancio europeo pluriennale che comprende il Recovery Fund. I due Paesi dell’Est Europa rinfacciavano a Bruxelles e alla maggioranza dei Governi Ue di aver imposto un sistema non conforme ai Trattati, che difendono lo stato di diritto - e almeno su questo sono tutti d’accordo - ma lasciano nelle mani delle singole capitali i poteri di applicazione dei principi. Di qui la richiesta, senza mezzi termini, di ritirare il meccanismo sullo stato di diritto, approvato dalle istituzioni di Bruxelles dopo anni di discussioni e mesi di negoziati. Lo stallo è andato avanti per settimane e, a meno di un mese dalla fine del 2020, l’Ue andava pericolosamente incontro a un nuovo anno senza il bilancio approvato. Poi è arrivato il compromesso della presidenza tedesca a calmare le acque e far rientrare l’aut aut di Budapest e Varsavia. Il Governo di Angela Merkel, titolare della presidenza di turno del Consiglio Ue, ha infatti convinto l’ungherese Viktor Orban e il polacco Mateusz Morawiecki ad accettare il meccanismo a patto che venga applicato solo dopo una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e l'adozione di un documento di linee guida della Commissione che ne vada a chiarire lo scopo e il campo d’applicazione.

Cosa prevede il meccanismo

Il regolamento concordato da eurodeputati e Consiglio Ue (l’istituzione che rappresenta i Governi nazionali, da non confondere con il Consiglio europeo, che riunisce i soli 27 leader) apre la strada a un controllo sull’erogazione dei fondi Ue che potrebbe portare a una chiusura dei rubinetti finanziari per chi non rispetta i principi finora solo enunciati sui Trattati ma in alcuni Paesi mai rispettati. Di qui “l'importanza storica”, rivendicata dai parlamentari, del meccanismo sullo stato di diritto. “Gli Stati membri - si legge nel testo del regolamento al centro delle polemiche - possono garantire una sana gestione finanziaria solo se le loro autorità pubbliche agiscono in conformità della legge, se i casi di frode, inclusi i casi di frode fiscale, evasione fiscale, corruzione, conflitto di interessi o altre violazioni del diritto, sono effettivamente perseguiti dai servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale, e se le decisioni arbitrarie o illegittime delle autorità pubbliche, comprese le autorità di contrasto, possono essere soggette a un effettivo controllo giurisdizionale da parte di organi giurisdizionali indipendenti e della Corte di giustizia dell'Unione europea”.

L'indipendenza della magistratura

In parole povere, ogni Paese Ue deve avere una magistratura indipendente alla quale devono essere affidati gli strumenti legali e i mezzi per combattere le illegalità legate ai fondi Ue, altrimenti si mette a repentaglio “il bilancio dell’Unione”, pagato dai contribuenti di tutti gli Stati, compresi quelli nei quali si verificano le irregolarità. E infatti lo stesso regolamento ribadisce che “l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura andrebbero sempre garantite e i servizi responsabili delle indagini e dell'azione penale dovrebbero essere in grado di svolgere correttamente la loro funzione”. Stando alla lettera delle disposizioni, poco importa il colore politico del Governo che riceve fondi Ue, tantomeno il suo attaccamento a valori religiosi o culturali - come le radici cristiane tanto sbandierate da alcuni Paesi - e neanche l’atteggiamento nei confronti dei migranti o dei richiedenti asilo. Le parole come matrimonio, famiglia, stranieri e rifugiati non vengono menzionate nemmeno una volta nel testo, che invece richiama 4 volte la corruzione, 7 volte le frodi, 2 volte i conflitti d’interesse e in numerosi passaggi l’indipendenza della magistratura. 

La tregua

Nella pratica, se il testo venisse applicato alla lettera, in maniera intransigente e immediata ai Paesi già finiti nel mirino della Commissione per il mancato rispetto dell’indipendenza della magistratura, a partire quindi da Ungheria e Polonia, i ‘cattivi’ della classe potrebbero verosimilmente subire un taglio o lo stop dei fondi Ue entro la fine del prossimo anno. Ma tanto le conclusioni dei leader quanto le rassicurazioni della Commissione europea portano in tanti a ritenere che ci sarà un periodo ‘cuscinetto’ per attutire la forza d’impatto del nuovo meccanismo. Ed è anche sulla lunghezza della tregua che si giocheranno gli equilibri politici europei dell’anno che verrà.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

EuropaToday è in caricamento