Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Eurocamera: “La violenza di genere diventi un reato Ue”. Lega, Fi e Fdi si astengono

Il Parlamento Ue vuole combattere il fenomeno con norme europee per la tutela delle donne e delle minoranze Lgbt+. Ma anche sanzionando i Paesi che negano l'aborto sicuro e legale

Il Parlamento europeo oggi ha stabilito che la violenza di genere è un crimine con “una dimensione transnazionale” che colpisce le donne in tutta Europa. Il testo ricorda che circa 62 milioni di cittadine europee, una donna su tre, ha subito violenza sessuale e/o fisica, mentre una su due è stata vittima di molestie sessuali. Ma a preoccupare di più sono i dati sul femminicidio: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il 38% di tutti gli omicidi di donne a livello mondiale viene commesso dai partner di queste ultime. Motivi che hanno convinto gli eurodeputati a chiedere che la violenza di genere diventi un reato Ue. 

Il voto in Aula

La risoluzione è stata approvata dall’Aula con 427 voti favorevoli, 119 contrari e 140 astensioni. Le forze politiche italiane che hanno sostenuto il testo sono il Partito democratico, il Movimento cinque stelle, Europa Verde e Italia Viva. Si sono invece astenute le delegazioni di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. In quest’ultimo partito si sono registrate divisioni interne, con Isabella Adinolfi (ex-M5s) che ha votato a favore mentre Andrea Caroppo (ex Lega) e Massimiliano Salini si sono espressi contro il testo. Contraria anche Simona Baldassarre della Lega, membro della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere. 

Cosa dice il testo

Con il testo votato a Strasburgo, gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea di includere la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità ai sensi dell’articolo 83 del Trattato Ue. L’attuale versione della norma include “terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata”. In termini sostanziali, l’inclusione della violenza di genere nel Trattato servirebbe come “base giuridica” per innescare un effetto domino legislativo. La Commissione potrebbe infatti presentare una proposta di direttiva al fine di obbligare tutti i Paesi membri ad attuare la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e le minoranze Lgbt+, al momento non applicata da Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia.

Le motivazioni della Lega

La prospettiva che Bruxelles possa sanzionare gli Stati che non applicano le norme contro la violenza sulle donne e le persone Lgbt+, ma anche quelli che negano l'assistenza all'aborto sicuro e legale (questa condotta viene definita dal testo “una forma di violenza di genere”) spiegherebbe il mancato appoggio da parte della destra italiana ed europea. Una nota della Lega evidenzia infatti che l’astensione del partito è motivata da “l’ennesimo tentativo” della maggioranza del Parlamento europeo “di usare un tema delicato e condivisibile per portare avanti la propria agenda politica di estrema sinistra, con proposte che ben poco hanno a che vedere con la violenza di genere, dall’educazione gender nelle scuole alla condanna dei movimenti pro-life e per la famiglia, scavalcando persino le competenze nazionali in materia”. “La violenza di genere - si legge ancora nella nota - è una cosa seria e si combatte con risposte di buonsenso, non con questo atteggiamento ideologico e strumentale”.

L'emergenza femminicidi

Invece, secondo l’eurodeputata dei Verdi Rosa D’Amato, “inserire gli omicidi di genere nella lista dei cosiddetti eurocrimini” va considerato “un importantissimo passo in avanti”. “Stando al report del Viminale sulla violenza sulle donne - ha aggiunto l’ex cinquestelle - dei 199 delitti commessi in Italia da gennaio a oggi, 83 sono femminicidi” che includono “70 donne uccise in ambito familiare o affettivo e di queste 50 hanno trovato la morte per mano del partner o di un ex marito o compagno”. 

Le richieste degli eurodeputati

L’alto tasso di reati contro le donne, si legge nella risoluzione approvata dalla maggioranza assoluta dell’Aula, è anche la causa di un “impatto economico negativo”, che si unisce a “problemi di salute mentale” delle vittime, con conseguenze “in termini di capacità di cercare lavoro” e anche nell'immediato “a causa dell'onere finanziario che incombe loro nell'intraprendere un'azione legale”. Ma di fronte a un problema che interessa tutta Europa, le azioni dei Paesi membri “nella prevenzione e nella lotta contro la violenza di genere” variano “considerevolmente”. Di qui la richiesta di “un approccio comune” che, secondo l’Eurocamera, “contribuirebbe anche alle attività di contrasto nelle operazioni transfrontaliere”. 

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