L'Eurocamera "critica" l'Italia sui fondi Ue: Pd vota contro, Lega e M5s a favore

In una relazione sulla tutela del bilancio europeo dalle frodi, si esprime condanna per il nostro Paese, che insieme a Polonia, Romania, Ungheria, Repubblica ceca e Grecia) avrebbe fatto "uso improprio" delle risorse comunitarie "su larga scala". Il governo si spacca, ma anche il centrodestra

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli

L'Italia al pari di Romania, Polonia, Ungheria, Grecia e Repubblica ceca. Tutti insieme nella lista 'nera' dei Paesi che, secondo il Parlamento Ue, hanno fatto "uso improprio su larga scala dei fondi europei". Una critica alla nostra gestione dei finanziamenti di Bruxelles contenuta in una relazione redatta sulla base del rapporto annuale sulla protezione degli interessi finanziari dell'Ue e la lotta alle frodi. La relazione ha si per sé solo un valore politico, ma proprio per questo colpisce che a votare a favore della nuova 'condanna' da parte dell'Europa al nostro Paese siano stati i deputati italiani di 3 partiti: Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle. I parlamentari di FdI, invece, si sono astenuti. Mentre la delegazione del Pd ha votata compatta contro il testo. 

In altre parole, il governo si è diviso, ma anche l'opposizione ha preso strade differenti. Nel testo, l Parlamento europeo chiede alla Commissione di proporre linee guida comuni per evitare il conflitto di interesse di politici, e al Consiglio di adottare standard etici in materia. Si chiede anche la messa a punto di un meccanismo di reclamo per gli agricoltori o i beneficiari dei fondi che si trovano a fronteggiare pratiche illecite come il furto di terre, la cattiva condotta delle autorità, la criminalità organizzata. Nella relazione si esprime rammarico per l'aumento delle irregolarità fraudolente che nel 2018 sono cresciute del 183% in valore. Fin qui, tutte proposte e appunti condivisibili a prescindere dalla collocazione politica.

Quello che forse ha fatto saltare l'unanimità è il passaggio in cui si citano alcuni Paesi membri per il loro "uso improprio dei fondi Ue su larga scala" che va "a discapito delle piccole imprese familiari che hanno maggiormente bisogno dei sussidi": si tratta di Repubblica Ceca, Ungheria, Grecia, Polonia, Romania e Italia. Non a caso, i voti contrari e le astensioni si registrano soprattutto tra i deputati provenienti da questi Paesi. O meglio, tra quelli che provengono da partiti di governo. Più nello specifico, da partiti che erano al governo fino al 2018, periodo a cui fa riferimento l'analisi sulle frodi che ha portato alla relazione.

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Forse è per questo che il Pd si è schierato contro: fino al giugno 2018, infatti, alla guida di Palazzo Chigi c'era l'attuale commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni. Diverso il discorso per Fratelli d'Italia, partito che si è astenuto: qui forse in ballo c'è l'appartenenza all'Ecr, il gruppo europeo guidato dal Pis polacco, partito al governo a Varsavia e da tempo alle strette con la Commissione europea proprio sul tema della giustizia. 

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