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Foto Ansa EPA/SEBASTIAO MOREIRA

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Il porto d’armi? Per ottenerlo bisogna dichiarare etnia e religione

Sta facendo discutere la proposta del governo olandese che lede il diritto alla privacy e, secondo i più critici, promuove la discriminazione su base razziale e confessionale. L’esecutivo: dobbiamo valutare tutti i "fattori di rischio"

Chi vuole tenere un’arma in casa dovrà rinunciare al proprio diritto alla privacy e dichiarare la propria religione, etnia di appartenenza, persino le opinioni politiche e filosofiche. È quanto prevede un disegno di legge su cui sta lavorando il governo olandese e che dovrebbe approdare alla Camera bassa del Parlamento a ottobre. Il giro di vite sul possesso di armi da fuoco arriva dopo la direttiva europea che inasprisce la legislazione in materia a seguito degli attacchi terroristici che hanno colpito il continente negli ultimi anni.

La proposta del Governo guidato dal liberale Mark Rutte ha però provocato reazioni di sconcerto all’interno della stessa maggioranza che sostiene l’esecutivo. "Non dobbiamo superare questo limite di privacy. In base ai requisiti minimi della direttiva europea, non e' nemmeno necessario. Noi non promuoviamo la discriminazione e la profilazione etnica, quindi questi dettagli personali speciali devono essere rimossi dal disegno di legge", ha affermato al quotidiano De Volkskrant Monica den Boer, deputata del partito liberale D66, appartenente alla maggioranza. Le fa eco Chris van Dam, deputato dell’altra formazione che sostiene il governo, Appello Democratico Cristiano (Cda), che dice di non riuscire a “immaginare una situazione che giustifichi quanto incluso nella legge”.

Il ministro della Giustizia che ha proposto la norma, il democratico-cristiano Ferdinand Grapperhaus, si giustifica affermando che la raccolta delle informazioni sarebbe necessaria poiché “i fattori di rischio per il possesso di armi sono diversi” e le forze di polizia hanno bisogno di confrontare dati da varie fonti per valutare se è sicuro consentire a qualcuno possedere un’arma. 

Contro il piano si scaglia anche la Royal Dutch Sports Rifling Association (KNSA): "Quasi nessuna sparatoria in Olanda viene commessa con armi legali", a parte la grande sparatoria avvenuta nel 2011, ha detto il direttore di KNSA, Sander Duisterhof, sottolineando che il piano "potrebbe avere un effetto discriminatorio". Il riferimento è a una delle peggiori sparatorie nel Paese dalla Seconda guerra mondiale: ad aprile del 2011 il 24enne Tristan van der Vlis uccise sei persone e ne ferì altre 16 aprendo il fuoco in un centro commerciale. Van der Vlis aveva il porto d'armi, ma emerse anche che aveva problemi psicologici.

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