Assange estradato negli Usa: no di Consiglio d'Europa e Amnesty

Per Strasburgo un eventuale processo negli Stati Uniti “avrebbe un impatto negativo sulla libertà di stampa”. La Ong: “Il rischio che subisca un processo iniquo è molto concreto”

Manifestazione in sostegno di Assange a Londra - foto Ansa

L'estradizione di Julian Assange dal Regno Unito verso gli Usa “avrebbe un impatto negativo sulla libertà di stampa”, per questo Londra dovrebbe negarla anche “a causa delle preoccupazioni sui maltrattamenti che potrebbe subire” nelle carceri degli States.

Il parere del Consiglio d'Europa

A fianco del fondatore di fondatore di Wikileaks, che la prossima settimana vedrà iniziare le sedute del tribunale sulla richiesta di Washington che intende processarlo per spionaggio, si è schierato il Consiglio d'Europa. In una nota Dunja Mijatovic, commissaria per i Diritti umani, ha affermato che "le conseguenze della possibile estradizione di Assange sui diritti umani vanno ben oltre la sua persona perché le accuse che gli sono rivolte sollevano importanti questioni sulla protezione di coloro che pubblicano informazioni riservate nell'interesse dell'opinione pubblica".

Arresto e richiesta di estradizione

Assange era stato arrestato all'ambasciata dell'Ecuador di Londra l'11 aprile scorso, quando il presidente del Paese sudamericano, Lenín Moreno, decise di revocargli l'asilo politico e la protezione che gli era stata concessa nell'edificio per quasi sette anni. Nel Regno Unito sta scontando una condanna per aver violato la libertà condizionale nel 2012 quando appunto si rifugiò nell'ambasciata per evitare un'altra estradizione, quella in Svezia dove era accusato di stupro e violenza sessuale. Negli Usa, ch ehanno chiesto la sua estradizione al governo di Londra, il 48enne attivista australiano potrebbe affrontare fino a 18 capi d'imputazione tra cui quello di spionaggio per aver pubblicato illegalmente informazioni segrete cospirando con l'ex analista dell'intelligence militare Chelsea Manning. Nel 2010 WikiLeaks diffuse prove di crimini di guerra commessi dagli Usa in Iraq e in Afghanistan, materiale poi in parte pubblicato da testate internazionali come il Guardian o il New York Times.

Libertà di stampa

Secondo la commissaria, "i reati che gli sono contestati sono allarmanti perché molti riguardano attività fondamentali del giornalismo investigativo in Europa e altrove" e quindi permettere l'estradizione “su queste basi avrebbe un effetto negativo sulla libertà di stampa e potrebbe in definitiva ostacolare i media nel loro compito di fornitori di informazioni e cane da guardia nelle società democratiche".

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La campagna di Amnesty

Dello stesso parere anche Amnesty International che ha lanciato una campagna affinché gli Stati Uniti facciano cadere le accuse. "Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non è altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d'espressione", ha attaccato Massimo Moratti, vicedirettore di Amnesty International per l'Europa. "Il potenziale effetto raggelante verso i giornalisti e altre persone che denunciano le malefatte dei governi rendendo note informazioni ricevute da fonti credibili potrebbe avere profonde conseguenze sul diritto delle opinioni pubbliche a conoscere cosa stanno facendo i loro governi", ha aggiunto Moratti. Per la Ong poi l'uomo “potrebbe essere sottoposto a condizioni detentive equivalenti a maltrattamento e tortura, compreso l'isolamento prolungato”, inoltre correrebbe anche “il rischio di subire un processo iniquo è molto concreto, data la campagna ostile promossa nei suoi confronti da funzionari Usa fino ai più alti livelli, che ha fortemente compromesso il suo diritto alla presunzione d'innocenza".

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