“Niente Iva per i militari in missione negli Stati Ue”, la proposta di Bruxelles

I soldati della Nato beneficiano già dell’esenzione fiscale che la Commissione vuole estendere alle truppe di tutti gli Stati membri. Il mancato gettito andrebbe a colpire le spese per vitto, alloggio, carburante e materiali di formazione delle forze armate dislocate all’estero

Foto Ansa, Claudio Peri

Un aiuto fiscale per equiparare le forze armate dei Paesi Ue a quelle della Nato. La Commissione europea ha proposto una direttiva per esentare i militari di Stati europei in missione in un altro Paese membro dell’Iva sui prodotti acquistati durante la missione. L’aliquota ordinaria del 22% che vige in Italia, ad esempio, non andrebbe più applicata alle spese di permanenza dei militari, all’approvvigionamento di cibo, all’acquisto di carburante e al materiale di formazione.

Armonizzare la situazione

La proposta, a detta della Commissione, serve ad armonizzare i vantaggi fiscali già vigenti per le missioni Nato negli Stati europei, ma non per le forze armate dei Paesi Ue che si esercitano in un Paese vicino. Un altro passo simbolico, e materiale per le casse pubbliche, a vantaggio della politica di sicurezza e di difesa comune che si prefigge, in sintesi, di dotare l’Unione europea di una forza armata propria. Integrata e non alternativa, assicurano a Bruxelles, rispetto all’alleanza atlantica voluta da Washington. Chi ci perde sono gli Stati membri, ma anche l’Ue, alla quale è destinata una parte del gettito Iva.

L'impatto

Dall’analisi sull’impatto dell’esenzione fiscale sulle truppe, si stima una previsione di mancato introito pari a 80 milioni da dividere tra tutti gli Stati membri. Ma i calcoli della Commissione sembrano alquanto approssimativi e, senza dubbio, da aggiornare. Palazzo Berlaymont prende una base di calcolo pari a 5,3 miliardi di euro come ammontare totale dei costi delle operazioni militari nell’Unione, dichiarati nel 2014 dall’Agenzia europea per la difesa. “È il dato più recente disponibile”, specifica la proposta di direttiva che poi continua l’analisi dei costi. Si stima quindi che un tondo 80% di questi costi corrispondano alle operazioni in patria, che non rientrano nel campo di applicazione della direttiva proposta. Del restante 20%, “circa la metà”, scrive la Commissione, sarebbero costi già esenti da Iva ai sensi di un’altra direttiva. 

Aliquota media del 18%

“Si può quindi ritenere - si legge nella proposta - che un massimo del 10% dell'importo globale (530 milioni di euro) potrebbe diventare esente da Iva in base alle nuove norme o sarebbe già coperto dall'esenzione per le attività della Nato”. “La stima non tiene conto di eventuali futuri aumenti delle spese militari da parte degli Stati membri”, precisa la Commissione mettendo le mani avanti. Il calcolo finale viene fatto utilizzando un’aliquota media del 18%. La Commissione ammette, infine, “non ci sono dati disponibili per quantificare l’impatto” per quanto concerne “le accise, i prodotti energetici (ad esempio carburante) e l’elettricità”. Un altro capitolo di spesa non trascurabile per verificare i costi effettivi dell’esenzione nel nostro Paese.

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