Chi è l'"eroe" italiano che ha sconfitto la burocrazia europea in nome della trasparenza

Un professore di Napoli ha vinto una causa portata alla Corte di Giustizia Ue in cui chiedeva che fossero resi pubblici tutti i documenti relativi alle trattative tra le istituzioni comunitarie sulle nuove normative in discussione

Le istituzioni europee saranno più trasparenti e i cittadini potranno essere meglio informati delle trattative che si svolgono a Bruxelles. E tutto grazie alla battaglia di un italiano, il professor Emilio De Capitani, direttore Esecutivo del Fundamental Rights European Experts Group, docente a contratto all’Università l'Orientale di Napoli e alla Scuola Superiore S.Anna in Pisa nonché Visiting Professor alla Queen Mary’s Law School di Londra. Il professor De Capitani ha portato alla Corte Ue la richiesta di maggiore trasparenza nei triloghi, i negoziati tra Parlamento e Consiglio Ue con la mediazione della Commissione europea, che vengono fatti per scrivere le future normative comunitarie.

La vicenda

La storia è iniziata nel nel 2015 quando il professore ha richiesto al Parlamento europeo l’accesso ai documenti contenenti informazioni riguardo alle posizioni delle istituzioni sulle procedure di codecisione in corso. Si tratta, in particolare, di tabelle a più colonne redatte nell’ambito di triloghi appunto che comprendono generalmente quattro colonne: la prima contiene il testo della proposta legislativa della Commissione, la seconda, la posizione del Parlamento e gli emendamenti da esso proposti, la terza, la posizione del Consiglio e, la quarta, il testo di compromesso provvisorio o la posizione preliminare della presidenza del Consiglio in rapporto agli emendamenti proposti dal Parlamento.

Il Parlamento ha dato accesso solo alle prime tre colonne delle tabelle, rifiutando di divulgare la quarta colonna, quella con i testi di compromesso. Lo ha fatto affermando che la loro divulgazione avrebbe pregiudicato il processo decisionale dell’istituzione nonché il processo decisionale interistituzionale nel contesto di una procedura legislativa in corso. Ma De Capitani non si è arreso e ha fatto ricorso al Tribunale dell’Unione europea contro la decisione del Parlamento.

La sentenza della Corte Ue

La Corte con una sentenza pronunciata questa settimana ha dato ragione al professore affermando con una sentenza che “nessuna presunzione generale di non divulgazione può essere ammessa con riferimento alla natura della procedura legislativa, sottolineando che i principi di pubblicità e di trasparenza sono inerenti alle procedure legislative dell’Unione”. Il tribunale ha sancito che i documenti delle riunioni a porte chiuse devono essere accessibili, poiché è “proprio la trasparenza nel processo legislativo che contribuisce a conferire alle istituzioni una maggiore legittimità agli occhi dei cittadini dell’Unione e ad accrescere la loro fiducia.” E pertanto l’accesso “deve essere possibile, a seguito di una domanda precisa presentata sulla base del regolamento relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione”.

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L'applauso del Parlamento Ue

Una vittoria questa che è stata celebrata da parte degli stessi eurodeputati. “Nel dichiarare che pubblicità e trasparenza sono principi democratici fondamentali inerenti alle procedure legislative europee, la Corte conferma ciò che gli ecologisti continuano a ripetere: la trasparenza, dato che consente ai cittadini di essere informati e esercitare il controllo, è una delle condizioni della democrazia”, ha affermato per il gruppo dei Verdi a Strasburgo Pascal Durand. Felice per la sentenza anche i liberali Alde. Per Sophie in ‘t Veld “questo è un importante passo avanti per la democrazia europea”. A partire da ora, ha esultato, “i negoziati sulla legislazione saranno molto più trasparenti: più trasparenza significa non solo le parti interessate, ma anche i cittadini saranno in grado di seguire da vicino il processo legislativo e far sì che i loro politici tengano conto”. Per la liberale olandese “la democrazia è più solida e rafforzerà la fiducia nell’Unione europea: la sentenza della Corte di oggi conferirà grande potere ai cittadini”.

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