Sabato, 23 Ottobre 2021
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Erdogan vuole la Turchia nell'Ue: "Ci sentiamo parte dell'Europa, Bruxelles rispetti impegni"

Nuovo appello del presidente turco per la riapertura del processo di adesione del suo Paese, congelato nel 2018. Dietro la strategia di Ankara le tensioni con la Francia e il futuro dei rapporti commerciali con il Blocco

Le tensioni con la Francia di Emmanuel Macron, l'interventismo in Libia, il braccio di ferro con la Grecia su migranti e giacimenti di gas nel Mediterraneo. Nonostante tutto questo, Recep Tayyip Erdogan continua a dichiarare solennemente il suo impegno a portare la Turchia all'interno dell'Unione europea. Lo ha ribadito in queste ore in un discorso rivolto ai membri del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) che siedono al governo di Ankara. E alla vigilia di settimane calde in cui i leader Ue potrebbero varare delle sanzioni contro quella che Bruxelles considera un'ingerenza turca nelle acque territoriali dell'Ue (per la precisione di Grecia e Cipro).

Le divisioni Ue su Ankara

Il condizionale è d'obbligo, visto che i Paesi dell'Unione continuano a spaccarsi sull'atteggiamento da tenere nei confronti della Turchia: da un lato Francia e Grecia, che spingono per il pugno duro. Dall'altro, un gruppo di Stati membri tra cui la Germania (e l'Italia), che professa calma e dialogo. Del resto, la Turchia riveste sempre più un'importanza strategica per le politiche Ue, non solo economiche: per esempio, è ad Ankara che i Paesi Ue si sono affidati (e continuano ad affidarsi) per fermare una delle principali rotte di affusso di migranti e richiedenti asilo nel pieno della crisi del biennio 2015-2016. Ed è sempre ad Ankara che l'Ue si è rivolta quando la Cina ha chiuso alle importazioni di plastica in eccesso dall'Europa. Gli esempi sono tanti e non finiscono certo qui: Erdogan lo sa e per questo continua ad alzare la posta. Così come sa che per continuare ad alimentare la crescita del Paese ha bisogno dell'Ue.

Il 'messaggio d'amore' rivolto a Bruxelles in queste ore fa parte della sua strategia. "Chiediamo all'Ue di mantenere le sue promesse, di creare un legame più stretto con noi, mantenendo la loro promessa di piena adesione e rispettando gli impegni sui migranti, di non discriminarci o almeno di non farsi strumento dei nemici che prendono di mira il nostro Paese", ha detto il presidente ai membri dell'Akp. "Non ci vediamo altrove che in Europa", ha aggiunto, "vogliamo costruire il nostro futuro insieme all'Europa" e "non abbiamo problemi con l'Ue che non possano essere risolti attraverso la politica, la diplomazia e il dialogo".

L'adesione congelata

Il percorso di adesione della Turchia nell'Ue è stato interrotto nel 2018. Prima la forte repressione contro l'opposizione interna ordinata da Erdogan con la scusa del tentativo di golpe del 2016, poi l'interventismo in Siria e quello in Libia hanno esacerbato i rapporti con l'Unione europea, in particolare con la Francia. Di recente, gli attentati a Parigi e Vienna hanno rinfocolato le tesi di un sostegno di Ankara al terrorismo di matrice islamica. Ma le sanzioni di cui si discute a Bruxelles riguardano un altro elemento di discordia, ossia l'intervento di Ankara nel Mediterraneo per mettere le mani su un giacimento di idrocarburi al largo di Cipro, isola divisa a metà tra l'Ue e la Turchia. Erdogan ritiene che quel giacimento sia anche turco e ha siglato in tale ottica un'intesa con il governo libico per le ridefinizione dei loro confini marittimi. In cambio, Ankara sta dando sostegno militare a Tripoli, anche (stando all'accusa dell'Ue) con l'invio di armi in barba all'embargo Onu.

Per fermare quella che ritiene un'ingerenza, Bruxelles ha avviato l'operazione Irini, con navi militari dei Paesi Ue poste nel Mediterraneo per bloccare l'eventuale export di armi dalla Turchia. Ma a quanto pare, l'operazione non ha dato i suoi frutti, vista l'impossibilità di ispezionare le navi commerciali battenti bandiera turca che viaggiano alla volta della Libia. Anche per questo, Parigi vorrebbe che adesso si passi alle sanzioni per fermare la strategia di Erdogan.  

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