Sabato, 13 Luglio 2024
La strategia / Turchia

Erdogan usa il veto alla Nato per attaccare (ancora una volta) i curdi

Il presidente della Turchia sta sfruttando, come spesso ha fatto in passato, il suo potere per ricattare i suoi Alleati e costringerli ad accettare diverse sue richieste

Recep Tayyip Erdogan non è nuovo ai baratti, per non dire ricatti, politici. Il presidente della Turchia nel 2016 si offrì di ospitare nel suo Paese i rifugiati in fuga dalla guerra in Siria, per evitare che entrassero in Europa. E questa offerta fu fatta in cambio di ingenti finanziamenti da parte di Bruxelles, che gli appaltò de facto la gestione dei flussi migratori nella rotta balcanica.

Adesso sta facendo qualcosa di simile con la richiesta di accesso nella Nato di Svezia e Finlandia, su cui ha posto un veto fino a quando non verranno accolte due sue richieste fondamentali: la consegna da parte dei due Paesi di 33 persone considerate terroristi da Ankara, e che le due nazioni revochino il divieto di esportazione di armi imposto nell'ottobre del 2019 dopo l'incursione turca nel nord della Siria. E l'obiettivo di entrambe le richieste sono i curdi, perché curdi sono i presunti terroristi che Erdogan vorrebbe catturare, e curdi sono i miliziani dell'Ypg che in Siria nel 2019 la Turchia voleva colpire (e che è tornato a colpire anche il mese scorso) . Gli stessi curdi con cui gli Stati Uniti hanno combattuto fianco a fianco contro gli integralisti dell'Isis, fino a quando Donald Trump non decise di abbandonarli, ritirando le sue truppe e la protezione che la loro presenza assicurava.

Svezia e Finlandia nella Nato, cosa succede ora (e perché non sarà così semplice)

La Turchia, membro della Nato dal 1952, accusa in particolare la Svezia di ospitare e proteggere membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), una milizia che ha condotto una lotta armata per l'indipendenza del Kurdistan dagli anni '80, e il cui leader Abdullah Ochalan è in una prigione turca (tra l'altro catturato dopo che l'Italia lo cacciò dal nostro Paese nel 1999, quando al governo c'era Massimo D'Alema). Ma la Turchia accusa anche Stoccolma di ospitare membri di un movimento islamico il cui leader, Fethullah Gulen, vive negli Stati Uniti in esilio e che Ankara accusa di essere dietro il tentativo di colpo di Stato che ha scosso la Turchia nel 2016.

Jonathan Eyal, direttore associato del think tank Rusi, ha affermato che Erdoğan "sfrutta le situazione di limite”, come quella appunto che si sta verificando alla Nato, dove il suo ok è necessario, visto che l'ammissione di un nuovo Paese richiede l'unanimità, dando a Erdogan di fatto un potere di veto, e ama operare “sfruttando il rischio calcolato". Per Eyal fare la voce grossa è anche un modo per riaccendere i consensi dei nazionalisti nel Paese, visto che il suo gradimento è in calo con l'inflazione al 66,9% e le elezioni sono previste per l'estate. “Molte delle sue richieste sul Pkk sono una musica già sentita. Ha ragioni interne per opporsi agli Usa. L'economia è a pezzi e la sua popolarità è ai minimi storici". Dello stesso parere Paul Levin, il direttore fondatore dell'Istituto universitario di Stoccolma per gli studi turchi. "Erdogan non sta andando bene nei sondaggi. Sembra che stia perdendo”, e questa battaglia “potrebbe anche essere qualcosa che piace a un'ampia parte della popolazione turca”, ha detto a Euronews.

Sebbene esista davvero una vasta diaspora curda in Svezia e in altri paesi nordici, lì il Pkk è stato classificato come un'organizzazione terroristica e non gli è consentito operare liberamente. Molti dei militanti che Erdogan vorrebbe estradare però hanno chiesto il diritto d'asilo, e le legislazioni di quelle nazioni sono molto precise per quanto riguarda i rifugiati e i loro governi non possono certo cambiarle per accontentare Ankara. Non subito almeno. “Questo episodio ricorda il 2009, quando Erdoğan disse che non avrebbe permesso ad Anders Rasmussen di essere nominato segretario generale della Nato a meno che la Danimarca non avesse chiuso una stazione televisiva curda. Rasmussen è stato nominato comunque, ma un anno dopo la nomina la stazione televisiva è stata chiusa", ha ricordato Eyal.

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