Migranti e crisi in Libia, tra Roma e Bruxelles parte lo scaricabarile

Il governo chiede a Juncker di attuare il Trattato e predisporre misure d'emergenza in caso di una nuova ondata di sbarchi, come fece nel 2015 (con Renzi). Ma la Commissione europea replica: "Sia l'Italia a chiudere accordi con altri Stati membri"

A leggere quanto emerso finora dallo scambio di missive, sembra quasi che dinanzi all'escalation militare in Libia e al rischio di una nuova emergenza migranti, Bruxelles e Roma siano giocando allo scaricabarile. Se l'Italia, infatti, ha invitato nei giorni scorsi la Commissione Ue a "predisporre tutti gli atti necessari" per far fronte a "eventuali flussi anomali" dal Nord Africa, la risposta dell'Esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker pare rilanciare la palla nel campo italiano: tocca al governo, scrive Bruxelles, concludere gli "accordi temporanei" con gli altri Stati membri per dividersi il carico dell'accoglienza. E lo deve fare con urgenza.

La risposta della Commissione rischia di innescare nuove tensioni tra Bruxelles e Roma, tanto più per la coincidenza tra il periodo in cui potrebbe scoppiare una nuova crisi migratoria nel Mediterraneo e la riapertura dei negoziati sulla manovra del governo gialloverde. Come ricordato dallo stesso Esecutivo Ue, le discussioni sul bilancio dell'Italia e sulla necessità di eventuali aggiustamenti sono stati rinviati a dopo le elezioni europee. E molto probabilmente lo stesso accadrà sulla gestione dei migranti in fuga dalla Libia.

Per il momento, Bruxelles ha fatto capire chiaramente di non essere intenzionata a replicare quanto fatto nel 2015, quando Juncker e il responsabile degli Affari interni dell'Ue, Dimitris Avramopoulos, avanzarono e ottennero un piano di redistribuzione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia e in Grecia sottoscritto da tutti gli Stati membri (anche dall'Ungheria di Viktor Orban, che poi, pero', non tenne fede agli impegni). Un piano salutato come un successo personale dall'allora premier Matteo Renzi

Oggi, la situazione sembra cambiata. Di sicuro, pesano il ruolo e le azioni dimostrative del ministro degli Interni Matteo Salvini, oltre che le tensioni suscitate tra Italia e Francia attraverso gli attacchi del Movimento 5 stelle al presidente Emmanuel Macron e alla politica estera transalpina. E forse proprio per questo, la Commissione si guarda bene dall'infilarsi in una disputa tra Stati membri. Ecco perché Bruxelles, nella lettera di risposta alla missiva del ministro degli Esteri Enzo Moavero, invita il governo a chiudere le intese con i singoli Paesi Ue sugli accordi temporanei sugli sbarchi, mettendo insieme "una massa critica di Stati e attuare tali intese nel breve termine".

Non l'Unione intera, dunque. Ma una "massa critica" che è cosa assai diversa. ll governo italiano, invece, è convinto che questo compito spetti proprio alla Commissione, in quanto previsto dai Trattati Ue. "Ho scritto al primo vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans e al commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos per chiedere che si predispongano tutti gli atti necessari, qualora si verificassero quei flussi anormali, di cui parla il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che prevede si possano prendere misure", aveva annunciato Moavero nei giorni scorsi. "Queste sono misure che furono applicate nel 2015", ha ricordato Moavero, che oggi, in contemporanea con la replica di Bruxelles, ha rilanciato: "Si tratta di misure di carattere obbligatorio", la Commissione deve "prendere atto del fatto che deve tenersi pronta a fare proposte".

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Insomma, i toni di Moavero sono ancora diplomatici, ma a breve i suoi colleghi di governo potrebbero inasprirli. Perché, come ammesso dalla Farnesina, dalla Libia sono pronte a partire alla volta dell'Italia e dell'Europa circa 700mila persone. Libici esclusi. 

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