Bombe saudite uccidono 5 bambini in Yemen, Berlino conferma embargo armi a Riad

Il bombardamento su un ospedale yemenita ha convinto Angela Merkel a estendere il divieto su missili e armamenti. Ma grazie all'Italia, lo stop viene aggirato. Intanto, dopo quattro anni di conflitto continua la crisi umanitaria 

Un'abitazione distrutta dai bombardamenti in Yemen

All’indomani dell’ultimo bombardamento della coalizione saudita su un ospedale, nel quale cinque bambini, un medico e un numero ancora incerto di civili hanno perso la vita, la Germania ha deciso di estendere il divieto alle esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita. Le vittime delle bombe hanno convinto il governo di Berlino a confermare per altri sei mesi l’embargo sulle vendite di armamenti, dopo mesi di dibattito tra i partiti di diverso orientamento politico che tengono su la maggioranza di Angela Merkel.

Le pressioni di Francia e Regno Unito

Nessun nuovo contratto di fornitura sarà dunque approvato fino al 30 settembre, ha promesso il portavoce della cancelliera Steffen Seibert subito dopo una riunione coi ministri competenti. La decisione arriva dopo le polemiche per la decisione presa da Berlino lo scorso anno di vietare le vendite di armi ma di permettere l’adempimento di ordini già esistenti tra le imprese belliche tedesche e la monarchia di Riad. 

Ai conservatori democratici-cristiani del partito della Merkel (Cdu) e ai loro alleati bavaresi della Csu, che hanno spinto per revocare il divieto, si sono opposti gli alleati di coalizione, i socialdemocratici del Spd. Le forze di centrosinistra sono riuscite a prevalere nella partita interna al governo di Berlino (ma anche esterna, viste le pressioni di Francia e Regno Unito per revocare l'embargo), dopo che le Nazioni Unite hanno chiesto alla comunità internazionale di astenersi dal fornire armi che potrebbero essere utilizzate nel conflitto dello Yemen

In risposta a una recente interrogazione del deputato dei Verdi Omid Nouripour, il governo tedesco ha ammesso di aver approvato, in passato, forniture di armi all'Arabia Saudita e ai suoi alleati per circa 400 milioni di euro. Un commercio che, in qualche modo, continua nonostante l'embargo. E grazie all'Italia.

Il regalo dell'Italia ai signori delle armi tedeschi

Già, perché sono italo-tedesche le armi prodotte in Sardegna e inviate al regime di Riad. A produrle è la RWM, società di diritto italiano ma controllata al 100% dalla tedesca Rheinmetall. Secondo Politico, tale azienda ha inviato tre spedizioni in Arabia Saudita da quando è entrato in vigore il divieto tedesco.

“L'Italia – ricorda Politico - ha approvato una legge nel 1990 che proibisce le esportazioni di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati, in violazione dei diritti umani o in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Ma sia i precedenti che i governi attuali hanno affermato che la legge non si  applica all'Arabia Saudita e al suo ruolo nello Yemen, dove Ryad sostiene il governo al potere nel suo conflitto con i ribelli Houthi”.

Eppure, di recente le Nazioni Unite hanno riconosciuto le violazioni dei diritti umani da parte del regime in Yemen e dopo l'omicidio di Khashoggi, anche il Parlamento europeo, con il sostegno degli eurodeputati M5s, ha chiesto agli Stati membri di fermare l'export di armi.

L'Italia, finora, ha fatto orecchia da mercante. Anche perché RWM sta dando lavoro in una zona della Sardegna, il Sulcis, alle prese con una drammatica desertificazione industriale. Secondo Politico, la RMW è un'azienda in crescita e l'Arabia Saudita è il suo principale cliente.

Nel 2016, la compagnia ha firmato un contratto di fornitura di armi del valore di 411 milioni di euro con Ryad, secondo i documenti ufficiali pubblicati dal Parlamento italiano. Nel 2017, i ricavi dell'azienda sono cresciuti a 90 milioni rispetto ai 70 milioni dell'anno precedente. L'amministratore delegato di RWM, Flavio Sgarzi, ha dichiarato in un'intervista a gennaio che il giro d'affari della società "subirebbe un duro colpo" se le esportazioni in Arabia Saudita diminuissero.

L'accordo con il regime saudita includerebbe la fornitura di varie bombe, circa 5mila all'anno. Ma l'azienda sta progettando di triplicare la sua capacità produttiva. Non a caso, a novembre, le autorità locali hanno concesso alla società il permesso di costruire nuovi magazzini.
 

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