Il Regno Unito al voto: tutti i possibili scenari

I sondaggi danno i conservatori del premier uscente Johnson in netto vantaggio. Ma i collegi incerti potrebbero riservare delle sorprese. Dando una speranza a chi vuole ancora restare nell'Ue

A sinistra Jeremy Corbyn, a destra Boris Johnson

Il Regno Unito è tornato oggi alle urne per una delle elezioni più decisive della sua storia recente. Il Paese è chiamato a votare per la terza volta in meno di cinque anni e dovrà decidere soprattutto se vuole appoggiare la linea dell'attuale premier, Boris Johnson, sulla Brexit o provare ad andare verso un approccio più morbido e magari anche un secondo referendum.

Johnson in testa

Il leader dei Conservatori è dato in vantaggio in tutti i sondaggi ma sarà l'ampiezza di questo vantaggio a decidere se avrà i numeri per governare o dovrà confrontarsi con un altro “hung parliament”, un parlamento “appeso” e senza una maggioranza chiara. Secondo le ultime rilevazioni di YouGov, i Tory si avvierebbero a una maggioranza di 28 seggi, in calo rispetto ai 68 previsti due settimane fa. Il Labour di Jeremy Corbyn è riuscito, con uno sprint finale e puntando la propria campagna elettorale soprattutto sull'impegno a tutelare e migliorare la malandata sanità pubblica del Paese, a recuperare diversi punti agli avversari ma la possibilità che possa ottenere una maggioranza è più che remota.

I collegi incerti

Resta però l'ipotesi di un eventuale governo di coalizione. Con l'uninominale maggioritario secco che è in vigore nel Paese non è la percentuale proporzionale dei voti a livello nazionale a decidere le sorti del Parlamento, ma la lotta nei collegi più indecisi. Il Regno Unito è diviso in 650 circoscrizioni tra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Gli elettori possono quindi esprimere una sola preferenza e i voti dei candidati perdenti non vengono in alcun modo recuperati. Per ottenere la maggioranza assoluta un partito deve superare i 325 seggi; ma contando che di prassi non vota lo Speaker dei Comuni e i deputati repubblicani nordirlandesi dello Sinn Fein (almeno 7 eletti nelle ultime competizioni) boicottano per principio Westminster, il quorum reale per poter controllare l'aula è subito sopra quota 320.

I possibili scenari

Se venissero confermate le previsioni di YouGov ai Tory con il 43% delle preferenze andrebbero 339 seggi, 231 andrebbero al Labour (23%), 41 ai nazionalisti scozzesi (4%), e solo 15 ai liberal democratici (12%). Per Johnson sarebbe il risultato migliore dalla vittoria di Margaret Thatcher del 1987, per i laburisti, la sconfitta peggiore dal 1983, e gli permetterebbe di mantenere la promessa del "get Brexit done" e far uscire il Paese dall'Ue entro la data prevista del 31 gennaio. Ma l'appello del fronte del Remain, a votare per il candidato che ha più possibilità di battere un conservatore, al di là dell'appartenenza politica, potrebbe alla fine attecchire tra moderati e contrari al divorzio e rovinare la festa al premier.

In quel caso si aprirebbero due scenari. Il primo è quello dei conservatori con maggioranza relativa ma risicata, con Johnson che dovrebbe provare a ottenere nuovamente il sostegno del Dup, gli unionisti nord irlandesi, che sono stati però una spina nel fianco del governo di Theresa May. La seconda è che addirittura il loro sostegno potrebbe non bastare e a quel punto sarebbe Corbyn ad andare al numero 10 di Downing Sreet per guidare una coalizione “arcobaleno” con scozzesi, liberali e Verdi.

Il Leader dei laburisti ha promesso, se diventerà premier, di negoziare in 3 mesi un nuovo accordo con Bruxelles, molto più soft, e di farlo poi approvare o rigettare dal popolo in un referendum, nel quale ci sarebbe anche l'ipotesi Remain. I primi exit poll saranno diffusi alle 10, quando le urne chiuderanno. Allora forse si saprà già quale sarà il risultato definitivo visto che nel 2017 furono capaci di predire quasi esattamente quello che fu poi il responso delle urne.

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