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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Terremoto politico / Regno Unito

Effetto Brexit, per la prima volta gli indipendentisti verso la vittoria in Irlanda del Nord

I repubblicani del Sinn Féin sono dati vincitori alle elezioni che si terranno tra meno di una settimana, un terremoto politico che potrebbe avvicinare Belfast a Dublino

La Brexit sta spingendo sempre di più l’Irlanda del nord verso una unificazione con l’Éire, la Repubblica d’Irlanda. Secondo un recente sondaggio il partito indipendentista Sinn Féin è in testa per la prima volta nella storia della nazione, che insieme alla Scozia ha digerito piuttosto male il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. I cittadini nordirlandesi si recheranno alle urne il prossimo 5 maggio per rinnovare il parlamento di Belfast e il rilevamento dipinge una situazione politica inedita, con un divario elettorale sostanziale tra i nazionalisti e gli unionisti, solitamente sempre il primo partito. Stando ai dati rilevati da LucidTalk e pubblicati sul Belfast Telegraph, il partito indipendentista cattolico guidato da Michelle O’Neill ha un vantaggio di 6 punti percentuali sul principale rivale, il Partito unionista democratico (Dup), assicurandosi il 26% dei consensi.

Il Sinn Féin è il principale partito nazionalista dell’Assemblea dell’Irlanda del nord: socialdemocratico e repubblicano, si batte da sempre per l’indipendenza di Belfast da Londra e il ricongiungimento con Dublino. È stato a lungo il braccio politico dell’Ira, l’esercito rivoluzionario irlandese che ha portato avanti con la lotta armata le rivendicazioni indipendentiste dei repubblicani cattolici contro i protestanti inglesi, fino agli accordi del Venerdì Santo del 1998. Da sempre i loro candidati si presentano alle elezioni britanniche, ma quelli che vengono eletti rifiutano poi di andare a sedere nei banchi di Westminster, non riconoscendo il potere di Londra.

Secondo la storica intesa che pose fine a tre decenni di spargimenti di sangue, Sinn Féin e Dup (che è il più grande partito unionista nordirlandese, cioè a favore dell’unificazione con il Regno Unito) sono obbligati a governare insieme a Belfast, con il primo ministro espresso dal partito che ottiene più voti ed il vicepremier espresso dall’altro. Ma il Dup ha dichiarato di non voler entrare in altri accordi di condivisione del potere a meno che non sia rivisto da cima a fondo il protocollo dell’Irlanda del nord, la parte dell’accordo tra Bruxelles e Londra che disciplina il commercio di Belfast con il resto del Regno Unit dopo la Brexit.

In estrema sintesi, il protocollo impone che non si torni ad un confine “duro”, cioè fisico, tra l'Éire e l’Irlanda del nord (come sancito dagli accordi del 1998). Questo implica che i controlli doganali tra l’Irlanda, che fa parte dell’Ue, e il Regno Unito vengano spostati sulle coste del Mar d’Irlanda: una situazione insostenibile per gli unionisti, perché mette in discussione la continuità territoriale con il Regno Unito. Al momento, tuttavia, i negoziati sul protocollo tra i diplomatici britannici ed europei sono ad un punto morto. Secondo alcune indiscrezioni, il governo di Londra starebbe considerando di “stralciare” unilateralmente le parti dell’accordo sulla Brexit che non gli sono gradite, nonostante dall’Ue sia arrivato l’avvertimento che un simile gesto significherebbe una violazione del trattato firmato dallo stesso premier Boris Johnson.

Tornando alle proiezioni elettorali, se è pur vero che il 26% segnerebbe per i nazionalisti un arretramento rispetto al 27,9% del 2017, è altrettanto vero che i loro rivali unionisti hanno visto crollare i propri consensi nell’ultimo anno e mezzo. Il Dup ha avuto la maggioranza relativa a Stormont (la sede dell’Assemblea) dal 2003. Cinque anni fa, il Dup aveva ottenuto il 31%, mentre ora, a meno di una settimana dal voto, non riesce a superare il 20%, anche se il suo leader Jeffrey Donaldson si è detto fiducioso nell’ennesima vittoria. Il quadro è in realtà più complesso se si tiene conto che il sistema di voto nordirlandese è proporzionale con doppia preferenza: i candidati possono raccogliere i voti in eccesso degli eletti o eliminati, ottenendo la possibilità di vincere i seggi finali nei collegi multinominali.

Secondo diversi analisti, si sta preparando all’orizzonte una crisi istituzionale, dopo che la coabitazione era ripresa faticosamente dopo 3 anni di blocco a seguito delle ultime elezioni. Per Robert Hayward, membro della Camera dei lord britannica, se gli accordi di condivisione del potere a Stormont dovessero saltare nel bel mezzo della disputa in corso con Bruxelles ci potrebbero essere “serie implicazioni costituzionali”. Nonostante il Sinn Féin stia minimizzando le accuse del Dup circa un referendum sull’unificazione irlandese da proporre dopo un’eventuale vittoria alle urne, O’Neill ha recentemente sottolineato che la Brexit ha fatto mettere in discussione per molte persone il posto di Belfast nel Regno Unito, poiché la vittoria del Leave nel 2016 “ci ha tirato fuori dall’Ue e ci ha rubato la cittadinanza europea”.

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