La Francia al voto: record di liste e la sfida Macron-Le Pen

Viaggio nella campagna elettorale transalpina. Dietro il testa a testa tra gli europeisti di En Marche e i sovranisti del Rassemblement national, l'incognita dei gilet gialli e le rivendicazione di sinistra e verdi

Il presidente francese Emmanuel Macron e la leader di Rn, Marine Le Pen, durante un dibattito televisivo

Comunque vada a finire la campagna elettorale, le prossime elezioni europee saranno ricordate in Francia per essere state le più 'affollate' della sua storia. Le autorità nazionali hanno annunciato che il prossimo 26 maggio a competere ci saranno ben 33 liste nazionali di 79 candidati ciascuna, per un totale di 2.607 candidati. Mai così tante liste sulle schede elettorali da quando esiste la Repubblica. In realtà nel 2014 erano state presentate addirittura 193 formazioni ma allora il sistema elettorale era diverso in otto circoscrizioni interregionali, sette metropolitane e una d'oltremare e le liste non erano presenti in tutte. In media allora sulle schede elettorali c'erano 24 simboli. Tanti, è vero, ma ora con la circoscrizione nazionale unica saranno nove in più, dando agli elettori una quantità di possibili scelte non indifferente.

La flotta dei piccoli

A competere ci saranno formazioni come il Partito Animalista, quello Pirata, i Federalisti europei, ma anche i Neutri e attivi, i Dimenticati d'Europa e naturalmente non potevano mancare una Unione democratica per la liberté, égalité et fraternité. A differenza delle elezioni nazionali che si svolgono con l'uninominale, con il proporzionale i piccoli hanno più speranze di eleggere qualche deputato, e questo spiega il proliferare di liste. Al momento però, secondo i sondaggi, sarebbero solo i grandi partiti a superare la soglia del 5%: il Rassemblement national di Marine Le Pen, il partito del presidente Emmanuel Macron, la République en Marche, i Républicains, Europe Ecologie Les Verts e infine La France Insoumise, la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon.

Le Pen e Macron in testa

L'estrema destra del Rassemblement national e i centristi della République en Marche sono dati in vantaggio al momento, un testa a testa nel quale entrambe le formazioni, a seconda dei sondaggi, sono date tra il 20 e il 25%. Nel 2014 a trionfare fu l'allora Front National di Le Pen che sbaragliò tutti con il 25% delle preferenze. Questo risultato, paragonabile a quello dell'Ukip di Nigel Farage nel Regno Unito, che pure arrivò primo con addirittura il il 27,49% dei voti, si spiega in parte con la bassa partecipazione alle elezioni europee, che può finire per premiare il voto radicale o di protesta. Al momento, sempre secondo i sondaggi, si dovrebbero recare alle urne poco più della metà dei francesi, che sarebbe già un buon risultato visto che nel 2014 l'affluenza si fermò al 43 e nel 2009 al 41.

I gilet gialli

Per Macron naturalmente il voto sarà un indicatore importante per capire il consenso che il governo ha o meno nel Paese e la sua speranza è di riuscire ad arrivare primo, ma non sarà semplice. A sfidarlo anche nella competizione elettorale ci sarà il movimento che più di tutti ha sfidato, e continua a sfidare, nelle piazze il presidente francese: i gilet gialli. Ci saranno ben tre liste che rivendicano di rappresentare il movimento. Si tratta di: Alleanza gialla, guidata dal cantante Francis Lalanne, Evoluzione cittadina, presentata da una delle figure di spicco del movimento, Christophe Chalençon, e infine il Movimento per l'iniziativa dei cittadini, composta da candidati estratti a sorte e che rivendica il referendum come principale pratica politica.

I popolari

Proveranno a rialzare la testa anche i popolari, ora rappresentati dal partito dei Républicains, formazione erede dell'Union pour un mouvement populaire (Ump), fondata nel 2015 da Nicolas Sarkozy e guidata ora da François-Xavier Bellamy. I sondaggi li danno al 14%, un risultato deludente sia rispetto alle presidenziali del 2017 (20%) che alle scorse europee (21%).

La sinistra

I voti della sinistra si divideranno tra la France Insoumise e Les Verts, entrambi dati a più del 10%. Jean-Luc Mélenchon, che lascerà il posto di capolista a Manon Aubry, spera però almeno di bissare il risultato del debutto elettorale del suo partito che alle scorse presidenziali rischio quasi di arrivare al ballottaggio con il 19,6 %. Ancora in caduta libera invece i socialisti che non sembra sicuro al momento che riusciranno a superare la soglia del 5%.

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