Sabato, 13 Luglio 2024
Disservizi / Italia

Code e disagi: caos a Bruxelles per gli italiani che vogliono votare alle elezioni europee

In Belgio, centinaia di connazionali non hanno ricevuto i certificati elettorali. Problemi anche in Italia per i fuorisede

Per molti italiani residenti in Belgio, esercitare il proprio diritto di voto in occasione delle elezioni europee sta diventando un incubo. A Bruxelles è stato un inizio settimana di disagio per centinaia di connazionali iscritti regolarmente all'Aire (l'anagrafe per gli italiani residenti all'estero), che vorrebbero esprimere il proprio voto venerdì 7 e sabato 8 giugno (le date sono leggermente diverse rispetto all'Italia) ma che rischiano di non riuscirci. 

Caos a Bruxelles

I disservizi cominciano con il mancato recapito del certificato elettorale all'indirizzo di residenza: non solo per chi ha recentemente cambiato casa, ma anche per chi ha sempre vissuto nello stesso luogo. Ora, se non si è ricevuto il certificato entro il quinto giorno precedente l'inizio delle votazioni (dunque domenica 2 giugno) si può richiedere un certificato sostitutivo recandosi fisicamente all'Ambasciata. 

Così, il primo giorno in cui ha aperto al pubblico, cioè martedì 4, l'Ambasciata (quella con Cancelleria consolare, in Rue de Livourne) è stata letteralmente presa d'assalto da orde di connazionali inferociti. Martedì l'orario di apertura era solo dalle 9 alle 12,30, ma già da mercoledì 5 è stato prolungato fino alle 16:30 (mentre venerdì 7, ultimo momento utile, sarà di nuovo solo la mattina). Com'era prevedibile, martedì si sono presentati in molti, intasando le strutture del Consolato. 

Questo perché, come ci dice Cecilia Comastri, un'italiana residente nella capitale belga raggiunta da Europa Today, "non rispondono alle mail, nemmeno alla casella specifica creata apposta per le elezioni. Non rispondono neanche al telefono. Non è possibile entrare in contatto con nessuno a meno di recarti fisicamente lì e fare code per ore". 

La perdita di tempo in orario di lavoro è uno degli aspetti più problematici, ci racconta: "Io sono arrivata alle 9,45", dice (sottolineando che "fino alle 10 non è stato fatto salire nessuno, nonostante sul sito fosse scritto che gli sportelli sarebbero stati aperti alle 9"), "e sono uscita alle 11,30, ma è andata peggio a chi è arrivato dopo: qualcuno è arrivato alle 10,30 e se ne è andato solo alle 13. Così si butta via una mezza giornata di lavoro, e se il tuo datore di lavoro non è flessibile diventa un problema".

Comastri riflette sui motivi del mancato recapito del certificato: "Mi riesce difficile credere che sia dovuto solo ad un errore delle poste belghe, perché nel mio stesso edificio alcuni italiani lo hanno ricevuto a differenza mia". E menziona il caso di una connazionale residente in Vallonia da un decennio con il compagno: "A lui è arrivato il certificato, a lei no, e vivono sotto lo stesso tetto".

Alla fine, dopo ore di attesa, Comastri è riuscita a firmare un documento per il rilascio di un certificato sostitutivo, con cui potrà tornare in Ambasciata venerdì o sabato a votare. Ma, a differenza sua, in molti hanno dovuto desistere dall'impresa: troppo tempo da passare in piedi per l'età e permessi di lavoro scaduti inesorabilmente tra le motivazioni più frequenti. 

E tutto questo per i "privilegiati" che, appunto, risiedono già nella capitale belga: ma l'Ambasciata di Rue di Livourne è il punto di riferimento anche per gli italiani che risiedono nel resto del Paese, che devono quindi aggiungere a tutti i disagi elencati qui anche tragitti più o meno lunghi. Da fare almeno due volte, così come le code: una per ottenere il certificato, l'altra per votare.

Europa Today è a conoscenza anche di altri episodi in cui, nonostante un cambio di residenza sia avvenuto nel pieno rispetto delle regole, dei connazionali registrati all'Aire non risultano invece iscritti ad alcuna lista elettorale. Questo, incredibilmente, anche in casi in cui si era già votato ad altre elezioni precedenti. 

"Nel 2024 abbiamo l'identità elettronica e lo Spid, è assurdo che non ci sia una soluzione non-cartacea per l'esercizio del diritto di voto", osserva Comastri. Va bene commettere degli errori, continua, "ma il ministero non ha comunicato ai cittadini le informazioni necessarie a superare i problemi, siamo stati noi a doverci cercare informazioni e soluzioni". E il rischio è che diventi "una questione di classe: se non fai parte della 'bolla europea' (cioè se non lavori nelle istituzioni comunitarie, ndr) e non hai flessibilità sugli orari di lavoro, rischi di non poter esercitare il tuo diritto di voto".

A quanto sappiamo, già da mercoledì 5 la situazione all'Ambasciata di Bruxelles è rientrata in una dimensione di normalità, ma è difficile stabilire se questo sia dovuto alla risoluzione di tutti i problemi (in diversi ci confermano che le code scorrono normalmente) o al fatto che molte persone si sono rassegnate e hanno rinunciato ad ottenere il proprio certificato. 

Disagi anche per i fuorisede 

Gli ostacoli per votare non riguardano solo gli italiani residenti all'estero. Anche gli studenti fuorisede, che per la prima volta potranno votare a distanza, stanno riscontrando problemi, a partire dal fatto che le regole prevedono sì di potersi recare alle urne senza dover tornare a casa, ma per molti questo non escluderà lunghi viaggi. Già, perché la possibilità di votare fuorisede prevede un limite: i seggi per gli studenti si trovano solo nei capoluoghi di regione, e non in tutte le città universitarie. Così, se per esempio si studia all'Università di Brescia, bisognerà recarsi a Milano per votare.

Ma i problemi non finiscono qui. Burocraticamente, la procedura per richiedere di votare nel capoluogo della regione dove si studia comprende un'autocertificazione del fatto che si è appunto studenti e un'indicazione dell'indirizzo di domicilio, assieme ai documenti d'identità. Il tutto va inviato al Comune di residenza, che poi trasmette gli atti al Comune in cui si vota. Allo studente arriverà invece un certificato. Sara Di Marco, studentessa abruzzese del Politecnico di Torino ha inviato la documentazione, "ma ho aspettato per oltre due settimane la mail con il certificato". "Ho chiamato al centralino per capire se mi era richiesta anche la tessera elettorale, che mi dovrei far spedire da casa, ma non mi hanno saputo rispondere e mi hanno dato altri due numeri, che ho chiamato svariate volte senza ottenere risposta", ci racconta. Alla fine, ha deciso di farsi spedire in ogni caso la tessera. E ora spera di riceverla in tempo per esprimere il suo voto. "Una fetta non indifferente dell'astensionismo che c'è in Italia è proprio quella dei fuorisede che rinunciano ad esercitare il proprio dovere civico per queste inutili complicazioni burocratiche", si sfoga. Dei 500mila fuorisede italiani, sono stati 24mila quelli che hanno fatto domanda di votare lontano da casa, secondo i dati del Viminale.

"Il governo sta facendo di tutto per impedire agli italiani che vivono all'estero e agli studenti fuori sede di andare a votare", attacca l'eurodeputata dei Verdi europei Rosa D'Amato. "Il ministero degli Esteri e quello dell'Interno devono dare delle spiegazioni. E' inaccettabile che si neghi a decine di migliaia di persone il diritto di votare. Non vorrei che, più che un caso di malaburocrazia, ci trovassimo di fronte a una volontà ben precisa di impedire a categorie di elettori che, storicamente, hanno espresso in maggioranza preferenze per i partiti oggi all'opposizione, e non per quelli al governo", conclude.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Code e disagi: caos a Bruxelles per gli italiani che vogliono votare alle elezioni europee
Today è in caricamento