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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Elezioni europee 2024: le ultime notizie, gli exit poll e i risultati in diretta

I cittadini dei 27 paesi membri dell'Unione europea hanno scelto i 720 deputati che li rappresenteranno al Parlamento europeo

Terremoto politico in Francia che torna al voto, in Germania è boom dell'ultradestra: i primi risultati delle elezioni europee. Ma la maggioranza nel Parlamento Ue potrebbe essere simile a quella uscente. Qui tutti i risultati dall'Europa man mano che arrivano.

L'avanzata delle destre non dà la spallata alla maggioranza Ursula: ultime proiezioni

Il Partito popolare europeo (Ppe), i Socialisti e democratici (S&d), Renew e i Verdi insieme mantengono la maggioranza al Parlamento Ue con 462 seggi e il 64 per cento dei voti, in calo rispetto al 69 per cento del 2019: questi i numeri che emergono dalle proiezioni delle elezioni nei 27 Paesi membri. La dinamica risulterebbe confermata nonostante le avanzate di partiti della destra in più Paesi, a partire dalla Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha convocato legislative anticipate per il 30 giugno, o in Germania, dove Alternative fur Deutschland è risultata seconda forza dietro i cristiano-democratici dell'alleanza Cdu/Csu. La cosiddetta "maggioranza Ursula" regge.

Affluenza alle stelle in Germania: è record dalla caduta del Muro di Berlino

Mentre in Italia il dato definitivo è sotto al 50%, in Germania alle elezioni europee si è registrato un record di affluenza dai tempi della riunificazione, con il 64,8% degli elettori aventi diritto che si sono recati alle urne. Lo ha reso noto la funzionaria federale Ruth Brand al termine del conteggio dei voti nei 400 collegi elettorali. Si tratta di una cifra di 3,4 punti percentuali in più rispetto al 2019, quando si era registrata l'affluenza più alta dalla riunificazione tedesca nel 1990. La percentuale di voti non validi è stata dello 0,8%, secondo Brand. La Germania è il paese più popoloso della Ue e conta 96 dei 720 seggi del Parlamento europeo, con circa 65 milioni di elettori aventi diritto. Nelle prime elezioni del Parlamento europeo post-riunificazione della Germania, nel 1994, l'affluenza alle urne fu del 60%. Nelle elezioni successive si aggirò tra il 40% e il 50%. L'affluenza più alta alle elezioni europee in Germania fu quella del 1979, con il 65,7% nell'allora Germania Ovest.

In Grecia astensionismo alle stelle: il 60 per cento non ha votato

Con un tasso record del 60% è l'astensionismo il principale vincitore delle europee in Grecia. Un voto che ha visto arretrare di 14 punti rispetto alle legislative dell'anno scorso il partito di centro destra del primo ministro Kyriakos Mitsotakis, Nuova Democrazia. La principale forza di opposizione di sinistra Syriza si è fermata al 14,7%, contro il 17% dell'anno scorso. Il Pasok si è piazzato al 12,9%. Il partito di destra nazionalista Soluzione Greca, che si è piazzato al quarto posto con il 9,3%. "Non nascondo la verità. Il nostro partito non ha raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati. Sapevamo fin dall'inizio che queste elezioni sarebbero state molto difficili. I cittadini che ci hanno sostenuto nel 2023 sapevano che ora non stavano eleggendo un governo e, forse, hanno affrontato questa battaglia in modo diverso", ha detto Mitsotakis.

Lo youtuber senza partito ha ottenuto un seggio a Bruxelles

Manca la conferma ufficiale, ma dovrebbe avercela fatta, ottenendo un seggio: il 24enne Fidias Panagiotou, popolarissimo youtuber a Cipro, secondo risultati preliminari, avrebbe ottenuto il 18% dei voti. Candidatosi da indipendente, ha commentato: "E' un miracolo, è la prima volta alle elezioni europee che qualcuno è riuscito a entrare in Parlamento senza il sostegno dei partiti, ma solo con l'aiuto dei follower su Internet".

Popolari, socialisti e liberali mantengono la maggioranza

La notte si è conclusa con le ultime proiezioni del Parlamento europeo, alle 3 del mattino, che davano il Ppe come primo partito dell'Aula con 184 seggi. La crescita del gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) e di Identità e democrazia (Id), invece, non è riuscita a portare una delle due formazioni alla terza posizione nella lista dei partiti più nutriti nell'aula, scansando via i liberali di Renew Europe e sparigliando le carte della maggioranza Ursula. Alla fine, popolari, socialisti e liberali tengono e mantengono la maggioranza numerica, con 403 deputati. Qui un punto della situazione.

Europee, affluenza alta in Germania e Ungheria. In Croazia ha votato solo il 21%

Austria 54,10%
Belgio 87,95% (voto obbligatorio)
Bulgaria 31,80% (voto obbligatorio)
Cipro 58,20%
Cechia 36,45% 
Croazia 21,34%
Danimarca 58,23%
Estonia 37,70%
Finlandia 42,40%
Francia 52,50%
Germania 64,30%
Grecia 41,25% (voto obbligatorio)
Irlanda NA
Italia 49,66%
Lettonia 33,82%
Lituania 28,94%
Lussemburgo 82,29% (voto obbligatorio)
Malta 72,82%
Paesi Bassi 46,80%
Polonia 40,20%
Portogallo 36,48%
Romania 52,41%
Slovacchia 34,38%
Slovenia 38,02% 
Spagna 49,20%
Svezia 50,60%
Ungheria 57,51%

I verdi chiedono di entrare nella maggioranza con Ursula von der Leyen

"Non siamo felici del numero dei seggi che abbiamo ottenuto ma ora dobbiamo creare una maggioranza stabile al centro del Parlamento europeo e, secondo noi, dovrà guardare anche ai Verdi. Siamo pronti a prenderci questa responsabilità". Lo ha dichiarato lo Spitzenkandidat dei Greens, Bas Eickhout, parlando in emiciclo del Parlamento europeo commentando i primi risultati dei voti alle elezioni europee a urne chiuse. 

Schmit (Pes): "Pronti a governare con le forze democratiche, non con l'estrema destra"

"I cittadini europei si sono espressi ed è stato un momento unico di democrazia in Europa". Lo ha dichiarato il candidato socialista alla presidenza della Commissione, Nicolas Schmit, commentando le prime proiezioni dei risultati elettorali. "Mi congratulo con il Ppe e la sua candidata", ha detto riferendosi a Ursula von der Leyen.

"Noi Socialisti siamo aperti ad una collaborazione con tutte le forze democratiche", ha aggiunto. "Come secondo gruppo all'emiciclo siamo disposti a siglare un accordo per costruire un'Europa più forte, democratica, sociale, economicamente forte, più sicura". "Le forze democratiche hanno trovato un modo di unirsi e lavorare insieme, per noi non c'è modo di lavorare con chi vuole demolire l'Europa che stiamo costruendo", ha ribadito, chiudendo la porta all'estrema destra. "La posizione dei Socialisti è chiara: siamo aperti a tutte le forze democratiche e chiusi a chi vuole demolire l'Europa, che si tratti di Ecr o di Id". 

"Dobbiamo dare ai cittadini un messaggio di speranza sull'Europa sociale" e continuare il percorso per trasformarla in "una leader climatica che è avanguardia nel mondo ed è al servizio dei cittadini e difende le loro condizioni di lavoro, ma anche che innova ed è sicura. Viviamo in una situazione geopolitica difficile con la guerra che è tornata in Europa e dobbiamo affrontare molte sfide", ha sottolineato nell'emiciclo di Bruxelles. 

In Ungheria Orban vince ma perde consensi. Boom per Tisza

Fidesz, il partito del primo ministro ungherese Viktor Orban, si conferma primo partito alle elezioni europee nel Paese magiaro, ma non è un trionfo, anzi. Con lo scrutinio al 40%, Fidesz ha conquistato il 43,8% (-8,8% rispetto al 2019 - 11 seggi), mentre sorprende il risultato di Tisza, il nuovo partito di opposizione guidato da Peter Magyar che ha ottenuto il 31,1% (7 seggi).

Von der Leyen chiude alla destra: "Maggioranza con socialisti e liberali"

"Oggi è un buon giorno per il Ppe, abbiamo vinto le elezioni europee e siamo di gran lunga il partito più forte e un'ancora di stabilità, gli elettori hanno riconosciuto la nostra leadership", sono le parole di Ursula von der Leyen dopo la pubblicazione delle prime proiezioni del nuovo Parlamento europeo, in cui i popolari risultano primi con 189 deputati, in crescita anche rispetto al 2019, quando elesse 176 parlamentari. "Il risultato arriva con una grande responsabilità per i partiti al centro, possiamo avere differenze in alcuni punti ma abbiamo interesse in stabilità e vogliamo un'Europa forte", ha aggiunto, garantendo che lavorerà per creare una "ampia maggioranza di forze pro europee", spiegando che da domani inizierà le trattative con "le più grandi famiglie politiche, quella socialista e quella liberale".

Il toto-alleanze al Parlamento Ue: la "maggioranza Ursula" resiste, ma resta l'ipotesi Ecr

I primi exit poll nazionali delle elezioni europee indicano che l'attuale coalizione di maggioranza che ha sostenuto il primo mandato di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Ue ha ancora i numeri per guidare il Parlamento. Secondo quanto stimato finora, l'alleanza tra popolari (Ppe), socialisti (S&d) e liberali (Renew) viaggia sopra i 400 seggi sui 720 disponibili, una quarantina sopra la soglia minima.

Resta, però, il nodo di un possibile allargamento della coalizione a destra, almeno al gruppo Ecr di Giorgia Meloni. Nel Ppe in molti sono d'accordo su questa ipotesi, ma i socialisti hanno ribadito la loro contrarietà. 

Ecco tutte le possibili combinazioni:

Weber (Ppe): "Vinto elezioni, ora bis von der Leyen. Alleanza con Meloni? Vedremo"

Weber (Ppe): "Vinto elezioni, ora bis von der Leyen. Alleanza con Meloni? Vedremo"

"Il Ppe è di nuovo il più grande gruppo al Pe, abbiamo vinto le elezioni e tra i principali partiti siamo gli unici che siamo cresciuti. La nostra candidata è Ursula von der Leyen, ha fatto una grande campagna elettorale". Lo ha detto Manfred Weber del Ppe parlando dall'emiciclo dell'Eurocamera. "La questione è quale sarà la maggioranza, e io invito i Socialisti e Renew a unirsi a noi per un'alleanza pro-europea", ha aggiunto Weber chiedendo di "rispettare i risultati delle Europee" nella composizione dei top job comunitari.

La questione centrale è l'apertura o meno ai conservatori dell'Ecr, guidati dalla premier Giorgia Meloni: "Ora dobbiamo trovare il sostegno necessario al Parlamento europeo e al Consiglio" per indicare il nome del prossimo presidente della Commissione europea, "oggi si festeggia e da domani si vedrà che volto avrà la maggioranza" in Europa, ha detto Weber rispondendo a una domanda dell'Ansa sulla possibile alleanza con l'Ecr.

Weber (Ppe): "Siamo di nuovo primi, offriamo a socialisti e liberali di governare ancora con noi"

"Il Partito popolare europeo continua a essere il primo partito europeo e il primo gruppo al Parlamento europeo". Lo ha detto il capogruppo dei Popolari europei a Strasburgo (nonché presidente del Ppe), Manfred Weber, commentando le prime proiezioni dei risultati elettorali e sottolineando che "tra i partiti moderati ed europeisti siamo gli unici ad aver aumentato i seggi" rispetto alla legislatura uscente. 

"Per il Ppe il punto di partenza" per costruire maggioranze in Parlamento "è 'la piattaforma' su cui per gli ultimi cinque anni abbiamo lavorato con socialisti e liberali" sulle grandi sfide europee. "Invito di nuovo queste famiglie a lavorare con noi", ha aggiunto Weber, ribadendo di attendersi "che le altre famiglie politiche accettino che il partito vincitore possa esprimre il presidente della Commissione", cioè Ursula von der Leyen. "La proposta per la collaborazione tra le tre maggiori famiglie europee è sul tavolo". 

Sulla definizione dele priorità per i prossimi cinque anni, nonché sul sostegno a von der Leyen, Weber ha chiesto l'appoggio ai partner socialisti e liberali e anche ai capi di Stato o di governo che siedono al Consiglio europeo, a partire dal cancelliere tedesco Olaf Scholz e dal presidente francese Emmanuel Macron. "Noi ci opporremo a chi vuole distruggere l'Ue", ha dichiarato, riferendosi indirettamente ai sovranisti di Identità e democrazia (Id).

Leader liberali europee: "Nessun politico che ama l'Europa può rallegrarsi per esito voto in Francia"

"Nessun responsabile politico che ama la Francia e che ama l'Europa può rallegrarsi" per la vittoria del Rassemblement National alle elezioni europee in Francia. Ad affermarlo è Valérie Hayer, capolista dei macroniani di Renaissance, commentando l'esito delle elezioni europee in Francia. "Il presidente della Repubblica lo ha detto: la scelta dei francesi non può rimanere senza risposta", sottolinea Hayer. "Il presidente della Repubblica ha scelto di ridare la parola ai francesi. Per me non si sbaglia mai quando si ridà la parola ai francesi", aggiunge.

In Belgio si dimette il primo ministro De Croo

"Domani mi dimetterò da primo ministro". Lo ha annunciato il primo ministro belga, Alexander De Croo, ammettendo la sconfitta del suo partito Liberali e Democratici Fiamminghi (Open Vld) alle elezioni europee e nazionali (in Belgio si votava anche per le politiche e le regionali). Con quasi il 90% dei voti conteggiati, Open Vld è attualmente al 5,9% nelle elezioni nazionali (8,1% in quelle regionali), in calo rispettivamente del 2,7% e del 5% rispetto alle elezioni precedenti. "Ma i liberali sono forti, torneremo", ha aggiunto. È prassi in Belgio che dopo le elezioni il primo ministro presenti le dimissioni in modo che il re possa avviare i colloqui per formare un nuovo governo. De Croo dovrebbe quindi ricoprire il ruolo di primo ministro ad interim.

I socialisti aprono al bis di von der Leyen: "Ma no a Ecr e Id in maggioranza"

 "Mi sono congratulato con Ursula von der Leyen e con il Ppe per il risultato. Noi rispettiamo il sistema degli spitzenkandidat. Per noi e' importante costruire il programma e sulla base di questo decidere in merito al presidente della Commissione. Ovviamente siamo contrari a ogni coalizione con Id o Ecr". Lo ha dichiarato il vice presidente del gruppo dei Socialisti e democratici al Pe (S&d), Pedro Marques.

"Lavorate con noi, non con l'estrema destra": l'appello dei Verdi europei

"Il mio appello ai conservatori, socialdemocratici, liberali: potreste avere la maggioranza dei seggi in Parlamento ma se volete stabilità e politiche responsabili per i prossimi cinque anni non potete rivolgervi all’estrema destra". L'ha dichiarato il co-capogruppo dei Verdi a Strasburgo, Philippe Lamberts, commentando le prime proiezioni dei risultati elettorali. 

"Noi Verdi siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità nonostante i risultati deludenti" alle urne, ha aggiunto, sostenendo l'importanza di includere gli ecologisti nella prossima maggioranza europeista per guidare l'Ue. "Questa", ha sottolineato, "è l'ultima opportunità per tenere in piedi il Green deal".

Quanto all'appoggio a Ursula von der Leyen per la riconferma alla guida della Commissione, ha sostenuto che "per noi è importante il programma, non la persona", ribadendo che le priorità del suo gruppo sono il rafforzamento del Patto verde e della democrazia europea. 

Ecr influenzerà il nuovo Parlamento europeo (e apre a von der Leyen)

Dobbiamo fare politiche di centro-destra su difesa, sicurezza, migrazione e valori europei. Lo ha dichiarato la vice-capogruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) a Strasburgo, Assita Kanko. 

Quanto al rapporto con Ursula von der Leyen, Kanko ha sottolineato che "abbiamo lavorato molto bene con lei negli ultimi cinque anni e non vedo nulla che ci impedisca di lavorare con lei ancora".

 "Non dobbiamo essere per forza il gruppo più grande per essere influenti nei lavori del parlamento".

La Sinistra italiana ritorna al Parlamento europeo

Il ritorno della Sinistra italiana sarà fondamentale nel prossimo Parlamento europeo per opporci alla destra dura e all'estrema destra. L'ha detto il portavoce del gruppo della sinistra radicale a Strasburgo (The Left), Marc Botenga, riferendosi ai sondaggi che danno l'Alleanza verdi e sinistra (Avs) sopra la soglia di sbarramento in Italia. 

Botenga ha anche sottolineato che oltre a contrastare l'avanzata dell'estrema destra, il compito della Sinistra europea è anche quello di porre un limite alle politiche di austerità portate avanti dalle forze del mainstream politico. 

In Svezia socialisti in testa, battuta d'arresto per gli alleati di Meloni

Alle elezioni europee in Svezia il partito socialdemocratico (S&d al Parlamento Ue), attualmente all'opposizione, si conferma la prima forza politica con il 23,1% dei voti. Alle sue spalle il partito moderato (che è nel Ppe), che sale al 17,3%. I democratici cristiani (anch'essi al Ppe) scendono al 6,1%, mentre i liberali (in Renew) restano sostanzialmente stabili al 4,2%. Questi tre ultimi partiti sono al governo con l'appoggio esterno dei Democratici di Svezia, formazione di ultradestra nel gruppo di Ecr, che per la prima volta vede fermarsi la costante crescita in una consultazione elettorale: Sd è proiettata al 13,9%. Tra i partiti di opposizione, i verdi vanno al 15,7%, mentre la sinistra al 10,7%. 

Affluenza al 51% alle elezioni europee in tutta l'Ue

Affluenza al 51% alle elezioni europee in tutta l'Ue

L'affluenza alle urne delle elezioni europee nei 27 Paesi dell'Ue è stata del 51% secondo la stima provvisoria diramata dal Parlamento europeo. Se confermato, il dato sarebbe in leggero aumento rispetto al 2019, quando il 50,6% degli europei si recò alle urne. 

In Polonia vincono i popolari del presidente Tusk, battuta l'ultradestra

La Coalizione Civica (Ko) delpremier polacco Donald Tusk si appresta a vincere le elezioni europee, battendo i conservatori, alleati di Meloni, del partito Diritto e Giustizia (PiS). "Abbiamo dimostrato che le nostre scelte, i nostri sforzi, hanno una dimensione molto più ampia delle sole questioni nazionali... abbiamo dimostrato di essere un faro di speranza per l'Europa", ha detto Tusk ai sostenitori dopo l'annuncio dei risultati degli exit poll.

Secondo le previsioni Ipsos, i popolari di Ko hanno ottenuto il 38,2% dei voti, davanti al PiS che ha ottenuto il 33,9%. I partner di Ko nel governo di coalizione pro-europea che ha preso il potere a dicembre, il centro-destra Terza Via e la Sinistra, hanno ottenuto rispettivamente l'8,2% e il 6,6%. Il partito di estrema destra Confederazione ha ottenuto l'11,9%. Se confermato, il risultato segnerebbe la fine di una serie decennale di primi posti alle elezioni per il PiS.

In Portogallo l'ultradestra non sfonda: socialisti verso la vittoria

I socialisti in testa in Portogallo con il 31,4% dei voti. È quanto emerge dalle stime diffuse del Parlamento europeo, secondo cui l'Alleanza democratica di centrodestra è al secondo posto con il 30,6%. Quarto il partito di estrema destra Chega di Andrè Ventura, con il 9,2%.

Francia, Macron scioglie il Parlamento e convoca nuove elezioni

Francia, Macron scioglie il Parlamento e convoca nuove elezioni

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato lo scioglimento dell'Assemblea nazionale. Le nuove elezioni si terranno il 30 giugno. La decisione arriva dopo il tracollo del suo partito, Renaissance, alle elezioni europee, e la vittoria del Rassemblement national di Marine Le Pen. "Questo non è un buon risultato per i partiti che difendono l'Europa", ha dichiarato il presidente francese, commentando l'esito delle urne.

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I liberali: "Nessuna maggioranza senza di noi". Ma gruppo in calo

"Vediamo germogli verdi per i liberali in tutta Europa, in particolare nei Paesi esposti al populismo, come la Slovacchia. Questi risultati dimostrano che nessuna maggioranza pro-europea al Parlamento europeo è possibile senza di noi. Un'Europa più forte in un mondo che cambia può essere costruita solo dal centro politico. Siamo pronti ad essere alla guida di una coalizione pro-europea se le nostre condizioni e ambizioni saranno all'altezza. Prosperità, sicurezza e democrazia più forte sono le nostre parole d'ordine". È il commento alle prime proiezioni sul nuovo Parlamento europeo che arriva da Valérie Hayer, presidente dei liberali di Renew Europe. Secondo le prime stime i liberali avrebbero 82 seggi, in forte calo rispetto ai 102 dell'Aula uscente, ma comunque abbastanza per una maggioranza con socialisti (135) e popolari (181). Insieme avrebbero 398 seggi dei 720 del Parlamento.

Prime proiezioni del nuovo Parlamento Ue: il Ppe primo partito, regge l'attuale maggioranza

Prime proiezioni del nuovo Parlamento Ue: il Ppe primo partito, regge l'attuale maggioranza

Il Partito popolare di Ursula von der Leyen si conferma primo partito, seguito dai socialisti e liberali. È quanto emerge dalla prima proiezione sui seggi pubblicata dallo stesso Parlamento europeo. Il Ppe risulta primo con 181 seggi; S&D 135; Renew 82; Ecr 71; Id 62; Verdi 53; La Sinistra 34; 51 non iscritti attuali e 51 nuovi partiti non ancora nei gruppi. La proiezione si basa su 11 exit poll e sui sondaggi pre-voto. Con questi numeri, l'attuale coalizione di governo composta da popolari, socialisti e liberali avrebbe 398 seggi, 37 in più di quelli necessari per la maggioranza. 

Qui i primi risultati e i grafici

In Francia la destra di Le Pen e Bardella chiede nuove elezioni

"Il divario senza precedenti tra la maggioranza presidenziale e il principale partito di opposizione riflette una sconfessione feroce e un chiaro rifiuto della politica del presidente Emmanuel Macron e dal suo governo. Il Presidente della Repubblica non può rimanere sordo al messaggio. Chiediamo solennemente a Macron che è indebolito di organizzare nuove elezioni legislative".
Ad affermarlo è il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella commentando i risultati delle elezioni europee che secondo le stime lo danno vincitore con il 31,5% dei voti.

In Spagna popolari in testa, tiene il partito socialista di Sanchez

In Spagna popolari in testa, tiene il partito socialista di Sanchez

Secondo gli exit poll della tv pubblica spagnola Tve, in Spagna in Partito popolare sarebbe in testa con il 32,4% dei voti pari a 21-23 seggi, in netta crescita rispetto agli attuali 13. Il Psoe di Pedro Sanchez tiene, con il 30,2% dei voti, e una forbice tra i 20 e i 22 seggi rispetto ai 21 attuali. Cresce Vox con il 10,4% dei voti, pari a 6-7 eurodeputati, almeno due in più degli attuali 4. Sumar di Yolanda Diaz avrebbe incassato tra 3 e 4 seggi e Podemos tra i 2 e i 3 seggi.

In Francia vince la destra di Marine Le Pen

In Francia vince la destra di Marine Le Pen

Secondo i primi exit poll francesi, pubblicati in anticipo dal quotidiano belga Le Soir, il Rassemblment national di Marine Le Pen, il cui leader è adesso Jordan Bardella otterrebbe il 33-34% dei voti. Mentre la lista macroniana di Valérie Hayer otterebbe dal 14 al 15%. Il candidato di sinistra (PS-Place publique) Raphael Glucksmann oscillerebbe tra il secondo e il terzo posto, tra il 12,5% e il 14% dei voti. La France insoumise (e Manon Aubry, leader del gruppo della sinistra al Parlamento europeo) raccoglierebbe tra l'8,4 e l'8,5%. I repubblicani e Francois-Xavier Bellamy potrebbero avere dal 7 al 7,2%. Gli ambientalisti, con Marie Toussaint, avrebbero tra il 5 e il 6,5%, sfiorando la soglia di sbarramento. Reconquete, il partito della destra radicale di Eric Zemmour, rappresentato da Marion Maréchal, seguirebbe i Verdi con una forbice tra il 5 e il 5,5% dei voti.

Von der Leyen esulta in Germania: "Vinto su estremisti di destra e sinistra"

"Il popolo ha punito gli estremisti di destra e di sinistra". Lo ha detto la candidata di punta del Ppe, Ursula von der Leyen, parlando in videocollegamento ai rappresentanti dell'Unione cristiano-democratica riuniti a Berlino, dopo i primi exit poll delle Europee in Germania che vedono la Cdu-Csu in testa con il 29,6% dei voti. 

A Malta socialisti in testa, la popolare Metsola verso la rielezione

A Malta è proiettata verso la rielezione alle europee la presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola. In testa, alle prime proiezioni europee in base ai dati nazionali, figura ancora il Partito laburista del primo ministro Robert Abela (in S&D) che scende al 44,67% (dal 54,29% del 2019 e viene dunque proiettato a 3 seggi (ne aveva 4). Il partito Nazionalista (nel Ppe) di Metsola sale al 42,52% (dal 37,9%) e passa da 2 a 3 seggi. Altri partiti ottengono il 12,81%.

In Bulgaria i popolari vincono le elezioni nazionali e le europee

In Bulgaria i primi exit poll diffusi dall'agenzia Gallup alla chiusura dei seggi delle legislative anticipate, svoltesi in abbinamento con le Europee, danno in testa con il 26,5% dei voti il partito conservatore Gerb, il cui leader Boyko Borissov ha governato il Paese nel passato per quasi dieci anni. Il Partito della minoranza turca Dps raccoglierebbe il 15,3% dei voti piazzandosi al secondo posto. Terzo sarebbe il partito liberale 'Continuiamo il cambiamento' (Pp) con il 15,1%. Diversi i numeri dell'exit poll di Gallup relativi alle europee: 26,2% per Gerb, 15,7% per Pp e 15,4% per il partito nazionalista Vazrazhdane. IN Europa il Ppe avrebbe 6 seggi, i liberali 5, i socialisti 2 e i Non iscritti 4.

I croati confermano Plenković

Alle elezioni europee in Croazia, con il 33,7 per cento dei consensi e sei dei dodici seggi a disposizione del Paese sono in chiaro vantaggio i conservatori del premier Andrej Plenković (il cui partito, Hdz, fa parte del Ppe). Lo mostrano i primi exit poll diffusi dalle emittenti tv croate.

Al secondo posto i socialdemocratici Sdp (gruppo Pse) con il 27,8 per cento e quattro seggi. I restanti due seggi sono equamente spartiti tra la destra sovranista (Movimento patriottico) con l'8,7% e i Verdi che con il 5,9% dovrebbero aver superato lo sbarramento nazionale del cinque per cento.

L'affluenza nella giornata elettorale è stata molto bassa: alle 16.30 era solo del 15,5%.

A Cipro testa a testa tra popolari e sinistra

I media ciprioti, secondo gli exit poll Alpha, stimano che il partito liberale-conservatore Ragruppamento democratico (Ppe), il partito della coalizione di governo, abbia ottenuto tra il 25,5% e il 28,5% dei voti. Nel frattempo, si stima che il Partito progressista dei lavoratori (La Sinistra) abbia ricevuto tra il 23% e il 26%. Il margine di errore rende impossibile determinare ancora un vincitore chiaro, con i risultati finali che saranno confermati in serata. Cipro manda 6 deputati al Parlamento europeo. Europe Elects stima un'affluenza al 15%, in calo di 6 punti rispetto al 2019.

L'estrema destra dell'Fpo vince le elezioni in Austria

Il Partito della Libertà (Fpo) di estrema destra sarebbe, per la prima volta nella storia del Paese, il vincitore delle elezioni europee in Austria. Lo afferma una "previsione di tendenza" basata sui sondaggi per le emittenti austriache e l'agenzia di stampa APA, pubblicata alla chiusura delle urne. Le previsioni si sono rivelate accurate nelle ultime elezioni europee. L'Fpo fa parte dello stesso gruppo politico della Lega di Matteo Salvini, Identità e Democrazia. Il Partito della Libertà era al 27%, seguito dal Partito Popolare conservatore (Ovp) del cancelliere Karl Nehammer al 23,5% e dai Socialdemocratici (Spo) al 23%. Il margine di errore è di 2,5 punti percentuali. Alla nazione aspettano 20 seggi al Parlamento europeo.

I risultati dei primi exit poll in Germania

L'emittente pubblica tedesca Ard ha pubblicato i primi exit poll non ufficiali: secondo quanto emerge in Germania i popolari della Cdu sarebbero in vantaggio con il 29,5% (era al 28,9% nel 2019). Seguono l'ultradestra di Afd con il 16,5, i socialisti del cancelliere Scholz con il 14% delle preferenze, i Verdi con il 12%, Fdp con il 5%, BWS (il nuovo movimento di Sara Wagneknecht) con il 5,5%, e la Linke con il 2,8.  

Prime proiezioni di "Europe elects": cresce il centrodestra

Secondo la prima proiezione delle elezioni europee di Europe Elects, aggregatore indipendente di sondaggi e dati, con i primi risultati post elettorali da sei Paesi il centrodestra del Ppe si proietta a 184 seggi (+6), il centrosinistra di S&D va a 136 (-4), i liberali di Renew vanno a 88 (-14). I conservatori di Ecr hanno 73 seggi (+5). La destra di Id 67 (+8), Verdi/Ale 56 (-16), Sinistra va a 36 (-1). Con 80 seggi (+31) i non iscritti diventerebbero il quarto gruppo. 

 

In Austria ultradestra verso la vittoria

Secondo gli exit poll in Austria il partito di estrema destra Fpo, alleato della Lega al Parlamento europeo nel gruppo Identità e democrazia, avrebbe vinto le elezioni europee con il 27% dei voti. E' quanto rileva il quotidiano austriaco 'Kronen Zeitung' dopo che le urne sono state chiuse in Austria alle 17. Il Partito della Libertà austriaco, secondo gli exit poll, otterrebbe quindi il 27% (17,2% nel 2019) davanti all'Ovp, il Partito Popolare austriaco di orientamento democristiano e conservatore, che si attesterebbe al 23,5% (34,6% nel 2019). In terza posizione si classificherebbe Spo, il partito socialdemocratico austriaco, con il 23% (23,9% nel 2019). Seguono Grune, il partito dei verdi, con il 10,5% (14,1% nel 2019) e il partito liberale Neos con il 10,5% (8,4% nel 2019). I risultati ufficiali saranno diffusi alle 23.

Unione europea, quanto ci costa (e quanto ci guadagniamo)

Per anni, è stato un mantra di premier e ministri ai tavoli negoziali di Bruxelles: "L'Italia merita di più, perché siamo contributori netti". Un modo per dire che facciamo parte di quel club ristretto di Paesi, tra cui anche Germania, Francia e Olanda (ma non solo), che versano all'Unione europea più di quanto incassano. La slogan, utilizzato dagli euroscettici di casa per sostanziare le loro accuse all'Europa, sottaceva opportunisticamente i vantaggi che derivano dall'appartenenza all'Ue (e al club ristretto dei contributori netti). Ma che si voglia credere o meno a tali vantaggi, oggi le cose sono drasticamente cambiate. Lo spartiacque è stato il Covid e il successivo Recovery fund, che, grazie ai soldi dei contribuenti di tutta l'Ue (in particolare tedeschi e olandesi), ci ha trasformati d'improvviso in beneficiari netti. Ossia incassiamo dall'Ue più di quanto versiamo. 

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A Malta il partito laburista chiama la vittoria

Il Partito Laburista, al governo dal 2013, avrebbe "vinto le elezioni" europee a Malta (dove le operazioni di voto si sono concluse ieri) secondo le proiezioni di voto a metà dello spoglio. Lo ha dichiarato il premier Robert Abela in un intervento alla tv pubblica Tvm, ammettendo che è più ridotto del previsto lo scarto dall'opposizione rappresentata dal Partito Nazionalista di centrodestra (Ppe) cui appartiene Roberta Metsola, presidente uscente dell'Europarlamento, che dovrebbe risultare rieletta con il maggior numero assoluto di preferenze.

Sul voto ha pesato l'influenza del rinvio a giudizio dell'ex premier Joseph Muscat per la miliardaria privatizzazione di tre ospedali, pesantemente condizionata da gravi indizi di corruzione. Muscat nel 2013 vinse le elezioni per il Labour ed avviò il boom economico di Malta ma poi fu bersaglio della giornalista Daphne Caruana Galizia e nel 2019 fu costretto alle dimissioni per le rivelazioni sul suo entourage emerse dall'inchiessta sull'omicidio della blogger, fatta saltare in aria con una bomba il 16 ottobre 2017.

Bassa affluenza: la malattia che riguarda tutta Europa

Non solo Italia, dove alle 12 di sabato aveva votato solo un quarto degli aventi diritto, alle elezioni europee si nota in diversi paesi una bassa affluenza. 

In Grecia alle 14:30 aveva votato solo il 26 per cento dei potenziali elettori, in Bulgaria addirittura appena l'8%. In Spagna alle 14 l'affluenza ha sfiorato il 28%, circa sette punti in meno che alla stessa ora nel 2019.

Exit poll clamorosi in Slovacchia: "Fico perde le elezioni"

Exit poll clamorosi in Slovacchia: "Fico perde le elezioni"

Il partito del presidente slovacco Robert Fico avrebbe perso le elezioni in Slovacchia dove hanno votato il 38% degli aventi diritto. Secondo gli exit poll pubblicati dai giornali locali i liberali sarebbero il primo partito (PS, affiliato a renew europe). Flop per i popolari che eleggono un solo deputato. Nessun seggio per i conservatori che non avrebbero raggiunto la soglia di sbarramento.

Chi vince le elezioni? Gli orari per seguire lo spoglio

Chi vince le elezioni? Gli orari per seguire lo spoglio

Secondo gli ultimi sondaggi raccolti prima del voto, il principale raggruppamento di centro-destra europeo dovrebbe prevalere in tutta l'Ue. Se in Italia si prevede la vittoria del partito della premier Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, in Francia viene quotato un buon risultato del Rassemblement National, in Austria del Freiheitliche Partei Österreichs e in Belgio del Vlaams Belang.

Ma solo questa sera arriverà la conferma (o la smentita) con le prime proiezioni degli exit poll. I seggi chiuderanno alle 14 in Belgio e Lussemburgo; alle 17 in Austria; alle 18 in Francia, Germania e Cipro; alle 19 in Croazia, Slovenia Grecia e Ungheria; alle 20 in Portogallo, Spagna, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Lituania, Finlandia, Svezia; alle 21 in Polonia; alle 22 in Romania. E da ultimi alle 23 in Italia.

Cosa ci dicono le prime indiscrezioni dai seggi

Si vota oggi in 20 paesi dell'Unione Europea: seggi aperti alle 6 in Ungheria e alle 7 in Grecia, mentre come in Italia anche in Francia e Germania è iniziata la seconda e ultima giornata di voto che porterà a una ridefinizione delle istituzione Ue e, in ultima analisi, degli equilibri europei. In gioco, in queste elezioni, l'attribuzione di 720 seggi al Parlamento europeo.

Dove le urne sono già state chiuse, come in Olanda, dai seggi sono arrivati risultati in linea con la previsione di un consolidamento dei partiti della destra radicale e euroscettica.

L'affluenza alle elezioni europee

Nel 2019 avevano votato il 50,6 per cento degli aventi diritto. L'Italia era superiore alla media col 54,5%. Nel primo giorno di voto, sabato 8 giugno, alle 23 in Italia ha votato il 14,6% degli elettori.

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Urne chiuse in Lettonia

La Lettonia elegge 9 eurodeputati. Secondo le proiezioni, l'estrema frammentazione nel paese porterà quasi tutti maggiori i partiti ad eleggere massimo 1 o 2 seggi. Popolari e conservatori i gruppi più quotati, quasi sicuramente sotto la quota di sbarramento i partiti di sinistra e destra radicale.

Chiuse le urne in Repubblica Ceca

Urne chiuse alle 14 nella Repubblica ceca, dove i cittadini sono stati chiamati a scegliere 21 eurodeputati fra 30 partiti, movimenti e coalizioni. L'affluenza generale nel Paese ha superato quella delle elezioni europee del 2019. In molte zone è stata oltre il 30 per cento, il 40% a Praga.

La presidente del Parlamento Ue ha votato a Malta

La presidente del Parlamento Ue ha votato a Malta

La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola (PPE) ha votato nel suo seggio a La Valletta. Malta elegge 6 dei 720 eurodeputati. Si tratta di un sistema di fatto bipolare, dove socialisti e popolari si divideranno i seggi (3-3) secondo tutte le proiezioni. Il PPE punta sull'effetto Metsola per provare a guadagnare un quarto seggio

Urne aperte anche a Malta e in Lettonia

Malta, Lettonia, Slovacchia e Italia: sono questi i paesi Ue nei quali oggi aprono le urne per le elezioni. In Repubblica Ceca, invece, ha luogo la seconda e ultima giornata di votazioni.
Aperti i seggi in Slovacchia, il premier Fico vota in ospedale

Aperti i seggi in Slovacchia, il premier Fico vota in ospedale

Circa 6 mila seggi elettorali sono aperti dalle 7 in Slovacchia, il terzo Paese Ue - dopo Olanda e Irlanda - ad andare alle urne. Gli elettori sono chiamati a eleggere 15 eurodeputati, appena 23 giorni dopo che il primo ministro Robert Fico è stato gravemente ferito in un attentato. Nelle precedenti elezioni europee, nel Paese da 5,4 milioni di abitanti aveva votato appena il 23% degli aventi diritto, ma le previsioni per quest'anno danno un'affluenza in aumento proprio per l'effetto dell'attacco al premier: i sondaggi indicano la vittoria del suo partito rossobruno di governo, Smer, con il 24,6% dei consensi. Fico stesso è riapparso in un video nei giorni scorsi accusando l'opposizione di avere istigato l'aggressione di cui è stato vittima. Si prospetta un importante risultato anche per Renew Europe, che nelle proiezioni raccoglierebbe 4 eurodeputati. Sono previsti inoltre 1-2 eletti per popolari e conservatori.

Aggredita in strada la premier danese Mette Frederiksen

Aggredita in strada la premier danese Mette Frederiksen

Venerdì sera un uomo, subito arrestato, ha aggredito Mette Frederiksen in una piazza di Copenaghen, la Kultorvet. Due testimoni hanno raccontato al quotidiano BT di aver visto Frederiksen arrivare in piazza mentre loro erano seduti vicino a una fontana, poco prima delle 18:00. "Un uomo è passato nella direzione opposta e le ha dato un forte spintone sulla spalla, facendola cadere di lato", hanno detto le due donne al giornale. Aggiungendo che, pur essendo stata una "forte spinta", la Frederiksen non è caduta a terra, e hanno poi descritto l'uomo come alto e snello. L'aggressore ha cercato di dileguarsi in fretta ma è stato subito afferrato e spinto a terra da uomini in giacca e cravatta.

Il partito marxista che alle europee sfiora il 20%

Il partito marxista che sfiora il 20% esiste e vive a Bruxelles. Non una semplice citazione cinematografica né utopia (o incubo, a seconda dei punti di vista). Gli ultimi sondaggi in Belgio indicano il Partito belga dei lavoratori (Ptb) oltre il 19%, poco sotto il potente partito di ultradestra fiammingo Vlaams Belang, da anni al potere con la sua retorica separatista e anti-immigrati. Il progresso dei "marxisti" belgi va avanti da circa vent'anni, quando dall'orlo della dissoluzione il Ptb è rinato, rafforzandosi sia sul versante francofono che in quello fiammingo. Un'eccezione nel panorama di un Paese dove la rappresentazione dei partiti è tradizionalmente scissa in base all'appartenenza linguistica e culturale (leggi l'articolo completo di Alessia Capasso). 

Perché i Verdi europei rischiano una debacle elettorale

Alle elezioni europee del 2019 i Verdi avevano fatto "il botto", diventando la quarta forza nell'emiciclo di Strasburgo e influenzando non poco i lavori parlamentari della nona legislatura. Stavolta invece gli ecologisti rischiano di farne un altro, di botto: quello di uno schianto nelle urne, almeno stando ai sondaggi. I quali predicono una perdita di circa un quarto degli attuali seggi in Aula, una previsione che se si realizzasse significherebbe il disastro (leggi l'articolo completo di Francesco Bortoletto). 

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Elezioni europee, oggi al voto Irlanda e Repubblica ceca

Dopo l'Olanda, tocca ai cittadini di Irlanda e Repubblica ceca recarsi alle urne per le elezioni europee.

In Irlanda si vota dalle 7 (ora locale, le 8 in Italia) alle 22 (le 23 in Italia). Gli irlandesi eleggeranno 14 eurodeputati per Strasburgo. Lo spoglio avverrà domenica quando avranno votato tutti i Ventisette. 

In Repubblica Ceca, sfida all'astensionismo: nella tornata elettorale del 2019 il Paese risultò penultimo per affluenza al 28,72%.
I sondaggi danno in testa il movimento populista centrista Ano dell'ex primo ministro Andrej Babis, davanti a una coalizione di centrodestra.
 

Exit poll in Olanda: testa a testa tra sinistra verde e sovranisti

Le previsioni erano che dall'Olanda sarebbe partita la prima slavina da cui poi sarebbe scaturita la frana che avrebbe travolto l'Europa. E invece i primi exit poll gettano un secchio di acqua fredda sugli entusiasmi della destra europea, compresa quella italiana di Giorgia Meloni. I Paesi Bassi sono stati i primi ieri (6 giugno) a recarsi alle urne, e nonostante i sondaggi affermavano che il Partito della Libertà (Pvv) di Geert Wilders avrebbe conquistato un terzo dei 31 seggi messi a disposizione della nazione, a quanto pare ne dovrebbe avere invece solo sette. Per il partito che a Bruxelles siederà nei banchi di Identità e Democrazia insieme alla Lega di Matteo Salvini, è comunque un ottimo risultato rispetto al 2019, quando non elesse nessun deputato, ma non è il successo tanto atteso e proclamato.

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Le elezioni europee sono già iniziate

Sono i cittadini dei Paesi Bassi i primi europei chiamati alle urne per le elezioni europee 2024. Oggi giovedì 6 giugno sono infatti aperti i seggi in Olanda in anticipo rispetto agli altri paesi. Seguiranno domani 7 giugno gli irlandesi, mentre i cechi voteranno sia venerdì che sabato 8. Sabato andranno alle urne anche i lettoni, i maltesi e gli slovacchi, nonché gli italiani – i quali troveranno i seggi aperti anche domenica 9 giugno.

Nell'ultima giornata elettorale di domenica si concentrano tutti gli altri Paesi membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.

I cittadini che vivono all'estero riceveranno a casa il certificato elettorale e potranno votare nei consolati della nazione di residenza. Ma se vorranno potranno anche scegliere di votare per le liste locali e non quelle del loro Paese di origine. Ad esempio un italiano che vive in Spagna può rinunciare al suo voto in Italia ed esprimere la sua preferenza per i candidati spagnoli della sua circoscrizione.

Chi vince le elezioni e viene eletto al parlamento europeo

Per essere eletti deputati al nuovo parlamento europeo i candidati devono concorrere in liste che siano in grado di superare le soglie di sbarramento. L'Unione europea fissa infatti al 5 per cento il limite massimo a cui i 27 Paesi membri devono attenersi nelle loro leggi nazionali per le europee.

Ad applicare questa soglia massima sono nove Stati membri (Repubblica Ceca, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia). In realtà poi in Lituania vi è una soglia aggiuntiva del 7% per liste che uniscono più partiti. A Cipro, lo sbarramento si ferma all'1,8%, mentre l'Italia lo sbarramento è al 4%, come in Svezia e Austria. La Grecia, invece, è l'unico Paese Ue con uno scoglio del 3%.

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