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Domenica, 14 Aprile 2024
La svolta / Brasile

L'America latina vira a sinistra, e l'Europa cerca una doppia intesa su commercio e litio

Con l'elezione di Lula in Brasile il continente si tinge sempre più di rosso. Bruxelles ha fretta di concludere il trattato di libero scambio col Mercosur e delle risorse minerarie del Cile

Con la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni in Brasile si completa la svolta a sinistra dell'America Latina, con le cinque principali economie della regione che sono ora tutte guidate da leader progressisti. Quest'anno anche il Cile scegliendo Gabriel Boric e la Colombia scegliendo Gustavo Petro, hanno svoltato a sinistra. Prima era stata la volta del Messico con Andrés Manuel López Obrador nel 2018 e dell'Argentina con Alberto Fernández nel 2019.

Si parla di una "marea rosa", per sottolineare che questi governi sono sì progressisti ma più moderati e lontani dal socialismo 'bolivariano' che ha caratterizzato l'altra ondata di sinistra nel continente, quella degli anni Duemila, che era di fatto trainata dal presidente venezuelano, Hugo Chavez, alleato strettissimo della Cuba di Fidel Castro, che considerava suo maestro. Per l'Europa l'elezione di Lula è un'ottima notizia ed è stata accolta con entusiasmo, perché adesso si può superare così l'isolamento che aveva creato Jair Bolsonaro, che aveva rotto la tradizione nazionale di avere una politica estera indipendente e pragmatica, ma aveva preferito allearsi alla Casa Bianca di Donald Trump, rimanendo poi isolato con l'elezione di Joe Biden.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è congratulata con Lula affermando di essere ansiosa di lavorare con lui, in particolare sulle "sfide urgenti" del cambiamento climatico e del libero scambio. Ma è soprattutto quest'ultimo punto che è importante per l'Ue, anche se è in qualche modo legato al primo. In ballo c'è la proposta di accordo commerciale tra l'Ue e i Paesi sudamericani del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay), finalizzata nel 2019 ma da allora mai ratificata a causa soprattutto delle preoccupazioni sulla politica ambientale brasiliana, e nello specifico dello sfruttamento eccessivo della foresta amazzonica.

Il ministro del Commercio svedese, Johan Forssell, ha detto che il risultato delle elezioni brasiliane ha aperto "nuove possibilità" di arrivare ora a un'intesa. "Sono più ottimista di prima sulla possibilità di raggiungere un accordo", ha dichiarato l'esponente del governo che deterrà la presidenza di turno dell'Ue dal prossimo gennaio.

"Il Brasile è tornato: è troppo grande per essere relegato a questo ruolo di paria nel mondo", ha esultato dopo la vittoria Lula, che però ha anche criticato "gli accordi commerciali che condannano il nostro Paese ad essere un eterno esportatore di merci e materie prime", in un possibile velato riferimento al trattato tra Ue e Mercosur. Insomma se sicuramente i canali diplomatici si riapriranno tra Brasilia e Bruxelles, la volta a sinistra del Brasile, come degli altri Paesi della regione, potrebbe rappresentare una sfida dal punto di vista commerciale per l'Europa.

E le scelte di Lula saranno determinanti non solo per il Paese, ma anche per il blocco dei 'Grandi Cinque' dell'America Latina, di cui l'ex sindacalista sarà il leader de facto, sia perché è alla guida dell'economia più forte e di una nazione dalle dimensioni continentali, con oltre 200 milioni di abitanti, sia perché dal punto di vista politico è il presidente con più esperienza e carisma.

Oltre che sul Mercosur, Bruxelles dovrà avere a che fare con i Paesi 'rossi', o comunque 'rosa', anche per un'altra questione che preme l'Unione: lo sfruttamento delle materie prima e nello specifico del litio che si è trasformato in un vero e proprio 'oro bianco, con il boom delle auto elettriche e la produzione incessante di smartphone e computer, essendo necessario per la costruzione di batterie.

A fine luglio Cile e Argentina hanno trovato un accordo con la Bolivia di Luis "Lucho" Arce, altro leader della sinistra ed erede del 'bolivariano' Evo Morales, per sviluppare congiuntamente la catena del valore del litio. Insieme da questo punto di vista le tre nazioni rappresentano una potenza mondiale visto che detengono circa il 65% delle risorse mondiali del prezioso minerale. Una potenza mondiale con cui l'Ue dovrà confrontarsi se vuole assicurarsi la preziosa risorsa.

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